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L’ESEMPIO DI BARCELLONA

L’ESEMPIO DI BARCELLONA


La città spagnola, sede delle Olimpiadi del 1992, è tra quelle che meglio ha saputo sfruttare l’evento per creare una nuova identità urbana
Le Olimpiadi di Barcellona del 1992 rappresentano, oltre al più importante esempio di trasformazione urbana degli ultimi trent’ anni, la perfetta testimonianza di come si possa aprofittare di eventi di rilevanza internazionale per modificare e migliorare lo spazio pubblico. Infatti, grazie al teorema che quanto piú i lavori per le Olimpiadi hanno come obbiettivo il bene dei cittadini, tanto piú migliora la cittá, la capitale catalana dispone attualmente di una ampie strutture sportiva che, oltretutto, in nessun momento hanno pesato economiche. Inoltre, gli investimenti per preparare l’evento, hanno aiutato a risolvere vecchi problemi urbanistici, come ad esempio la mancanza di un piano di sviluppo della zona costiera ed il completo stato di abbandono della montagna di Montjuic. Per le massime autorità coinvolte nella preparazione dell’evento, proprio questa é la chiave del successo che le cittá che riceveranno le prossime edizioni delle Olimpiadi devono saper capire per improntare in maniera corretta la preparazione dei Giochi.
«Le Olimpiadi aiutano a far entrare  il nome di una cittá nell’ideale collettivo universale», afferma Juan Carlos Montiel, direttore generale di Barcelona Regional, azienda pubblica creata dopo i giochi olimpici per dare continuitá al progetto innescato dall’evento olimpico. Josep Sánchez i Ponsà, direttore di Barcelona Serveis Municipals (B:SM) e responsabile della gestione delle strutture sportive del comune nel 1992 concorda pienamente con Montiel: «L’esempio di Barcellona è un modello che deve essere seguito». Nonostante adesso venga considerata come una formula di successo, non c’é dubbio che la strategia di gestione dell’evento olimpico di Barcellona a suo tempo dovette superare grandi sfide e difficoltá, a cominciare dal fatto che la candidatura alla 15ª edizione delle Olimpiadi fu fatta nel 1981, ovvero soltanto due anni dopo le prime elezioni democratiche in Spagna. In quel momento, gli enti locali potevano contare su pochissime risorse economiche e dovevano fare i conti con problemi urbanistici ereditati da decenni di dittatura. «Riuscimmo a fare di necessità virtù e a destinare i pochi soldi che avevamo a disposizione al miglioramento dello spazio pubblico» ricorda Montiel. Senza dubbio, la cittá aveva bisogno di un cambiamento in grande scala e i comuni non sarebbero mai riusciti a realizzare il cambiamento necessario con le risorse che avevano a disposizione.
Nell’ottobre 1986, quando Barcellona ricevette la notizia che era stata scelta come sede dei giochi, ci si rese conto che quella era l’occasione perfetta per trovare le risorse necessarie per la trasformazione che la cittá stava aspettando. «Quando abbiamo ricevuto l’assegnazione, ci siamo resi conto che sarebbe stato necessario agire contemporaneamente su tre fronti: creare lavoro, decentralizzare le funzioni gestionali e stimolare la collaborazione tra il setttore pubblico e privato», riassume Andreu Puig, consigliere municipale e attuale massima autoritá della cittá dopo il sindaco, Jordi Hereu. Nel complesso, il settore privato investí 3198,16 milioni di euro nell’evento, mentre il settore pubblico investí 6267,45 milioni di euro, in gran parte provenienti dal governo centrale (includendo ministeri e aziende statali) responsabile della maggior parte delle risorse. Josep Lluís Vilaseca i Guasch, considerato una delle personalità più importanti dello sport catalano (avendo occupato posti come direttore della segreteria generale dello sport della Generalitat e direttore del Barcellona Football Club), era all’epoca vice-presidente del comitato olimpico in rappresentaza della Regione catalana al fianco del presidente del comitato, Pascual Maragall. Vilaseca ricorda una delle piú importanti chiavi di lettura del successo delle Olimpiadi di Barcellona: «Maragall all’epoca era anche sindaco di Barcellona, questo ci permise di pianificare gli interventi che avremmo realizzato per i giochi in totale accordo con la strategia di sviluppo generale della cittá».
Dopo aver vinto la gara per organizzare le Olimpiadi, Barcellona iniziò a ricevere risorse straordinarie per compiere grandi interventi urbanistici che altrimenti non si sarebbero realizzati, quantomeno non con la stessa velocitá. Cosí, si identificarono le quattro aree urbane piú importanti che avevano bisogno di una profonda trasformazione con l’obbiettivo di coprire le necessitá olimpiche e allo stesso tempo modernizzare la cittá. La prima area d’intervento riguardò la montagna di Montjuic, in stato di totale abbandono dopo la seconda Expo universale (del 1929) e che aveva bisogno di una profonda ristrutturazione urbana per poter ricevere le principali strutture sportive. La seconda riguardò la costruzione del quartiere della Vila Olímpica, la cittadella olimpica, che avrebbe ospitato all’incirca 10 mila atleti e che si sarebbe ubicata sulla costa dove fino ad allora c’erano solo vie ferroviarie e industrie del XIX secolo in decadenza. «Negli anni ‘80, l’unica area di spiaggia disponibile era la Barceloneta», ricorda ancora Josep Sánchez i Ponsà, di B:SM. Gli altri quartieri dove si concentrarono i lavori urbanistici furono la Vall d’Hebron, fino a quel momento spazio libero e che fu convertito in un parco urbano, con installazioni sportive di minor importanza; e la via Diagonal, dove si ampliarono i marciapiedi e le aree pedonali, oltre che costruire la struttura che avrebbe ospitato i giornalisti. Oltretutto, dato che le zone olimpiche si trovavano ubicate in punti opposti della cittá, si presentó la necessitá di costruire un anello viario che permettesse di ridurre il traffico nel centro della cittá. Gli investimenti sulla viabilitá (riguardanti il sistema di trasporto, una serie di migliorie per l’aereoporto, la metro, le ferrovie e i parcheggi) furono i piú elevati e raggiunsero i 3.877 milioni di euro.
Il direttore di Barcelona Regional spiega come, dal punto di vista operativo e finanziario, la cosa piú logica a livello pratico sarebbe stata quella di concentrare tutta la struttura olimpica presso la montagna di Montjuic, dato che era una area libera e vicina all’aereoporto «ma si pensò ad una strategia di coinvolgimento piú ampio, per questo motivo si decise di costruire il villaggio olimpico sulla costa per aprire così la cittá verso il mare». La Vila Olímpica, oggi una delle tipiche immagini da cartolina della cittá, ricevette investimenti per 2.173 milioni di euro per la costruzione degli appartamenti che furono usati per alloggiare gli atleti. «Dividemmo la zona costiera in diverse aree e varie imprese edili costruirono alloggi per i giochi olimpici senza ricevere sovvenzioni dal governo ma con la condizione che successivamente avrebbero potuto rivenderle ai cittadini», spiega ancora Vilaseca. Oltretutto, si dovette affrontare il problema della scarsa capacitá del settore alberghiero. Infatti Barcellona ancora non faceva parte delle tipiche cittá turistiche europee. «Con una assoluta mancanza di previsione e strategia, gli hotel pensavano che avrebbero fatto fronte tranquillamente all’aumento della domanda durante i quindici giorni dei giochi.
L’idea era far pagare prezzi esorbitanti ai clienti che avrebbero alloggiato in cittá e deviare tutti gli altri verso gli hotel della Costa Brava», ricorda Montiel. Il settore, grazie all’appoggio del governo si rese conto che a partire da quel momento sarebbe invece iniziata una nuova era per l’industria alberghiera. «Il turismo, che fino al 1992 creava meno del 2% del PIL della cittá, passó a generare il 15%, dopo i giochi olimpici». La strategia di realizzare ogni struttura sportiva tenendo conto dell’utilitá futura della stessa é ció che, ancor oggi, permette alla cittá di continuare a trarre profitto dell’Olimpiade. «Non siamo mai andati in rosso, al contrario, generiamo utlile per il comune tutti gli anni. Si pensi per esempio che il guadagno dello Stadio Olimpico arriva a 300 mila euro l’anno», rivela Ponsà. Per raggiungere questo risultato lo stadio, polifunzionale, viene usato anche per l’organizzazione di eventi come i grandi concerti (recentemente si segnalano tra gli altri quelli di Madonna, AC/DC e Coldplay), fiere, eventi per bambini, spettacoli teatrali oltre a numerose altre attività.
DI CHRISTINA STEPHANO DE QUEIROZ TRADUZIONE DI ALESSANDRO SALVIATO

Un commento su “L’ESEMPIO DI BARCELLONA

  1. Encomiabile… si tralascia di segnalare che furono chiamati i più importanti architetti mondiali x realizzare le opere e anche quello è diventato motivo di visita


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