A dimostralo è stato un team di ricercatori australiani, ma funziona solo con uno specifico profilo genetico legato alle piastrine
Una nuova speranza nella prevenzione della demenza arriva da uno studio della Monash University secondo il quale l’assunzione di aspirina a basso dosaggio è associata a un rischio di demenza inferiore del 70%. Un risultato significativo da leggere con attenzione. Non significa infatti che il farmaco riduce le possibilità di ammalarsi di Alheimer, la forma principale di demenza la mondo, ma ha messo in luce che in alcune persone con un determinato profilo genetico legato alle piastrine, l’assunzione di aspirina risulta associata a un rischio di gran lunga inferiore.
Le piastrine fanno la differenza
La ricerca in questione ha avuto una risposta interessante quando i ricercatori hanno collegato la genetica ai fattori che influenzano la conta delle piastrine e hanno classificato i partecipanti in base al loro punteggio genetico relativo alle stesse. Sono stati esaminati circa 13.500 punteggi genetici poligenici PGS, ovvero lo strumento statistico che indica quanto le varianti genetiche di una persona sono associate a una specifica condizione. E’ stato osservato che tra i partecipanti che rientravano nel 20% dall’analisi dei dati di coloro con più piastrine, solo l’1% di coloro che assumevano aspirina ha sviluppato demenza, contro il 3,3% di coloro che ricevevano il placebo. Il team di esperti è arrivato a questa conclusione dall’analisi dei dati dello studio ASPREE (Aspirin in Reducing Events in the Elderly), un trial clinico in anziani sani che assumevano 100 milligrammi di aspirina quotidiana o un placebo.
Lo studio
Nel gruppo placebo si sono verificati 46 casi di demenza su 1.398 persone, mentre in quello che assumeva aspirina 13 su 1.310. Ciò può essere tradotto in un rischio relativo inferiore di circa il 70% associato all’uso di aspirina. Tuttavia in questo gruppo l’aspirina ha anche aumentato il rischio di emorragie gravi. Sanguinamenti maggiori si sono verificati nel 4,4% dei soggetti che assumevano aspirina, rispetto al 2,1% di coloro che ricevevano il placebo. Questo perché il principio attivo alla base dell’aspirina ha tra gli effetti collaterali proprio il rischio di sanguinamento come infatti è emerso in maniera più evidente, circa il doppio, nelle persone che assumevano il farmaco.



