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Italia verso la riscossa? Previsioni al rialzo

Italia verso la riscossa? Previsioni al rialzo

Si respira aria di ottimismo al governo. Le proiezioni sul 2022, sulle quali si baserà la nuova Legge di bilancio, mettono a fuoco la miglior congiuntura che sia mai capitata dalla fine degli anni ’60. Tanto da far presagire in questo biennio una crescita del pil superiore al 10%.
Le riforme in cantiere hanno fatto scaldare i motori. Le riaperture, il green pass, i tagli fiscali previsti per le imprese hanno portato gli imprenditori a investire con una maggior fiducia.
E, tra gli economisti, si inizia a parlare di “riscossa”.
Tra questi, come riporta l’agenzia Agi, a fare un’analisi della situazione è Luca Paolazzi, già direttore del Centro Studi di Confindustria e consigliere del Mef. Che sottolinea come il nostro Paese possa in questa fase far leva sui tradizionali punti forza.

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Le formiche e le cicale

“L’Italia – ricorda -è la seconda potenza manifatturiera in europa e la settima nel mondo, per popolazione è 23esima, con un’industria che si è evoluta verso prodotti più sofisticati, a maggiore valore aggiunto, vocata all’export non solo nei settori ‘food and fashion’, ma anche in meccanica, meccatronica, chimica, farmaceutica. Inoltre, ha una elevata capacità di risparmio, testimoniata dal saldo delle partite correnti, attivo da molti anni”. Non solo.
“Siamo diventati creditori netti del 5% del Pil mentre nel 2008 eravamo sotto di 23 punti. Insomma – conclude Paolazzi – il Paese sta finanziando, con il suo risparmio, il resto del mondo, siamo le formiche che finanziano le cicale“.

“Possiamo tornare a crescere come sapevamo fare”

Questo non significa che tutto sia alle stelle. Il rincaro dei prezzi e la difficoltà per alcune aziende a rifornirsi di materie prime sono problemi che non vanno sottovalutati. E sui quali il governo, a partire dalla necessità di calmierare i prezzi, per esempio, delle bollette, già tra mercoledì e giovedì di questa settimana dovrebbe render noto come procederà con i tagli.
In ogni caso, con le previsioni attuali e permanendo la stabilità politica, “chiuderemo il gap con il pre-pandemia con un anno di anticipo, nel 2022 invece che nel 2023 come preventivato – sostiene ancora Luca Paolazzi – Non era mai successo nelle passate crisi che anticipassimo la ripresa. Dobbiamo però essere capaci di mantenere il passo delle riforme, anche per ottenere le successive tranche di fondi europei, che saranno dati a chi rispetta le tabelle di marcia. Siamo chiamati a un grande impegno: non è una passeggiata ma possiamo tornare a crescere come sapevamo fare“.

Nuove regole perla riscossa del lavoro

Tra i cambiamenti in vista, anche le nuove regole sullo smart working, che secondo le anticipazioni sarà portato al 15% e a tre fasce orarie.
Giovedì 23 il Governo dovrà a questo proposito incontrare Aran e i sindacati per arrivare a definire il nuovo contratto del lavoratori del settore pubblico.
Fino al 31 dicembre, data della fine della proroga dello stato di emergenza, anche lo smart working potrà essere prorogato. Ma non è obbligatorio e, soprattutto, la proroga non sarà automatica, su richiesta del lavoratore.
Il ministro per la Pubblica Amministrazione Renato Brunetta conta di portare a compimento una nuova definizione e normativa inerente al lavoro da remoto entro il 15 ottobre.

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Renato Brunetta ministro per la Pubblica Amministrazione

Verso lo “smart working vero”

La direzione è quello di ritornare al lavoro in presenza come modalità ordinaria, con la previsione di un 15% di smart working che obbedisca però a delle linee guida e a un’organizzazione effettiva e contrattuale.
Insomma, uno “smart working vero“, che partirà da gennaio e per il quale poi, sulla base delle linee definite, ogni amministrazione potrà organizzarsi come ritiene più opportuno.
“Il lavoro agile o il cosiddetto smart working non possono essere confusi con un banale lavoro da casa e tanto meno con una forma di lavoro domiciliare forzato come quello che si è registrato in tutto il mondo nel corso delle fasi più acute della vicenda pandemica – ha rilevato il ministro Brunetta- Il 15%, comunque è il dato di massimo utilizzo del lavoro agile registrato in Italia sull’intera popolazione lavorativa nel pieno della pandemia  e questo in perfetta linea con la media europea”.

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Lo smart working al centro del Patto per l’innovazione del lavoro pubblico

Ora si devono definire dei processi organizzativi e gestionali del modello di lavoro agile adeguati al nuovo contesto di riferimento”.
Il lavoro agile o smart working è dunque al centro del Patto per l’innovazione del lavoro pubblico e la coesione sociale sottoscritto dal Presidente del Consiglio Mario Draghi, dal ministro Renato Brunetta e dai segretari delle confederazioni sindacali Cgil, Cisl e Uil.
Lo scopo, si legge nello studio preliminare, consiste nel dar vita a una “disciplina che garantisca condizioni di lavoro trasparenti, che favorisca la produttività e l’orientamento ai risultati, concili le esigenze delle lavoratrici e dei lavoratori con le esigenze organizzative delle pubbliche amministrazioni consentendo, a un tempo, il miglioramento dei servizi pubblici e dell’equilibrio fra vita professionale e vita privata”.

Consuelo Terrin

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