LE PREVISIONI METEO? SONO MADE IN PADOVA!

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È nato da un’intuizione e dallo spirito imprenditoriale del padovano Antonio Sanò ilmeteo.it, il portale web che in breve tempo è divenuto punto di riferimento nazionale per le previsioni meteorologiche

E’ uno degli esempi di come l’imprenditoria veneta si aggiorni ma anche di come, in fondo, il modello vincente sia sempre quello: si parte da soli, con poco, magari addirittura con qualche spicciolo prestato dalla famiglia, e poi, con tenacia e determinazione a costo di andare contro ai “sapientoni” che ti dicono che non si può, si conquista il mercato centimetro dopo centimetro. Antonio Sanò, trentaseienne di Padova, è partito con 100.000 lire prestate con un po’ di perplessità da papà e mamma, e ora può permettersi di dare i nomi agli anticicloni (Scipione e Caronte sono suoi copyright) scavalcando le gerarchie paleontologiche della meteorologia italiana. Del resto il suo ilmeteo.it è un successo dell’incoscienza: quel “centomila” prestato da papà e mamma vale ora oltre cinque milioni, il fatturato di un’azienda che agisce e lavora in Veneto (ha da poco una sede nella zona industriale di Padova) ma con una forte componente serba.
Ilmeteo.it nasce nel 2000, anno in cui l’Italia perde la finale degli Europei e internet ad alta velocità significa ancora Isdn: «Mi ero appena laureato in ingegneria e internet era una porta aperta da esplorare: ero un appassionato di meteo come ce ne sono tanti altri. Ho registrato il dominio del sito per centomila lire e ho cominciato a gestirlo in modo amatoriale, con articoli relativi al meteo». Un sito non dissimile da tutti gli altri. Grazie ai primi forum internazionali e a un’intuizione («la gente non vuole sapere se pioverà, ma quando e dove pioverà»), Antonio viene a conoscenza di una specifica scuola di meteorologia a Belgrado che unisce fisica dell’atmosfera, matematica e programmazione: «Non trovavo nessun matematico o programmatore che potesse darmi una mano, finché nel 2003 non conosco Ivan Ristic e da lì, in remoto, parte la nostra collaborazione: è la nascita di ilmeteo.it come oggi lo conosciamo».
Alla base delle previsioni, al contrario di tutti gli altri siti specializzati compreso quello “ufficiale” dell’aeronautica, il sito dell’ingegnere padovano si distingue dagli altri proprio per una serie di algoritmi matematici che dicono, con una percentuale di errore relativamente bassa, che tempo farà. Un sistema che in Italia non è riconosciuto e che ha attirato gli strali dei meteorologi tradizionali: «Io quelli che leggono le previsioni o che scrivono sui siti li chiamo meteorini, non c’è nessuna differenza». Il metodo funziona, e nel 2004 incominciano ad arrivare i primi guadagni, qualche centinaio di euro che serve per comprare computer nuovi e per tirare dentro in squadra un altro programmatore, questa volta di Rimini. «A questo punto avviene la svolta – racconta Sanò -, perché cominciamo a inserire le località esatte e la gente può cercare le previsioni non solo su una macroarea ma su una determinata zona di 50 km: è un successo clamoroso, i contatti si moltiplicano e si crea interesse attorno a noi. Metto una sezione a pagamento sulla nautica, e gli abbonamenti portano altre risorse». A quel punto ilmeteo.it diventa più strutturato: arriva una agenzia pubblicitaria che si occupa del cliente in maniera professionale, e Sanò reinveste quasi tutti gli utili in pubblicità e nelle prime applicazioni per cellulari.

Una favola veneta che si rispetti però non può non ritrovarsi contro la burocrazia italiana: a mettere i bastoni tra le ruote arriva l’Aeronautica Militare. «Fino al 2009 utilizzavamo dati gratuiti che davano una precisione per un raggio di 50 km, una rete troppo grande per le nostre ambizioni. Così chiediamo di accedere ai dati a pagamento, che il centro europeo di Londra delega all’Aeronautica per l’Italia: il costo standard era di 168mila euro, loro me ne hanno chiesti 650mila, probabilmente avevano paura di rafforzare troppo un concorrente». A quel punto Sanò non si perde d’animo e si rivolge direttamente a Londra, dove pagando i 168mila euro ottiene i dati con una risoluzione ancora più alta di quella che gli avrebbe dato l’Aeronautica: un investimento subito ritornato. «Su Padova, Treviso e in generale sulla pianura veneta possiamo dire tranquillamente che non sbagliamo praticamente mai una previsione, dobbiamo migliorare sulla costa ma siamo ancora nettamente meglio di chi lavora con i metodi tradizionali». E il futuro per il sito, nemmeno a dirlo, tende chiaramente al sereno.
DI ANDREA SAULE

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