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LEGGERE È LA SOLA POSSIBILITÀ DI SALVEZZA

LEGGERE  È LA SOLA POSSIBILITÀ  DI SALVEZZA

I giovani ingaggiano quotidianamente un corpo a corpo con la rassegnazione.  Un gesto semplice per provare ad invertire questa tendenza: prendere in mano un libro, sfogliarlo, leggerlo
Ferrucci
Davanti alla biblioteca stazionano regolarmente una decina di adolescenti, ai loro piedi hanno lo zainetto di scuola, sono le tre del pomeriggio, e se ne staranno lì a ciondolare – e non solo – fino a sera, usando l’atrio e il sottoscala per fini più o meno intuibili. Io li incrocio soltanto una volta alla settimana, quando entro in una delle salette della biblioteca per tenere un atelier di lettura e scrittura creativa, ma so che quei ragazzi sono lì ogni giorno. All’atelier partecipano una dozzina di persone, tutti adulti, naturalmente. Non voglio specificare quale sia e dove si trovi la biblioteca, perché vorrei la immaginaste come se fosse quella nei pressi di casa vostra. Una qualunque biblioteca veneta. Quei ragazzi non mettono mai piede dentro le stanze dei libri. Ne usano le strutture esterne, gli anfratti, sfruttano il contenitore ostentando un profondo disinteresse per il contenuto.
Fanno parte anche loro di quel sessanta per cento e oltre di italiani che si guardano bene dal prendere in mano un libro, che se mettono piede in libreria è per trovare una soluzione, con l’aiuto del libraio, al compleanno della zia, o per comprarsi l’ultimo gioco per la playstation. Fanno parte di quell’oltre sessanta per cento di italiani che non sentono più l’esigenza di farsi accompagnare dentro a una storia dalle parole e immaginarla, al contempo, attraverso la propria fantasia. Peggio, non è che non la sentono più quell’esigenza: non sanno nemmeno che cosa sia, perché quel piacere, quel semplice gesto che ti apre le porte della vita non gli è mai stato insegnato: né – soprattutto – dai genitori, né – spesso – dalla scuola.
Ogni anno le cifre di vendita e di lettura di libri e giornali in Italia vengono aggiornate. E sempre, puntualmente, l’emorragia aumenta, il divario, in senso negativo, è abissale.
I bibliotecari e gli educatori di quella e di chissà quante altre biblioteche, si dannano l’anima, ovunque, fanno tutto quel che possono, con mezzi sempre più poveri, sempre più inadeguati, perché in Italia, da decenni, tutto ciò che è legato alla cultura, al sapere (al piacere del sapere) viene puntualmente fatto a pezzi. Perché quella terrificante frase pronunciata anni fa dall’allora ministro Tremonti, “mica puoi mangiare pane e Dante”, la condividiamo un po’ tutti, dentro ai confini dello Stivale. Anche voi, sì, siate sinceri.
In qualunque altro paese, pure in questi anni di crisi, la cultura e l’educazione sono fra gli ultimi settori a subire dei tagli. Se non, come ad esempio in Germania, addirittura il contrario: investimenti aumentati, perché è con la cultura, con il sapere, con la consapevolezza di sé, che la superi, la crisi. Ovunque esiste la certezza che la cultura sia un investimento, e quando uso il termine cultura, in questo caso, intendo la sua produzione, il fare cultura. L’idea prevalente, invece, dalle nostre parti, è che cultura significhi tutt’al più mantenimento dell’esistente, l’idea della cultura-museo, dove il massimo della produzione sono le mostre, il cui scopo è staccare il maggior numero di biglietti possibile. Con mille eccezioni anche in questo caso, perché se parlo di mantenimento – e conseguente sfruttamento economico – e poi penso a Pompei che cade a pezzi, la contraddizione è evidente, demoralizzante.
Questo vale anche e soprattutto per i libri, per la scrittura, dove l’investimento da parte dello Stato è pari a zero. Più volte ho trascorso periodi di scrittura in Francia, con progetti precisi che, presentati al Centre National du Livre, mi hanno fatto ottenere delle borse, un incentivo al lavoro, un riconoscimento, soprattutto, del lavoro creativo, della sua importanza culturale e di conseguenza sociale (e, forse, un giorno, chissà, magari anche storica). Nulla di tutto ciò esiste in Italia.
Allora è evidente che quel sessanta per cento e oltre di non lettori, non sono gli unici responsabili del proprio degrado culturale. Sono materialmente aiutati, se non addirittura incoraggiati, dallo Stato. Infatti, avete mai sentito un politico o un economista sottolineare che la crisi in cui ci troviamo ormai da anni è proprio la conseguenza del nostro sempre più basso livello culturale e di istruzione? Che non siamo più in grado di leggere fra le righe di un discorso, che non abbiamo alcuna capacità critica, nessun filtro possibile per affrontare la complessità? Mai. Mai nessuno che sottolinei questo aspetto che, abbandonato da decenni dalle istituzioni, ha raggiunto ormai livelli drammatici e, probabilmente, irrecuperabili.
E se siamo il Paese con meno lettori, di conseguenza, siamo fra gli ultimi per numero di laureati. Sì, un quadro desolante. E allora, cosa vuoi aspettarti da quel gruppetto di ragazzi che bighellona negli immediati dintorni di quella e di chissà quante altre biblioteche venete e non? Quando avevo la loro età, e comunque lo stato delle cose non era poi tanto diverso da adesso, ero però certo di trovarmi dentro a una società in costante – se pur minimo – progresso. Iscriversi all’università era comunque sinonimo di investimento per il futuro. Oggi, i miei studenti alla facoltà di Lettere di Padova, iscritti al mio laboratorio di scrittura creativa, ingaggiano quotidianamente un corpo a corpo con la rassegnazione. Una lotta impari, sfiancate, fra passione e rassegnazione.
E alla fine non so proprio come fare, cosa suggerire, almeno per rallentarla, questa deriva, perché di invertirla non se ne parla proprio. Non ho né formule, né ricette. Posso solo indicare un gesto semplice, che ci hanno fatto credere inutile, se non addirittura dannoso: prendere in mano un libro, sfogliarlo, leggerlo. Magari anche sul tablet o sullo smartphone. Leggere, è la sola possibilità di salvezza. Sarà un piacere inedito, profondo. È tutto quel che posso assicurarvi. Mi piacerebbe vi fidaste.
E allora quanti di voi, adesso, dopo aver letto queste righe, andranno in libreria a comprarsi un libro o, meglio ancora, in biblioteca, a prenderlo in prestito? Chi di voi?

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