LA MUSICA DELLA NOTTE METROPOLITANA

Com’è cambiato il mondo della notte nel nostro territorio? Ce lo spiegano i DJ più famosi di Venezia, Padova e Treviso

Terza ed ultima puntata dell’inchiesta di Reyerzine sul mondo della notte nel territorio metropolitano di Venezia, Padova e Treviso. In questo numero ci raccontano com’è cambiato il divertimento notturno, i gusti musicali e quali sono le nuove tendenze due esperti del settore come i dj e produttori Diego Broggio e Keller.

DIEGO BROGGIO.

Dj & produttore noto a livello internazionale come fondatore dei DB Boulevard. Oltre alla carriera da produttore Diego Broggio continua la sua carriera da dj free lance nei più importanti club europei con set di inconfondibile ricercatezza.

La realtà delle discoteche è sempre in continua evoluzione: come è cambiato negli ultimi anni il mondo della notte? «Il mondo della notte si è evoluto in senso negativo, soprattutto negli ultimi sei/sette anni, per una generale poca professionalità. Quest’ambito è infatti sembrato alla portata di tutti e chiunque si è improvvisato dj o direttore artistico».

Sei cresciuto a Padova e proprio da qui ha avuto inizio la tua carriera. Come vedi oggi il panorama dei club del nostro territorio metropolitano? «Nel Veneto una volta c’erano agenzie di produzioni molto forti, che gestivano o aiutavano a gestire i locali. Oggi è purtroppo più indietro  rispetto a quelle realtà che sono ancora in mano a squadre di professionisti. La mia non vuole assolutamente essere una polemica, ma è una considerazione rispetto a ciò che vedo».

La tua esperienza lavorativa ti ha portato spesso fuori dai confini locali. Il nostro territorio rappresenta ancora un punto di riferimento nel panorama del divertimento notturno? «A mio avviso purtroppo non lo siamo più da molti anni. Basti pensare che, a livello di produzioni discografiche, per trovare le ultime hit  italiane che hanno varcato i confini nazionali bisogna risalire alla mia “Point of you”,  a “Children” di Robert Milez e “Groovejet” di Spiller.  Da lì in poi non c’è stato più nulla». Quando hai cominciato a fare il dj e quali sono le tue radici musicali? «Ho cominciato nel 1978. Fin dall’inizio ho spaziato a 360° dalla musica funk alla musica rock. Lavorando in una radio libera ho avuto l’opportunità di documentarmi e di approfondire i generi che più mi interessavano. Tutti i generi di nicchia più che la musica commerciale». 

Secondo te quali sono state le tendenze musicali del 2013? «Le tendenze musicali ormai sono molte e l’offerta è ampia. Certe tipologie di musica come la minimale o la progressive house, hanno degli artisti e dei locali ben definiti e un pubblico fidelizzato. Non c’è solamente un filone, ma ci sono tanti piccoli segmenti. La conseguenza è che ogni locale sceglie il tipo di musica in funzione del tipo di gente che quella musica attira».

Cosa ti auguri per il futuro dell’intrattenimento? «Mi auguro che ci siano ancora dei professionisti che con passione riprendano in mano questo settore, ripartendo come negli anni ‘80 molto umilmente. C’è bisogno di una crescita su ogni fronte». 

Il Veneto ha visto partire personaggi che poi si sono affermati a livello nazionale ed internazionale. C’è qualche dj o vocalist veneto emergente secondo te degno di nota? «Se parliamo di nicchie di mercato si, se parliamo di boom clamoroso no. Il padovano Alex Picone, che gravita in un certo tipo di musica, è riconosciuto molto a livello europeo poco a livello nazionalpopolare. Lui è solo un esempio ma ci sono molte figure così che non sono conosciute dalla massa».

 

KELLER.

È nato a Padova nel1974. Dj e produttore ha collaborato con Mauro Ferrucci e Tommy Vee. Oggi suona in molti club italiani ed è il resident dj del “7.2”, uno delle più grandi manifestazioni musicali a livello nazionale.

La realtà delle discoteche è sempre in continua evoluzione: come è cambiato negli ultimi anni il mondo della notte? «La mia sensazione è che in questi anni ci sia stata una netta distinzione tra i locali più professionali ed altri che non curano la programmazione musicale/artistica o altri fattori importanti. C’è bisogno di gestori, Pr e Dj più capaci e soprattutto con una grande passione per questo lavoro».

Quando hai cominciato a fare il dj e quali sono le tue radici musicali? «Ho cominciato come molti per hobby all’età di 15 anni. Gli stili che prediligevo erano l’hip hop e l’ R’n’b».

Secondo te quali sono le tendenze musicali del 2013? «C’è un forte ritorno all’house, che peraltro non è mai sparita. Di pari passo credo che le  sonorità da festival o troppo estreme per i nostri club, non saranno più così essenziali in certi dj set».

Diciamo che, in questi anni, a causa della crisi il settore è stato costretto a una robusta cura dimagrante.  Cosa ti auguri per il futuro dell’intrattenimento? «Sarà importante non deludere le aspettative del popolo della notte.  Per questo consiglio un buon prodotto musicale/artistico e prezzi d’ingresso accessibili, ma che possano far mantenere al locale la qualità del prodotto che offre».

C’è qualche città di riferimento alla quale secondo te, dovremmo ispirarci? «Per il clubbing sicuramente Ibiza e Berlino».

La tua esperienza lavorativa ti ha portato spesso fuori dai confini. Siamo ancora un punto di riferimento nel panorama del divertimento notturno? «Sì, se parliamo più genericamente a livello nazionale. Molti dj stranieri suonano in  alcuni club della penisola, per cui credo che i nostri locali siano visti anche da loro come mete importanti».

C’è oggi qualche dj o vocalist veneto emergente secondo te degno di nota? «Purtroppo al momento non sto vedendo nuovi dj o vocalist nella scena veneta. Ma sono convinto che il nostro territorio sia sempre in grado di esprimere qualcosa di buono anche in questo ambito. Probabilmente dobbiamo solo pazientare che le nuove leve maturino un po’ più di esperienza».  

 

DI MICOL STELLUTO

                                                                          

                                                                 

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