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LAVORO TANTO E NON GUARDO LA TV

LAVORO TANTO E NON GUARDO LA TV


Tommy Vee, il DJ veneziano che ha partecipato al Grande Fratello, racconta il suo rapporto con lo sport e i suoi programmi per il futuro
Ha sposato con entusiasmo la causa della candidatura veneta per le Olimpiadi del 2020, ma non si tratta di uno sportivo. Tommaso Vianello, per tutti Tommy Vee, dee-jay e produttore di grande successo, noto anche per la sua partecipazione alla quarta edizione del Grande Fratello e per la conduzione della trasmissione “Talent 1” su Italia 1, ha sposato immediatamente il progetto di portare la manifestazione a cinque cerchi nella nostra regione. «Ce lo meritiamo – spiega – al di là di questioni politiche o partitiche sono molto orgoglioso di essere Veneto e Veneziano (il suo unico tatuaggio è il leone di San Marco ndr.), credo che abbiamo dimostrato il valore di questa regione e dei suoi abitanti e ritengo che sfrutteremmo a dovere questa opportunità. Sarebbe certamente una grande occasione per rendere più moderna la nostra regione, Roma ha già avuto le Olimpiadi, i mondiali di calcio, ha “copiato” la Mostra del Cinema, sarebbe giusto che per una volta la capitale desse spazio al Veneto».  Ma qual è il rapporto di Tommy con lo sport ? «Non ho mai praticato uno sport a livello agonistico – spiega – da piccolo ero piuttosto grassottello, poi il tipo di vita che faccio, sempre impegnato, sempre in giro, non mi permette di praticare uno sport con continuità.
Però ho rispetto del mio corpo, sto attento all’alimentazione e ogni giorno faccio almeno una quarantina di minuti di attività fisica, che sia corsa, palestra, nuoto. Mi piace anche guardare lo sport, le Olimpiadi di solito me le guardo tutte. In particolare mi piace moltissimo la ginnastica artistica, trovo che siano atleti che fanno cose straordinarie. Diciamo che l’unico sport che non seguo troppo è il calcio e forse in questo vado un po’ controcorrente». Mettiamo ora da parte lo sport e parliamo di Grande Fratello, visto che si è chiusa da poco la decima edizione (che vedeva tra l’altro due Veneti come finalisti). L’impressione è che per Tommy questa sia stata una parentesi, importante per la sua carriera, ma non basilare. Lui di musica viveva prima (la passione è iniziata a 14 anni, quando gli regalarono il primo giradischi) e di musica, con successo, vive anche ora. «Non seguo i reality – racconta – non lo facevo prima e non l’ho fatto dopo che ci ho partecipato. Sarà un po’ come il calcio, praticarlo magari è bello, ma guardarlo non mi attira. Io ho affrontato questa esperienza per quello che è, un gioco a premi in cui c’è un palio un montepremi e tu sei un concorrente. L’unica differenza è che da Mike Bongiorno ci andavi per un giorno, questo dura parecchie settimane. Quello che trovo sbagliato è che, sin dalle primissime edizioni, sotto la pressione del pubblico e dei media, si è pensato che il reality permettesse magicamente di entrare nel mondo dello spettacolo anche a chi non ha le qualità per farlo. Certo offre un momento di grande popolarità e di grande visibilità, ma se non si ha del talento vero tutto svanisce in poco tempo e la gente si dimentica di te in un batter d’occhio. Io per il mio lavoro sto molto a contatto con i giovani e la sensazione è che i reality siano ormai una cosa “vecchia” per loro». A proposito di musica. La dance italiana è forse l’unico genere musicale nel nostro paese che si è sempre fatto valere anche all’estero, è ancora così? «Ce la giochiamo ciclicamente con Francia, Norvegia e Olanda – spiega Tommy Vee – attualmente le cose migliori arrivano dall’Olanda, ma restiamo sempre un punto di riferimento per gli altri, con 7/8 artisti che “spaccano” in tutto il mondo».
Ma qual è o quale sarà la prossima tendenza musicale ? «Non è più come una volta, in cui si riusciva ad evidenziare un particolare genere o una particolare tendenza, c’è davvero una grande pluralità di stili. Internet ha fatto grossi danni a livello economico, soprattutto nell’ambito della musica dance, che è un genere in cui i pezzi hanno vita molto breve e quindi si fatica sempre di più a vendere dischi. Però la rete ha anche permesso di trovar spazio per quei generi che prima facevano fatica ad emergere, che rimanevano di nicchia e che ora invece posso approfittare di una platea virtualmente vastissima. In generale c’è un ritorno a sonorità più morbide, meno esasperate, però anche in questo caso si tratta di corsi e ricorsi, ciclicamente ci sono questi ritorni».
Ma Tommy Vee invece cosa ha in cantiere? «Sto preparando un mio nuovo album, ma sono troppo pignolo e continuo a tornarci sopra per migliorarlo. Pensavo di farlo uscire per l’estate ma di questo passo non penso di farcela. Mi appassiona poi lavorare in studio con i giovani della mia etichetta, la “Airplane! Records”, è una cosa che mi da una grandissima energia e mi diverte un sacco. Poi ci sono naturalmente le serate, sia in Italia che all’estero. Vorrei a questo proposito sfatare un falso mito, ovvero quello che porta a credere che i dee-jay non lavorino e facciano solo la bella vita. A parte il fatto che ora, oltre alle serate in discoteca, la maggior parte dei disc jockey fa anche il produttore e quindi passa diverse ore in studio di registrazione, una volta uscivano cinque o sei pezzi alla settimana, ti studiavi i mixaggi per un’oretta ed eri a posto, ora i pezzi sono arrivati a 2000 alla settimana e solo per sentirli e poterli scegliere ci vuole un sacco di lavoro».
DI ANDREA MANZO

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