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LA CULTURA DIVENTA ANTIRUGGINE

LA CULTURA DIVENTA  ANTIRUGGINE

Questo il nome del progetto del violoncellista trevigiano, di fama internazionale, Mario Brunello, che all’interno di un ex capannone industriale ospita performance musicali e iniziative artistiche originali seguendo una programmazione “on the road”

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A Castelfranco Veneto, Borgo Treviso 158, esiste un capannon che il violoncellista Mario Brunello ha trasformato al fine di sentire la musica più vicina, scoprendo contemporaneamente nuove forme e suoni. Una filosofia di vita dove gli orizzonti innovativi sono visti con occhi abituati a individuare prospettive diverse, permettendo alle storie di vita di arricchirsi costantemente attraverso esperienze vissute. Concerti, mostre, progetti di danza e rappresentazioni teatrali si generano costantemente in uno spazio mai precostituito e programmato. Antiruggine, ossia l’atto che preserva e impedisce la formazione della ruggine su materiali ferrosi, è la denominazione che elimina, parafrasando il concetto, la lenta e costante ossidazione mentale dell’uomo.
Uno spazio innovativo, che dalla musica classica si apre alle Arti all’interno di una ricerca mai banale. Il fondatore Mario Brunello, presenta la sua iniziativa.
Come violoncellista di fama internazionale porta con sé la passione per la musica classica…«Lo scopo che mi prefiggo non consiste nel divulgare la musica classica, di conseguenza non cerco luoghi particolari per suonarla, non effettuo operazioni atte alla ricerca o sviluppo di tali situazioni. Il mio concetto parte dal presupposto che la musica deve essere eseguita nel luogo in cui si vive. Dall’esperienza personale di vita, ho constatato che non esistono luoghi preposti, all’interno dei quali la musica possa avere una maggiore funzione di comunicazione artistica. Esco da tali cliché, perché esprimo la musica indistintamente in luoghi dall’acustica buona e/o cattiva al di là dei teatri o degli auditori. In sintesi, preferisco suonare per esempio nel capannone Antiruggine, piuttosto che in un sito creato ad hoc per la musica ma dall’acustica mal progettata».
Perché ha scelto per il suo progetto il vocabolo Antiruggine? «La parola è perfetta per questo luogo. Anni fa esisteva in questo capannone un fabbro e di conseguenza la ruggine era per lui un nemico da combattere quotidianamente. Un agente aggressivo che limita la funzione del ferro e, ampliando il concetto, anche dell’agire umano. Antiruggine è una realtà relazionata a qualsiasi attività che si debba mantenere viva. Nel mio ambito, il mondo della musica si deve tenere desto, oliato e vivo. Nel Nordest produttivo i capannoni da un lato hanno creato ricchezza e benessere, dall’altro con l’attuale crisi economica sono per lo più chiusi amplificando la devastazione del nostro territorio, divenendo così cattedrali nel deserto. La musica porta dunque nuova luce rivitalizzandoli, all’insegna di una costante ricerca di bellezza culturale».
Si parla spesso di luoghi e situazioni carenti per la diffusione della musica…«Non esistono luoghi deputati alla musica. Penso che le situazioni esistano, ma sono le persone a non essere informate sull’esistenza di queste, o meglio non riescono a individuarle come fonte di aggregazione. A livello politico proporrei di aumentare la visibilità di tali luoghi di ritrovo, uscendo dalla consuetudine televisiva o informatica che produce solo isolamento».
È vero che la musica classica è convenzionalmente sempre ancorata a un’età matura? «Sento spesso questo preconcetto. C’è sempre un giusto ricambio generazionale. È vero che i luoghi canonici di rappresentazione della musica classica sono frequentati da un target più alto di età, come spesso si vede nella televisione, ma tutti gli esempi di proposte musicali che vanno direttamente nei luoghi dei giovani dimostrano un ampio interesse da parte di quest’ultimi. Ci sono gli anziani ma anche i giovani, che nel tempo li sostituiscono. Un equilibrio, che in mancanza del quale sarebbe già tutto concluso da tempo. Proprio la scorsa primavera è stata divulgata la notizia che le prime orchestre europee, come pubblico, sono quelle di Milano, Orchestra Giovanile del Conservatorio di Musica “G. Verdi” e di Roma, Orchestra dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia. Sono state battute realtà, più solide economicamente, come per esempio la London Symphony Orchestra, l’Orchestre National de France e la Wiener Philharmoniker».
 
«Bisogna guardare e pensare al futuro,
per un’evoluzione che caratterizza gli
esseri umani e di conseguenza si
rivolge anche alle Arti»
 
Il direttore d’orchestra Riccardo Muti a Milano, anni fa, propose concerti di musica classica spaziando dal passato fino al contemporaneo… «Sono in sintonia perché la musica è creata per avere un futuro. Una metodologia logica e naturale che non rivoluziona la rappresentazione nel suo complesso. Bisogna guardare e pensare al futuro, per un’evoluzione che caratterizza gli esseri umani e di conseguenza si rivolge anche alle Arti».
Antiruggine è a Castelfranco Veneto. Secondo lei è necessario legarsi a realtà deputate ai flussi turistici al fine di aumentarne visibilità? «È un concetto che spesso ricorre. Secondo me non ci si deve legare obbligatoriamente a città forti a livello culturale come Venezia o Padova. Nel territorio circostante esistono realtà positive che vivono in modo a sé stante rispetto ai centri più conosciuti sia nell’ambito artistico, musicale e culinario».
In questi anni, senza finanziamenti, le idee e i progetti si fermano. Antiruggine come procede? «Il tutto verte sull’ingresso responsabile del pubblico e sulla sua partecipazione spontanea. Non si abbina Antiruggine a sponsor al fine di evitare che la nostra iniziativa si blocchi. Non vogliamo essere passivi a quest’aspetto molto penalizzante in questa fase storica del nostro Paese. Per essere vitali procediamo su questa strada. Purtroppo non esistono le statunitensi Community Foundations che sostengono le attività culturali territoriali. Nei maggiori paesi europei tutto ruota solo sull’ottenimento di un vantaggio fiscale. Secondo me la cultura non deve basarsi su tale approccio di sostegno».
Come si costruiscono il palinsesto e la relativa comunicazione? «Non faccio programmazioni, quindi non esiste un calendario d’eventi da diffondere in anticipo. Di volta in volta creiamo un evento che seguirà. Il focus di tale approccio parte dal concetto che se in un luogo esistono contenuti interessanti, lo si frequenta al di là del programma d’eventi già selezionati. Si tratta di una programmazione estemporanea, ossia on the road».
 

Mario Brunello nasce nel 1960 a Castelfranco Veneto (Treviso). Ha studiato al Conservatorio di Venezia con Adriano Vendramelli e Antonio Janigro. Nel 1986 è stato il primo italiano a vincere il primo premio al Concorso Internazionale Čajkovskij di Mosca nella categoria dedicata al violoncello. Si è esibito nelle maggiori sale da concerto del mondo, diretto da nomi di grande prestigio quali Claudio Abbado, Myung-Whun Chung, Valery Gergiev, Carlo Maria Giulini, Eliahu Inbal, Marek Janowski, Riccardo Muti, Zubin Mehta e Seiji Ozawa. È inoltre stato invitato dalle più prestigiose orchestre, tra le quali London Philharmonic, Munich Philharmonic, Philadelphia Orchestra, Mahler  Chamber Orchestra, Orchestre Philharmonique de Radio-France, DSO Berlin, London Symphony, NHK  Symphony di Tokyo, Kioi Sinfonietta, Filarmonica della Scala, Accademia di Santa Cecilia. È molto attivo in formazioni cameristiche ed ha collaborato con solisti come il pianista Andrea Lucchesini e i violinisti Gidon Kremer, Salvatore Accardo e Frank Peter Zimmermann. Brunello si presenta sempre più di frequente nella doppia veste di direttore e solista dal 1994, quando fonda l’Orchestra d’Archi Italiana, con la quale ha una intensa attività sia in Italia che all’estero. Ha inoltre partecipato a festival jazz con Vinicio Capossela (con il quale collabora tutt’ora), Uri Caine e Gian Maria Testa e ha realizzato spettacoli teatrali con Maddalena Crippa e Marco Paolini e un progetto visionario dedicato a Bach (Pensavo fosse Bach, prodotto da Musicamorfosi). Suona un violoncello Maggini del 1600 appartenuto a Benedetto Mazzacurati e successivamente a Franco Rossi, violoncellista del Quartetto Italiano.

 

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Mario Brunello e la sede di Antiruggine

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Tag:  musica