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Inquinamento: Italia terza in Europa per numero di vittime

Inquinamento: Italia terza in Europa per numero di vittime

Quasi 60 mila decessi prematuri. In 46 siti contaminati, oltre 1400 morti tra i bambini

L’inquinamento ambientale continua a uccidere. E l’Italia, purtroppo, si posiziona sul terzo gradino di un non invidiabile podio.
Con esattamente 59.641 decessi prematuri, nel 2020 in Europa il nostro Paese si è posizionato alle spalle delle sole Francia e Germania per numero di vittime attribuibili alle varie forme di inquinamento, a partire da quello atmosferico e da quello dovuto all’esposizione ai campi elettromagnetici.
Il dato emerge dall’ultimo rapporto della rete europea d’informazione e di osservazione in materia ambientale Eionet ed Agenzia Europea per l’Ambiente (Eea), citato e commentato dagli esperti intervenuti a Roma alla terza edizione del convegno nazionale “Curare è prendersi cura”, organizzato da Ail (Associazione Italiana contro Leucemie, Linfomi e Mieloma) e dedicato quest’anno proprio al tema ‘Impatto Ambientale e Rischio Sanitario’.
La riflessione si è incentrata anche sul 6° rapporto “Sentieri”, lo studio epidemiologico nazionale dei territori e degli insediamenti esposti a rischio da inquinamento promosso dall’Istituto superiore di sanità che fotografa lo stato di salute, l’ospedalizzazione e la mortalità della popolazione presente sul territorio italiano relativamente a 46 siti contaminati di interesse nazionale e regionale.

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L’ultimo aggiornamento dell’Eea

L’Eea ha nei giorni scorsi pubblicato un aggiornamento del monitoraggio 2022, sottolineando che “i livelli di inquinamento atmosferico rimangono costantemente elevati”. Nel 2021, infatti, oltre il 90% della popolazione urbana dell’Unione Europea è stata esposta a livelli nocivi di biossido di azoto, ozono e particolato fine (PM2,5).
In particolare, riguardo a questo inquinante, ritenuto uno dei più dannosi per la salute umana e una delle principali cause di ictus, cancro e malattie respiratorie per chi vi è esposto, nel 2021 il 97% della popolazione urbana è stata esposta a concentrazioni di PM2,5 superiori alla linea guida annuale dell’OMS di 5 microgrammi per metro cubo.
Inoltre, evidenzia l’Agenzia, secondo i dati preliminari del 2022 l’Europa centro-orientale e l’Italia hanno registrato le concentrazioni più elevate di PM2,5 dovute principalmente alla combustione di combustibili solidi come il carbone per il riscaldamento domestico e al loro utilizzo nell’industria.

Al contrario, Faro, in Portogallo, e le città svedesi di Umeå e Uppsala sono state classificate, sulla base delle misurazioni delle concentrazioni effettuate in oltre 4.500 stazioni di monitoraggio, come le città europee più pulite e hanno avuto i livelli medi più bassi di particolato fine negli ultimi due anni solari.
Va ricordato che la Commissione europea ha fissato l’obiettivo per il 2030 di ridurre il numero di morti premature causate dal PM2,5 di almeno il 55% rispetto ai livelli del 2005. A tal fine, nel 2022 ha pubblicato una proposta di revisione delle direttive sulla qualità dell’aria anche per allineare maggiormente gli standard alle raccomandazioni dell’Organizzazione Mondiale della Sanità.

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Inquinamento e minori

“I livelli di inquinamento atmosferico in tutta Europa – ha commentato Hans Bruyninckx, direttore esecutivo dell’Eea – sono ancora pericolosi e le politiche europee sulla qualità dell’aria dovrebbero mirare a proteggere tutti i cittadini, ma soprattutto i nostri bambini, che sono i più vulnerabili agli impatti sulla salute dell’inquinamento atmosferico”.
L’Agenzia ricorda che, nonostante i miglioramenti degli ultimi decenni, l’inquinamento atmosferico, che rimane costantemente sopra le linee guida sanitarie dell’Oms, si stima provochi oltre 1.200 morti premature all’anno in persone di età inferiore ai 18 anni nei 32 Paesi dello Spazio economico europeo.
L’esposizione all’inquinamento nei primi anni di vita aumenta inoltre significativamente il rischio di sviluppare malattia nel corso della vita.
I bambini e gli adolescenti sono infatti particolarmente vulnerabili all’inquinamento atmosferico perché i loro corpi, organi e sistemi immunitari sono ancora in fase di sviluppo.
La funzione polmonare e lo sviluppo polmonare dei bambini sono influenzati dall’inquinamento atmosferico, in particolare da ozono e biossido di azoto (NO2) a breve termine e da particelle fini (PM2,5) a lungo termine. L’esposizione materna all’inquinamento atmosferico durante la gravidanza è legata al basso peso alla nascita e al rischio di parto prematuro.
Dopo la nascita, l’inquinamento atmosferico aumenta il rischio di diversi problemi di salute, tra cui asma, ridotta funzionalità polmonare, infezioni respiratorie e allergie. Può anche aggravare condizioni croniche come l’asma, che affligge il 9% dei bambini e degli adolescenti in Europa, oltre ad aumentare il rischio di alcune malattie croniche più avanti nell’età adulta.

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Il 6° rapporto “Sentieri” dell’Iss

Il tema dei decessi prematuri in età pediatrica-adolescenziale con possibili connessioni con l’inquinamento ambientale è affrontato anche dal 6° rapporto “Sentieri” (Studio Epidemiologico Nazionale Territori E Insediamenti Esposti a Rischio di Inquinamento) dell’Iss, che ha registrato 1.409 decessi in età pediatrica-adolescenziale e 999 tra i giovani adulti nei 46 siti contaminati analizzati.
Si sottolinea inoltre che, in Italia, dove si registrano ogni anno 400 mila nuovi casi di tumore e 180 mila morti premature a causa del cancro, il dato non è distribuito sul territorio in modo uniforme e casuale, dal momento che si registra una concentrazione maggiore nei territori soggetti a inquinamento ambientale.
“La contaminazione ambientale di molti territori italiani è strettamente legata a gravi conseguenze sanitarie come l’aumento della diffusione dei tumori e di altre malattie che generano una media più elevata di ospedalizzazioni e mortalità”, conclude quindi il rapporto, legato allo progetto partito nel 2006.
Il più recente aggiornamento dello studio conferma i dati degli anni precedenti, con un eccesso (medio) del 2,6% di mortalità e del 3% di ospedalizzazioni per la popolazione interessate, pari al 10,4% di quella nazionale. Esattamente, tra il 2013 e il 2017, nei 46 siti nazionali monitorati dalla sorveglianza epidemiologica, si è verificato un eccesso di 1668 decessi l’anno.

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I tumori maligni contribuiscono per oltre la metà (56%) degli eccessi osservati. Nel dettaglio, la mortalità per mesoteliomi totali risulta in eccesso di 3 volte nei siti con presenza di amianto e quella per mesoteliomi pleurici di più di due volte nell’insieme dei siti con amianto e aree portuali.
Il tumore del polmone è in eccesso del 6% tra i maschi e del 7% tra le femmine. Inoltre, sono in eccesso la mortalità per tumore del colon retto nei siti caratterizzati dalla presenza di impianti chimici, del 4% tra i maschi e del 3% tra le femmine, e del 6% per il tumore della vescica negli uomini residente nei siti con discariche.

“E’ necessario intervenire sui fattori di rischio”

Partendo da questi dati e dalla considerazione che i tumori sono la seconda causa di morte al mondo, nel convegno l’Ail ha promosso il confronto tra esperti nel campo della medicina, delle scienze sociali e ambientali ed esponenti delle Istituzioni e dell’associazionismo per interrogarsi sulla complessa tematica del rapporto tra ambiente e salute, con l’obiettivo di conoscere e capire per prevenire e per promuovere azioni di salvaguardia.
I lavori hanno affrontato il tema della salute e dell’ambiente da differenti prospettive: la prima dedicata al rischio ambientale, la seconda agli effetti ambientali sulla salute e l’ultima parte dedicata al benessere e alla qualità della vita.
“La crisi ambientale – ha spiegato Pino Toro, presidente di Ail nazionale – è il risultato anche di un importante aumento di fonti inquinanti sia nell’aria che negli altri ambienti”.

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Pino Toro, presidente di Ail nazionale

“La disponibilità di dati scientifici e studi relativi alle relazioni tra inquinamento ambientale e salute – continua Toro – dovrebbero condurre a urgenti azioni e normative politiche in materia di regolamentazione della tutela ambientale, sicurezza alimentare, tutela sanitaria e all’immissione di sostanze tossiche sull’ambiente e nel cibo. Non è sufficiente agire sull’aspetto della cura dei tumori, ma è necessario intervenire sui fattori di rischio”.
“Serve implementare – ha confermato il presidente del Consiglio Superiore di Sanità, Franco Locatelli – un’attenzione sempre maggiore sul tema del rischio ambientale e delle conseguenze per lo sviluppo di patologie oncologiche-ematologiche. E credo che parlare di quelli che sono i temi legati alle bonifiche ambientali sia assolutamente doveroso”.

Alberto Minazzi

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