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L’ARTIGIANO DELLA MOTO

L’ARTIGIANO DELLA MOTO

Veri e propri gioielli artigianali a due ruote. Sono le moto realizzate da Umberto Borile a Vo’ Euganeo: creazioni che fanno il giro del mondo e che qualcuno acquista persino per poterle esporre in salotto

Vò è un paesino dei colli euganei, dove buon vino e buon cibo sono di casa e dove non ci si aspetta che qualcuno, da una bottega nel centro del paese venda moto in tutto il mondo. Probabilmente qualsiasi cosa avesse deciso di fare Umberto Borile avrebbe avuto successo. A lui le cose piace farle bene. È difficile capire se è un artigiano con la passione per le motociclette od un motociclista con la passione per l’artigianalità. Iniziò prestissimo, da bambino. Cominciò col Mosquito, il motore della Garelli, trasformando una bicicletta in un ciclomotore, e non si è ancora fermato. Una passione giovanile quella per le due ruote che poi si è trasformata in attività imprenditoriale.

C’è stato un momento della sua vita in cui ha deciso di iniziare a produrre motociclette? «No, è stato graduale. Ho iniziato col mosquito da ragazzino, lo modificavo, lo elaboravo, poi sono passato alle motociclette, le costruivo per me, perché mi divertivo poi ho visto che piacevano, i miei amici hanno cominciato a chiedermi di costruirne una per loro e poi la domanda ha continuato a crescere tanto che oggi sono uno dei pochi costruttori che continua a vedere tranquillamente».

Ed ora quali sono i suoi clienti tipo? «I miei clienti sono di due tipi, il primo è quello che cerca la moto artigianale, che può permettersela e che vuole un mezzo per distinguersi, tra loro ci sono anche celebrità; le mie moto sono finite in tutti i continenti. C’è anche chi nemmeno la usa, la tiene esposta in salotto. Il secondo è quello della multiuso. È un tipo di cliente che cerca una moto utile, un mulo da caricare ed andare nei boschi, una moto semplice, leggera e versatile ad un costo contenuto».

Ognuna delle sue moto è un pezzo unico. Qual è il modello di cui va più fiero e qual è il particolare di queste moto che la rende più orgoglioso? «Vado orgoglioso di tutte le mie creazioni, la B500CR che, quando è stata esposta all’Esposizione Internazionale del Motocilco di Milano è stata votata tra le più belle del salone, la Ricky che è dedicata a mio figlio e che sarà prodotta in soli 20 esemplari come gli anni che aveva quand’è scomparso ed infine la Multiuso perché è la moto che più mi serviva, l’ho fatta secondo le mie esigenze; avevo bisogno di una motoretta per andare nei boschi quindi doveva essere leggera agile e dovevo poter caricare. Alla mia avevo anche attaccato un carrettino per portare la legna. Piano piano ho visto che l’esigenza non era solo mia ed ho iniziato a produrla. Adesso di Multiuso ne vendo 1-2 al giorno, non mi aspettavo un successo così grande. Il particolare di cui vado più fiero è il telaio della multiuso, che oltre alla funzione portante fa anche da serbatoio e da alloggiamento per il filtro che adesso è molto artigianale ma stiamo provvedendo ad industrializzare. Infine c’è la mia B500CR che è ancora in costruzione, che porto avanti quanto ho del tempo libero, perché, come si dice, il calzolaio ha sempre le scarpe rotte».

Cosa c’è nel futuro di Borile, nuovi modelli, perfezionamento di quelli attuali? «Ho dei modelli da finire, per la Ricky sono pronte le nuove carene dal porta numeri circolare, la nuova versione della 500CR che monterà motori Kawasaki». 

DI ALBERTO FAVARO

 

UMBERTO BORILE

Una persona sincera, attaccata al territorio e con una passione sfrenata per le motociclette. Le sue creazioni rispecchiano esattamente il suo carattere. Le foto rendono giustizia solo in parte alla poesia delle realizzazioni che escono da questa azienda. Ed è perfino difficile far capire quanta passione si respiri entrando alla Borile. Qui non ci sono fronzoli, solo l’essenzialità del veicolo. Sono moto che vanno coccolate, con queste motociclette non si arriva più velocemente a destinazione, ma è difficile togliersi il casco senza avere il sorriso stampato in faccia. I prezzi di conseguenza non sono da moto utilitaria giapponese: la più costosa, la B500 Ricky, costa 17.500,00 euro iva inclusa. Tanto per una motocicletta, ma poco se si pensa cos’è: un mezzo unico ed esclusivo, assemblato a mano, una macchina del tempo che riporta chi la possiede al motociclismo eroico, fatto di metallo, e passione; elementi che si respirano a pieni polmoni in questo piccolo paese dei colli Euganei.

 

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