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LA MEGLIO GIOVENTÚ

LA MEGLIO GIOVENTÚ

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7 squadre alle finali nazionali e 3 scudetti giovanili. 12 atleti nelle rappresentative azzurre tra maschile e femminile. Il vivaio dell’Umana Reyer ha vissuto un’estate esaltante. Ecco il grande lavoro di squadra che c’è dietro ai numeri

I numeri parlano chiaro. Otto squadre alle finali nazionali. Tre scudetti giovanili (Under 19 e Under 15 femminili; Under 14 maschile). Un prestigioso secondo posto, quello dell’Under 19 maschile (che per un colpo di sfortuna in finale ha dovuto fare a meno di Candussi, il leader della squadra). E poi i titoli nazionali del 3 contro 3 raggiunti dall’Under 14 maschile e dall’Under 13 femminile. Eppure, come spesso accade, i numeri non dicono tutto. Dietro ai successi del settore giovanile dell’Umana Reyer ci sono tanti risultati, noti e meno noti, ma che costituiscono l’essenza dell’attività formativa di una società sportiva. Un’accecante cartina di tornasole è la presenza di ragazzi e ragazze nelle rispettive rappresentative nazionali. Si può ben dire che il cielo dell’estate reyerina non è mai stato così azzurro (a cominciare dalla presenza nella nazionale maggiore di tre elementi orogranata: Daniele Magro, Guido Rosselli e Luca Vitali). Due i ragazzi che hanno vestito la maglia della Nazionale: Riccardo Bolpin agli Europei Under 16 e Nicola Akele a quelli Under 18, senza dimenticare che Candussi, senza l’infortunio, sarebbe probabilmente stato uno dei protagonisti con l’under 20, fresca campione continentale. A loro va aggiunto il preparatore atletico Paolo Marson, impegnato a supporto della formazione Under 16. Anche alle ragazze l’azzurro dona decisamente: sono state ben dodici a vestire la maglia dell’Italia. Melchiori, Formica e Penna hanno conquistato addirittura un argento europeo di grandissimo rilievo con l’Under 20. Non vanno dimenticate poi Allegra Botteghi, Antonia Peresson, Elisa Penna e Sofia Marangoni (protagoniste con l’Under 18), Francesca Pan e Rachele Porcu (Under 16) e infine Emma Dal Mas, Martina Destro e Elisa Pinzan (Under 14).
Da soli però i numeri parlano fino a un certo punto e ogni dato va rapportato alla realtà. Quella del settore maschile di sette anni fa, ad esempio, era praticamente inesistente. «Quest’anno abbiamo dato un giro di ruota completo – è l’efficace espressione di Francesco Benedetti, responsabile del settore giovanile maschile – Se penso a sette anni fa quando abbiamo cominciato, abbiamo fatto progressi incredibili. Da una sola squadra messa insieme in quindici giorni, siamo arrivati ai risultati di quest’anno». Nulla però viene da sé. «Per ottenere questo, le condizioni sono state principalmente due: il lavoro svolto è stato certo importante, ma senza l’appoggio di una base solida non sarebbe stato lo stesso. L’investimento non solo economico, ma anche in termini di passione, che ci ha dato il presidente Brugnaro, è stato fondamentale per metterci nelle condizioni di lavorare al meglio». Altro asse portante è il Progetto Reyer, che raggruppa ben 21 società attorno al club orogranata. La “piramide formativa”, che va dall’ampia base del reclutamento fatto dalle società, fino alla professionalizzazione dei giocatori da lanciare in serie A, sembra funzionare. «Con le società del territorio bisogna lavorare di concerto – afferma Benedetti – ognuno deve avere la propria autonomia, lavorando allo stesso tempo in maniera coordinata. Più e meglio lavorano le società del territorio, migliori risultati potremo raggiungere anche noi come Umana Reyer».
Mettere in piedi un settore giovanile non è uno scherzo. Gestirlo e farlo crescere ancora meno, anche perché i costi non sono indifferenti. E dietro c’è tanto lavoro “nell’ombra”. «Vanno sempre ringraziati tutti quelli che collaborano, e ci mettono tanta passione: dagli allenatori ai vice allenatori, agli accompagnatori, che sono il vero motore di un settore giovanile». Oltre ai numeri e ai successi, come si diceva, c’è dell’altro. «Dobbiamo avere sempre presente che gli obiettivi principali sono due: creare passione attorno all’Umana Reyer e costruire giocatori per la prima squadra. Se anche nei prossimi anni non vinceremo altri titoli, non significherà che stiamo andando nella direzione sbagliata. Certo le vittorie danno prestigio, ma non sono il fine ultimo di un settore giovanile». Gli esempi di obiettivi centrati possono essere molti. «Avere sette giocatori aggregati alla prima squadra per esempio è un risultato molto importante. Avere due giocatori come Candussi e Pipitone in prestito in due campionati di vertice come la Legadue Gold e Silver è altrettanto fondamentale. Ma poi ci sono tutti quei ragazzi che ora giocano in serie C e D: è un risultato altrettanto importante, significa aver aiutato tutti a dare il meglio delle loro possibilità. Oppure ancora, sentirsi ringraziare da un genitore per aver aiutato un ragazzo che magari ha avuto un normale momento di difficoltà, ma che anche grazie al basket è riuscito a superarlo, anche quello fa parte delle soddisfazioni nascoste, ma più profonde di questo lavoro». Un settore giovanile non si ferma ai giocatori da lanciare. «Dobbiamo lavorare non solo per costruire giocatori di alto livello – è il pensiero di Benedetti – dobbiamo lavorare per farli diventare tutti dei giocatori di pallacanestro, degli allenatori, degli istruttori di minibasket, dei tifosi consapevoli e appassionati. Per fare un esempio, quando vedo un nostro ex giocatore, Zulian, giocare a Dolo e allo stesso tempo iniziare ad allenare la nostra squadra Esordienti, mi dico che un altro obiettivo è stato centrato».
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Tanto la crescita del settore maschile è stata impetuosa, quanto quella del femminile si è saldamente confermata ai massimi livelli, forte di una continuità che viene da lontano. Giusto fare le debite proporzioni tra i due movimenti, perché nel maschile i progressi non possono che essere per forza di cose più graduali sul lungo periodo, data la maggiore competizione. Ma anche gestire un settore giovanile al femminile ha delle caratteristiche del tutto particolari. «Quello di quest’anno è stato il successo di un movimento completo, di una società unica e compatta – conferma il responsabile del settore femminile Franco Conchetto – per quanto riguarda noi, è stato un grande orgoglio avere un numero così importante di atlete nelle diverse selezioni nazionali. Dalla prima squadra, all’under 14 dell’Italia c’era almeno una giocatrice della Reyer presente». E se c’è una società che negli ultimi anni ha creduto nel settore giovanile al femminile, è proprio quella orogranata. «Abbiamo lavorato bene, a dispetto di un movimento – quello femminile – un po’ asfittico. Ma è anche vero che realtà che continuano a credere nella formazione, adesso raccolgono i frutti della loro programmazione». Difficile onestamente fare meglio, almeno sul piano dei risultati, ma ci si può sempre provare. «Gli obiettivi futuri sono due: provare a ripetersi il prossimo anno e dare nel giro di tre anni un nuovo contributo di atlete pronte per la prima squadra».
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Se c’è una controprova alla bontà del lavoro svolto, è la risalita dalla B alla serie A1 in soli due anni della prima squadra, la cui struttura si regge in gran parte sulle ragazze del settore giovanile. «Sapere che sette / otto giocatrici dell’Under 19 faranno il loro esordio in serie A, ci riempie d’orgoglio». Lavorare nel settore femminile, infine, presuppone una specializzazione che è patrimonio di poche società. «Una delle particolarità ad esempio è la logistica. – rileva Conchetto – abbiamo ragazze che vengono anche da fuori regione e non è semplice organizzarsi per fare in modo che possano fare i due / tre allenamenti più la partita ogni settimana. E anche quando si staccano da casa bisogna seguirle poi in maniera particolare. Altra peculiarità è quella di trovare allenatori giusti per il femminile, dove è sempre importante avere la capacità di preservare i delicati equilibri dello spogliatoio».
 

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