LA MERAVIGLIA DEL “MESTIERE”

Giovani artigiani artistici accettano la sfida di rinnovare la tradizione

Fisarmoniche, eco-gioielli, vetrate artistiche. Tre tipologie di oggetto apparentemente assai distanti tra loro, ma allo stesso tempo tre mondi produttivi che hanno molto in comune. La parola chiave per rendersene conto è “artigianato”, meglio specificata dall’aggetttivo “artistico” e ancor più chiara se ci aggiungiamo il suffisso “3.0”. Ed è significativo che, a portare avanti la sfida della “bottega”, siano ancor oggi i giovani. Proviamo a conoscerne meglio alcuni.
La ditta “Galliano & Ploner” (www.gallianoeploner.it) nasce nel 2011 a Treviso, proprio alle porte della città, per la costruzione artigianale di strumenti musicali ad ancia libera. Una bottega che lega la contemporaneità di un “laboratorio artistico” al passato con un’arte sapiente e originale, unica nel suo genere, non solo a livello regionale. A portare avanti, con una scelta audace e appassionata, questa professione altrimenti scomparsa è Francesca Gallo, cresciuta nella bottega Galliano e formata fin da bambina, assieme al fratello Alberto, dal padre Luciano per conoscere quell’originale mestiere che incuriosisce e si svela pian piano, come tutte le vere arti.
Che cosa ti ha spinto a raccogliere la sfida e portare avanti l’artigianalità e l’antico mestiere del tuo papà? «È un lavoro che mi sono trovata in grado di fare, dovendo scegliere se metterlo in pratica o no, e a distanza di cinque anni dalla mia decisione di gestire la bottega di famiglia, dico che è difficilissimo, serve motivazione continua e un grande spirito di adattamento. L’artigianato artistico non ha grandi tutele, ci sentiamo molto soli, e questo non crea facile continuità e passaggio generazionale. Io lo faccio soprattutto per soddisfazione personale, se non fosse così avrei già mollato, probabilmente».
Quali sono i presupposti? «Il mestiere dell’artigianato artistico richiede, oltre ad un’applicazione e un continuo studio, un’abilità, che è insita nella persona, e ti porta a sentire una responsabilità verso questa capacità e talento. Mettere in pratica la propria abilità in un mestiere è una cosa molto particolare, e spesso non ci si può negare a questo modo di essere, anche se è una scelta ardua».
Francesca, quanto pesa sapere che, se dovessi smettere, questo mestiere forse si estinguerebbe? «Pesa molto, ma credo che questo sia un problema della società, e non solo mio. E’ un problema dei legislatori, di chi non tutela il lavoro artigianale e in particolare artistico, privilegiando la grande distribuzione. Io non posso salvare un mestiere andando contro un’Italia che mi sta sotterrando, basti pensare che lo scorso anno il 74% del mio fatturato lordo è andato in imposte e tasse. Auspicherei che, almeno a livello locale, regionale, ci fossero delle leggi che tutelano questo tipo di artigianato penso alla Toscana, all’Umbria, alla Sardegna, ovviamente al Friuli Venezia Giulia. Basterebbe che io spostassi la bottega a Pordenone, cioè 70 chilometri dalla mia sede, per avere un regime completamente diverso. L’identità di un popolo passa attraverso la lingua, le sonorità e i mestieri, non si può fare finta che non sia così, non tutelando chi porta avanti queste mestieri».
Quale sarebbe il tuo sogno? «Mi piacerebbe fosse istituta, a Treviso ma in Veneto in genere, una sorta di accademia formativa per artigiani artistici, una cittadella dei mestieri. Quest’anno l’art bonus confermato dalla legge di stabilità, porterebbe molti benefici fiscali. Io continuo a bussare alle porte delle istituzioni locali: speriamo che prima o poi qualcuno risponda».
Dalle fisarmoniche di Francesca, ai gioielli ecologici di Leonardo Pivato e Alberto Zampieri: due giovani trevigiani che hanno saputo legare l’antico lavoro dei mastri orafi e argentieri e la secolare lavorazione del legno, creando “ECOS” (www.ecosjewel.com), il primo brand che crea un gioiello eco, attraverso l’unione di metalli preziosi e legno, recuperando materiale da sfridi produttivi, quindi con un bassissimo impatto ambientale.
Leonardo, raccontaci come avete avviato questa attività di artigianato artistico, che gestite insieme a Castelminio di Resana (TV)? «Tutto nasce dalla volontà di creare un nostro marchio, qualcosa di originale ma che allo stesso tempo traesse origine da antichi mestieri e tradizioni del nostro territorio. Volevamo sfruttare le conoscenze produttive che avevamo acquisito, nel comparto orafo vicentino, unendo appunto tradizione e innovazione. Utilizziamo un legno brevettato a livello europeo, il caudex, ovvero recuperati da sfridi di produzioni industriali. I legni per ora utilizzati, frutto di uno studio che abbiamo effettuato, sono il mogano, il noce, il ciliegio, il rovere e il frassino, ognuno con una precisa caratteristica ed energia, che il cliente può scegliersi attraverso il configuratore».
Che cos’è il configuratore? «Il configuratore virtuale assembla il gioiello in base alle scelte dell’utente il quale viene catapultato in un’esperienza d’acquisto interattiva, condivisibile nei social media. In parole semplici, crei da te il tuo gioiello, materiali e linea, e noi te lo produciamo».
Un progetto ambizioso, e siete cresciuti in fretta! «Attualmente forniamo settanta gioiellerie in Italia e abbiamo aperto i nostri primi tre negozi monomarca Ecos: a Cittadella (PD) e a Venezia, in calle degli Specchieri, a pochi passi da piazza San Marco».
Sei stato premiato anche da Napolitano per la tua tesi, sul prodotto orafo made in Italy nel mondo. Era destino che poi facessi questo mestiere… «Sì. Tutto è nato nel 2010 e si è concretizzato in questi due anni. L’azienda per la quale lavoravo prima ha creduto in noi finanziando questo progetto diventando socia della nostra realtà».
Siete comunque degli artigiani 3.0, con una visione innovativa del mestierante. «Infatti lavoriamo molto con il web e con i social, non siamo gelosi delle nostre idee e crediamo che la contaminazione positiva crei solo nuove prospettive. Giochiamo a carte scoperte, creando sinergie, coniugando anche in questo caso la capacità di lavorare questi materiali con tecniche innovative di marketing e di coinvolgimento del cliente. Crediamo sia una bella sfida, e il modo giusto per vincerla».
L’ultima tappa del viaggio tra i giovani artigiani artistici ci porta a Venezia, in campo Santa Maria Materdomini, dove si trova il laboratorio in cui Marco Franzato, in arte MATO (www.marcofranzato.it), tiene gli arnesi del mestiere per le sue vetrate artistiche.
Marco: sei giovane, 43 anni, ma il tuo percorso artistico è già lunghissimo… «Il conseguimento del diploma di Maestro d’arte nel 1991 e quello di perfezionamento e abilità professionale nel 1993 all’Istituto Statale d’Arte di Venezia mi hanno sicuramente aperto grandi porte. Poi, anni di esperienza e prestigiose collaborazioni hanno fatto di me un esecutore di oggetti prodotti con varie tecniche vetrarie: vetrofusione, lume, decorazione, ma soprattutto interprete di quel connubio di vetro e piombo (o stagno) che sono le vetrate artistiche. La vicinanza geografica e culturale con l’isola di Murano mi dà l’opportunità di sfruttare le sue potenzialità, i suoi prodotti, i suoi artigiani».
Anche per te, portare avanti questo mestiere artistico, risulta faticoso? «Certo, la soddisfazione del gradimento del cliente è molta, però un mondo sempre più industriale e allo stesso tempo burocratico poco si adatta alle nostre professioni artistiche. Quando parlo di burocrazia intendo non solo quella nazionale ma anche quella europea. Ad esempio io creo anche lampade, tiffany, e con una normativa dell’UE varata alcuni anni, la cosa per me è diventata costosissima e quasi impossibile, essendo pensate per una produzione a larga scala».
Concordi quindi che, almeno a livello regionale, sia opportuno tutelare questi mestieri? «Certo che sì. Da un po’ di tempo sto seguendo un gruppo composto da Camera di Commercio e altri artigiani, con i quali stiamo valutando le varie problematiche per porre all’attenzione della Regione Veneto la questione. Uno dei punti principali è che il nostro settore non è nemmeno riconosciuto, non abbiamo una specifica denominazione o categoria, questo sarebbe importante».
Qualche progetto a cui stai lavorando? «Ho partecipato alla Biennale per un artista che mi ha chiesto di realizzare delle vetrate per il Padiglione di Cipro e questa collaborazione dovrebbe continuare per una sua mostra a Parigi. In contemporanea con la Biennale Architettura, inoltre, realizzerò un’esposizione alla Galleria Balbi Art Glass, sempre in campo Santa Maria Mater Domini, vicino al mio laboratorio».

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