Dai film di Federico Fellini al boom degli anni ’50 e ’60: otto modelli storici celebrano l’icona della mobilità italiana al Museo del Patrimonio Industriale
L’indiscusso fascino dei mezzi di trasporto di una volta non può trascurare quello della Lambretta, un’icona cinematografica presente in numerosi film celebri, uno su tutti “La Dolce Vita” di Fellini, specialmente negli anni ’50 e ’60. Oltre che protagonista di celebri spot del Carosello italiano, diventando simbolo di uno stile di vita libero e giovanile, era famosa per il suo motore centrale anziché laterale come nella Vespa Piaggio, che la rendeva più simile a una piccola motocicletta nella guida.
Proprio per celebrare la storia della Lambretta, il Museo del Patrimonio Industriale del Settore Musei Civici del Comune di Bologna dedica a questa regina della motorizzazione popolare un’esposizione aperta dal 14 marzo al 12 luglio 2026 che si inserisce nel programma della Giornata nazionale del Made in Italy dedicata alla promozione della creatività e dell’eccellenza italiana che si celebra il 15 aprile.
Quando la passione diventa mostra
La Lambretta Innocenti, prodotta dal 1947 nello stabilimento di Lambrate e frutto dell’ingegnere aeronautico Pier Luigi Torre, ha senza dubbio rivoluzionato il concetto di mobilità. Questo grazie alla sua struttura a tubo unico che garantiva rigidità e leggerezza superiori rispetto ai telai a scocca autoportante della concorrenza e alla stabilità di guida assicurata dal posizionamento centrale e ribassato del motore e l’adozione di una sospensione anteriore a doppio braccio.
Nel 1960 fu lo scooter ufficiale delle Olimpiadi di Roma, apparve in numerosi film ed ebbe testimonial quali Jayne Mansfield, Totò e Macario, Adriano Celentano e Giorgio Gaber, il Quartetto Cetra e Raffaella Carrà.
Oggi, l’esposizione “Lambrette a Bologna” nasce dalla collaborazione con collezionisti e appassionati del Lambretta Club Bologna la cui squadra corse negli anni Sessanta, spesso vincendo le specialità di gare dedicate agli scooter. Tra i protagonisti della delegazione bolognese spiccano Cesarino Bartolini, premiato come “Maestro di scooter” per i successi ottenuti sul leggendario circuito dell’isola di Man e Ignazio Di Piazza, regolarista eccezionale capace di affrontare i 4.500 km del Raid del Sahara nel 1976.
Cosa vediamo in esposizione
“Lambrette a Bologna” offre l’opportunità di ammirare otto modelli di grande interesse tecnico e storico a partire dalla rara 125 carenata da Record della quale si conoscono solo due esemplari al mondo, e dal prototipo di un ciclomotore Lambretta 50. Il percorso espositivo prosegue con la 125 D Corsa, realizzata sulla base della 215 D ma con numerose modifiche tecniche come telaio rinforzato, serbatoio centrale di maggiore capacità, maggiore aerodinamicità e cambio desmodromico a 4 rapporti.
Sono inoltre presenti la 125 LD nella versione ‘57 proposta anche con l’avviamento elettrico opzionale; la 150 D, massima evoluzione delle versioni prive di carenatura con un motore robusto e dotato di raffreddamento forzato; la 150 Li Seconda Serie, regina delle vendite con il record di 74 unità prodotte ogni ora. Non manca l’avveniristico LUI 50 CL dalle linee essenziali e moderne e la potente 200 DL, lo scooter di serie più veloce dell’epoca equipaggiato con freno a disco interno al mozzo anteriore e prodotta anche con accensione elettronica Ducati. Ad arricchire la mostra vi è una raccolta di cimeli, fotografie, targhe, coppe e riconoscimenti legati al mondo della Lambretta, oltre ad alcune Lambrette giocattolo a molla degli anni 1948-1950.



