Con il conflitto nel Golfo tornano in primo piano energia, sicurezza e spese militari: la Camera approva la linea della maggioranza mentre cresce l’attenzione sulle basi americane, da Sigonella ad Aviano
La guerra in Iran ha determinato un vero e proprio spartiacque, tra un “prima” e un “dopo”, anche nell’agenda politica italiana.
Il Consiglio dei ministri, per esempio, avrebbe dovuto riunirsi entro la fine di questa settimana, invece non lo farà prima di martedì 10 marzo. Ed è tutto da vedere, per esempio, se il Governo vi discuterà, come era in programma prima dell’esplosione del conflitto, del nuovo “Piano casa” per la ristrutturazione e il recupero di circa 50-60 mila appartamenti di edilizia residenziale e sociale. Le priorità, del resto, sono giocoforza cambiate.
Sono tornate in primissimo piano, sul piano economico, le tematiche legate all’andamento dei costi dell’energia e delle bollette, gas in primis, insieme al monitoraggio dei prezzi al consumo, per evitare fenomeni speculativi. Ma anche la spesa pubblica dei prossimi mesi rischia di dover essere rivista. Fermo restando il rispetto dei vincoli di finanza e delle regole comunitarie, i fondi a disposizione potrebbero infatti essere reindirizzati maggiormente verso la difesa. Anche perché, nelle ultime ore, la Camera ha approvato la risoluzione in materia presentata dalla maggioranza.
I contenuti della risoluzione
Va ricordato che una risoluzione (approvata in questo caso con 179 voti favorevoli, 100 contrari e 14 astenuti) esprime l’orientamento del Parlamento e indica al Governo una linea da seguire su un argomento specifico, senza però essere vincolante. L’Esecutivo, in altri termini, non ha nessun obbligo di adottare provvedimenti, ma, specie quando si discosti da quanto deciso dalle Camere, si deve assumere la responsabilità politica della sua decisione. Nello specifico, il testo dedicato alla situazione in Iran e nel Golfo Persico è strutturato attorno a 3 ambiti principali di natura politico-militare.
Il primo è la sicurezza militare e passa in primis attraverso un tempestivo rafforzamento della capacità di difesa e protezione delle missioni italiane in Medio Oriente e dei circa 100 mila cittadini italiani presenti nella regione e coinvolti nel conflitto.
Attraverso l’impiego di sistemi di difesa aerea, antimissilistica e di sorveglianza si punta anche a garantire il sostegno ai Paesi alleati e a salvaguardare le infrastrutture strategiche.
In secondo luogo, impegna il nostro Governo a rinsaldare la cooperazione interna alla Ue, partecipando attivamente allo sforzo europeo comune e sostenendo, nella difesa del proprio territorio da attacchi con missili o droni (come avvenuto da parte iraniana nei confronti della base britannica a Cipro, verso dove dovrebbe partire nei prossimi giorni una nave di protezione organizzata in coordinamento con Francia, Spagna e Olanda), gli altri Stati membri che lo richiedano.
Infine, si ribadisce la necessità di confermare il rispetto degli accordi internazionali attraverso cui è regolato l’uso delle basi militari presenti in Italia e concesse all’esercito Usa.
Le basi Usa in Italia
Insieme all’innalzamento al massimo livello di protezione della difesa aerea, una delle prime mosse decise dal Governo è stata dunque quella di confermare, ribadendo anche che nel caso sarà interpellato anche il Parlamento, la regola secondo cui serve l’ok dell’Italia qualora gli Stati Uniti chiedano di utilizzare le postazioni sul nostro territorio come base di partenza per azioni militari.
Il riferimento va principalmente all’aeroporto di Sigonella, in Sicilia, soprannominata non a caso “la portaerei del Mediterraneo”. Qui, negli ultimi giorni, si è intensificato il traffico di droni e aerei americani, anche se la base viene utilizzata per ora, in conformità agli accordi, solo per rifornimento, logistica e sorveglianza aerea.
Il tema delle basi statunitensi in Italia, così, è balzato al centro dell’attenzione pubblica. E i numeri pubblicati, spesso, sono stati molto diversi. Questo perché c’è chi ha preso in considerazione solo le basi principali, che non superano la decina, e chi invece ha guardato a tutte le oltre 120 installazioni di vario tipo, comprese torri radar e depositi, che ospitano militari Nato o a stelle e strisce. Nelle 59 installazioni statunitensi, il personale è pari a circa 13 mila unità, facendo del nostro Paese uno dei principali hub Usa nel Mediterraneo. Insieme a Sigonella, ci sono altri 2 importanti aeroporti militari americani: Aviano in Friuli Venezia Giulia e Ghedi in Lombardia. I porti principali sono invece quelli di Napoli e Gaeta, mentre le basi più grandi sono quelle delle caserme Ederle e Del Din nel Vicentino e di Camp Darby in Toscana, dove trova sede il più grande deposito di armi e munizioni americano in Europa. Infine, vanno segnalati il Naval Radio Transmitter Facility di Niscemi, in Sicilia, e il centro logistico e comando Nato di Lago Patria, vicino a Napoli.
Alberto Minazzi






