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Medio Oriente: l'Italia alza al massimo il livello di protezione aerea

Medio Oriente: l'Italia alza al massimo il livello di protezione aerea

La premier chiarisce la posizione dell’Italia: “Non siamo in guerra e non vogliamo entrarci”. Ma la situazione è grave e si alza la difesa

L’abbattimento sul Mediterraneo, da parte della Nato, di un missile balistico lanciato dall’Iran verso la Turchia lo evidenzia chiaramente: la possibilità che il conflitto in atto in Medio Oriente possa espandersi anche verso l’Europa è concreto. Anche in Italia, dunque, sono giorni intensi, a livello di Governo e istituzioni centrali, per non farsi trovare impreparati di fronte all’eventualità di una repentina escalation che possa coinvolgere il nostro Paese.
L’ultima notizia in merito è arrivata, nelle comunicazioni alla Camera sulla guerra in Iran, dal ministro della Difesa Guido Crosetto.
“Visto quello che è successo in Turchia ed è successo a Cipro – ha detto- ho dato mandato al capo di Stato maggiore della Difesa di innalzare al massimo il livello di protezione della difesa aerea e anti balistica nazionale in coordinamento con gli alleati e con la Nato. Di fronte a una reazione sconsiderata – ha concluso – possiamo aspettarci di tutto e tutto può essere aspettato”.


Al riguardo, in una dichiarazione rilasciata a un programma radiofonico, la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, è stata però chiara: “Non siamo in guerra e non vogliamo entrare in guerra“, ha sottolineato la premier nel suo intervento a Rtl 102.5. Una posizione, dunque, diversa rispetto a quella per esempio del Canada, il cui primo ministro, Mark Carney, ha dichiarato di non poter escludere la partecipazione militare del suo Paese.

Gli equilibri internazionali e i rapporti Italia-Usa

Ciò non toglie, in ogni caso, la preoccupazione di Meloni “su diversi fronti” riguardo alla situazione mediorientale. “Io sono preoccupata – ha ammesso nel corso della partecipazione alla stessa trasmissione radio – da una crisi sempre più evidente del diritto internazionale degli organismi internazionali”.
Il riferimento va a quella che la premier ha definito una “anomalia totale”, ovvero l’invasione di uno Stato membro delle Nazioni Unite nei confronti di un Paese vicino. In merito alla posizione dell’Italia, Giorgia Meloni ha del resto ribadito che per il nostro Paese “resta la cornice Nato”. Un espresso sostegno agli attacchi missilistici di Usa e Israele è intanto arrivato dal premier australiano, Anthony Albanese.

Le basi americane in Italia

Riguardo all’eventuale richiesta degli Stati Uniti di attivare le 3 basi americane presenti sul nostro territorio, sono intervenuti sia la premier che il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Alfredo Mantovano.
“Oggi – ha spiegato Meloni – non abbiamo nessuna richiesta in questo senso. Mi pare che tutti si stiano attenendo agli accordi bilaterali. La stessa portavoce spagnola ha dichiarato ieri che esiste un accordo bilaterale e che al di fuori di quell’accordo non ci sarà alcun utilizzo delle basi. Vale anche per noi”. “Non c’è stata – ha confermato Mantovano – richiesta in tal senso. Nel pieno rispetto del rapporto con il Parlamento, stiamo valutando invece la richiesta di mezzi difensivi” da Paesi del Golfo. Il Governo sarebbe inoltre orientato a dare il via libera all’utilizzo delle basi Usa italiane a fini logistici. “Quando arriverà la richiesta – ha aggiunto il vicepremier e ministro degli Esteri, Antonio Tajani – il Governo la valuterà“.

Cosa prevedono gli accordi bilaterali

“Richiesta” e agli “accordi bilaterali” fanno riferimento al BIA del 20 ottobre 1954, trattato chiamato anche “accordo ombrello”, che definisce le condizioni generali di concessione e uso delle infrastrutture alle Forze USA nel nostro territorio.
In sostanza, gli Stati Uniti possono usare le loro basi in Italia per supporto logistico, trasporto e manutenzione, per operazioni difensive e per addestramento.
Ma non le possono utilizzare per azioni offensive (cinetiche) o operazioni di guerra senza un nuovo accordo con l’Italia. Nel caso, dovrà esprimersi il Parlamento.
Altro riferimento è il Memorandum d’intesa del 2 febbraio 1995, che stabilisce le regole per la formazione e revisione degli accordi tecnici specifici (detti “Technical Agreements”) per ciascuna base.
I confini operativi stabiliti nei Technical Agreements e nel BIA non possono essere modificati unilateralmente da parte statunitense: ogni cambiamento richiede l’accordo bilaterale di Roma.

Il ministro Crosetto: “Il momento più difficile degli ultimi decenni”

In Italia, intanto, si è registrato nella notte l’atterraggio a Ciampino di 2 aerei partiti dagli Emirati Arabi a bordo dei quali hanno trovato posto 192 cittadini italiani. La notizia, emersa da fonti della Farnesina, si inserisce in un contesto di fitti vertici istituzionali. Ieri, a Palazzo Chigi, la presidente del Consiglio ha per esempio presieduto un nuovo summit dedicato all’analisi degli sviluppi della crisi, in cui sono intervenuti anche i vertici dell’intelligence. Tra i ministri e i sottosegretari presenti, il vicepresidente e ministro degli Esteri, Antonio Tajani, e quello della Difesa, Guido Crosetto, che nella mattinata di oggi, 5 marzo, riferiranno al Parlamento in merito all’evoluzione del quadro internazionale. È prevista per la giornata odierna anche la presentazione di una risoluzione da sottoporre al voto delle Camere. Meloni e Crosetto si sono intanto recati ieri anche al Quirinale, per incontrare il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. Il titolare della Difesa, come riportano le agenzie di stampa, avrebbe dipinto al presidente uno scenario drammatico in rapido deterioramento, definendolo il momento più difficile degli ultimi decenni.

Gli ultimi sviluppi in Medio Oriente

Dalla prima linea del conflitto, nel frattempo, continuano ad arrivare notizie tutt’altro che rassicuranti. Al momento, al centro dell’attenzione è soprattutto la petroliera che è stata colpita dai pasdaran, i “guardiani della rivoluzione iraniana”, nel Golfo Persico settentrionale, circa 60 km al largo del Kuwait.

La nave, secondo quanto riporta l’agenzia di stampa iraniana Fars, sarebbe in fiamme e si sarebbe verificata, secondo l’agenzia britannica Ukmto, una perdita di greggio in mare. Continuano anche le esplosioni, non solo a Gerusalemme, ma anche a Doha, capitale del Qatar, che ha ordinato l’evacuazione precauzionale dei residenti nella zona dell’ambasciata Usa. Mentre le forze armate israeliane hanno nuovamente invitato i civili del Libano meridionale a evacuare le proprie case. Qui, secondo l’Onu, gli sfollati sarebbero già 80 mila.
I quartieri a Sud di Beirut sono stati infatti bombardati, mentre a Nord del Paese, secondo i media locali, in un attacco separato sarebbe morto un leader di Hamas. L’esercito israeliano ha anche comunicato di aver iniziato nuovi attacchi aerei su vasta scala contro obiettivi a Teheran. E l’Iraq è al buio per un blackout elettrico. Dagli Stati Uniti, invece, è arrivata la notizia che il Senato ha bocciato la risoluzione che puntava a limitare i poteri del presidente sulla guerra in Medio Oriente, concedendo in sostanza un appoggio ufficiale alla campagna militare.

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