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L'Ai? Inquina e “divora” acqua: meglio il cervello

L'Ai? Inquina e “divora” acqua: meglio il cervello
Immagine creata con intelligenza artificiale

I preoccupanti calcoli della Cornell University sul “pedaggio ambientale” dei data center, ben lontani dall’efficienza dell’intelligenza umana

Cos’è che, continuando a crescere ai ritmi attuali, entro il 2030 arriverà a immettere nell’atmosfera tanta anidride carbonica quanta ne producono da 5 a 10 milioni di auto e a consumare in un anno tanta acqua quanta quella utilizzata da un totale tra le 6 e le 10 famiglie di americani? La risposta può sorprendere, perché queste cifre, ricavate attraverso i calcoli svolti da un team di ricercatori internazionale facente capo alla Cornell University di New York, si riferiscono all’intelligenza artificiale. E non può che preoccupare, pensando a quanto questi modelli informatici stiano diventando sempre più fondamentale, nella quotidianità di tutti noi. Basti pensare a una sorta di paradosso: anche gli stessi scienziati l’hanno utilizzata per realizzare questo studio. Perché l’Ai apre sicuramente a tante nuove opportunità, ma al tempo stesso ha un impatto ambientale potenzialmente devastante. Un’anti-economicità di funzionamento che, per fortuna, non caratterizza il suo predecessore naturale: il nostro cervello.

Il “pedaggio ambientale” dell’Ai

Lo studio sui costi nascosti dell’Ai, i cui risultati sono stati pubblicati sulla rivista Nature Sustainability, parte dalle stime dell’Agenzia Internazionale dell’Energia, secondo cui gli enormi data center, l’infrastruttura informatica fondamentale per far funzionare l’intelligenza artificiale, consumano già oggi l’1,5% dell’elettricità prodotta nel mondo. “L’Ai – spiegano gli autori del lavoro – sta cambiando ogni settore della società, ma la sua rapida crescita arriva con un’impronta reale nell’energia, nell’acqua e nel carbonio“. Attraverso la prima quantificazione scientifica di quello che non è un’esagerazione definire un vero e proprio “pedaggio ambientale” è stato quindi calcolato che, se l’espansione dell’Ai non frenerà rispetto alla velocità raggiunta al giorno d’oggi, in primo luogo le sue emissioni di CO2 varieranno all’interno di una forbice tra i 24 e i 44 milioni di tonnellate ogni anno. Inoltre, richiedendo i mega computer grandissime quantità di acqua per il loro raffreddamento, prosciugheranno annualmente risorse idriche tra i 731 milioni e 1 miliardo e 125 milioni di metri cubi.

Le possibili risposte per contrastare il fenomeno

“Il nostro studio – riprendono gli autori – è costruito per rispondere a una semplice domanda: data l’entità del boom dell’informatica Ai, quale traiettoria ambientale ci vorrà? E, cosa più importante, quali scelte lo guidano verso la sostenibilità?”. Ecco, allora, che si è provato a delinere una tabella di marcia attuabile che, passando per esempio attraverso l’efficienza operativa, la localizzazione delle infrastrutture nei contesti migliori e una decarbonizzazione più rapida della rete, si calcola potrebbe ridurre questi impatti, rispetto agli scenari peggiori, di circa il -73% per quanto riguarda la CO2 e del -86% per l’acqua. L’implementazione, aggiunge lo studio, di una serie di tecnologie efficienti, come il raffreddamento a liquido avanzato e il miglioramento dell’utilizzo del server, potrebbe inoltre potenzialmente rimuovere un altro 7% di anidride carbonica e ridurre il consumo di acqua del 29%. Al contrario, se la decarbonizzazione sarà più lenta della domanda di calcolo, le emissioni potrebbero aumentare di circa il +20%. “La soluzione – si afferma al riguardo – è accelerare la transizione dell’energia pulita negli stessi luoghi in cui l’Ai computing si sta espandendo”.

Ma il cervello umano vince sempre

Nell’attesa che queste indicazioni della scienza siano accolte da chi gestisce l’Ai, è possibile intanto adottare una strategia estremamente semplice, economica e per di più salutare: usare il nostro cervello. Perché, dicono gli studi, a differenza dei server informatici utilizzati dall’Ai, per il suo funzionamento continuo e l’alimentazione di 86 miliardi di neuroni il centro del nostro sistema nervoso consuma appena 20 watt, ottenuti principalmente attraverso il consumo di glucosio. Il cervello umano, inoltre, riesce a svolgere in parallelo un’enorme quantità di operazioni. Il segreto di questa “macchina perfetta” consiste nel fatto che il cervello non si spegne mai completamente, è sempre attivo e dunque deve solo adattarsi alle varie situazioni, con l’evoluzione ha portato a ottimizzare questi meccanismi. Ma c’è anche una importantissima differenza strutturale, tra cervello e Ai: nei computer, a differenza di quanto avviene nell’uomo, dove coincidono, le aree dedicate alla memoria e al calcolo sono separate, richiedendo un continuo spostamento di informazioni, da cui deriva l’elevato consumo energetico. Infine, il nostro cervello non smette mai di imparare, arricchendosi continuamente, mentre l’Ai richiede una ben precisa fase di addestramento, che per di più risulta anch’essa estremamente dispendiosa.

Alberto Minazzi

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