Arte e Cultura +

IN CERCA DI GIOVANI TALENTI

IN CERCA DI GIOVANI TALENTI

ReyerZine_22_RedCanzian

Il trevigiano dei Pooh, Red Canzian, talent scout d’eccezione: come presidente della giuria al Coorsal Music Summer Festival di Mirano e come direttore della Fondazione Q. «Cerco qualcuno che mi racconti “un mondo, un’emozione”, che vada al di là della corretta esecuzione del brano»

Red Canzian è un artista appassionato e generoso, non solo nella lunga carriera con i Pooh, ma in tutti i progetti che lo riguardano (e che spaziano dalla musica alla pittura, passando per i libri che ha pubblicato legati ad un’altra sua grande passione: la natura). Si tratta di uno di quei nomi che hanno letteralmente fatto la storia della musica italiana ma che con semplicità sa mettere la sua lunga esperienza a disposizione dei giovani talenti. Per questo lo scorso anno ha svolto con entusiasmo il ruolo di presidente della giuria del Coorsal Music Summer Contest, il concorso dedicato alle nuove leve della musica (di cui Reyerzine è partner) al Mirano Summer Festival. Un ruolo che ha accettato anche per la prossima edizione.
«I concorsi sono indispensabili e, all’inizio, quando si è giovani, stimolano l’adrenalina da combattimento, ti fanno capire che ogni vittoria è una conquista. Era così un tempo e credo sia così anche per i giovani d’oggi, anche se sarebbe bello vivere in un paese dove la cultura e la musica non debbano sottoporsi ad una gara per emergere. Il mio amico Lino Dal Corso di Coorsal Music, che fa parte dell’organizzazione del contest, mi aveva parlato spesso di questa manifestazione e così lo scorso anno sono stato invitato a fare il presidente della giuria e devo dire che Lino aveva ragione quando mi parlava dell’alto livello qualitativo dei partecipanti. Ho avuto infatti buone emozioni e mi sarebbe piaciuto iniziare a lavorare con un paio di ragazzi dalle voci davvero interessanti. Spero che succeda la stessa cosa anche quest’anno, che mi arrivino buoni segnali dai partecipanti per poter dare loro una chance con la mia fondazione».
Il tuo interesse nel ricercare musicisti di talento non è infatti una novità, visto che dirigi un progetto che si chiama Fondazione Q, ce ne vuoi parlare? «La Fondazione Q è sempre alla ricerca di “eccellenze”, diciamo uno bravo e basta non mi interessa, cerco qualcuno che oltre alla bravura abbia qualcosa in più che lo renda speciale e unico. Sono disposto a rinunciare ad una bella voce perfettamente intonata in cambio di un’interpretazione che mi racconti “un mondo, un’emozione”, che vada al di là della corretta esecuzione del brano. Insomma per quelli bravi e basta ci sono già i talent show».
Nel frattempo, certo non te ne resti con le mani in mano. Stai infatti girando con il tuo tour acustico “Ho visto sessanta volte fiorire il Calicanto”. Come sta andando? «Abbiamo fatto tre date di “rodaggio” e devo dire che il concerto è proprio divertente, per noi sul palco ma soprattutto per la gente. È un lungo viaggio nella musica italiana ed internazionale degli ultimi sessant’anni, da “Yesterday” a “Love me tender”, al “Cielo in una stanza” per arrivare alle grandi canzoni che ho fatto con i Pooh, passando attraverso momenti molto divertenti dove mi cimento anche come imitatore dei primi “urlatori” che sentivo da bambino. Due ore e mezza di spettacolo, 90 foto storiche proiettate, 8 musicisti sul palco tutti in acustico e Chiara, mia figlia, che interpreta alcuni capolavori della musica americana».
Hai anche seguito recentemente il progetto discografico “Pooh Tribute Band”… «Si, è stata una di quelle “follie buone” che fai col cuore. Ho voluto regalare un sogno a tutti quei ragazzi che suonano nelle nostre tribute band dedicando tempo e passione alla nostra musica. Ho portato oltre 100 musicisti nello studio dei Pooh a suonare con la nostra strumentazione e a collaborare con i nostri tecnici, grafici, ufficio stampa. Insomma un’avventura da “veri Pooh”».
Ma come vedi la grande diffusione delle tribute band in Italia (una delle novità di questa edizione del Coorsal Music Summer Contest è proprio l’introduzione della categoria “cover band”)? «La musica non fa mai male, se è buona. Non è obbligatorio essere anche autori e compositori per essere musicisti, altrimenti i grandi direttori d’orchestra, da Muti in poi, o i musicisti delle grandi orchestre sinfoniche dovremmo considerarli “limitati” perché da sempre dirigono o suonano solo musica scritta da altri qualche centinaio di anni primi. Si può anche suonare bene quello che hanno fatto gli altri e cercare di farlo al meglio».
C’è intanto all’orizzonte una data fatidica, ovvero il 2016, in cui si celebrerà il cinquantennale dei Pooh. Puoi darci qualche anticipazione su quello che bolle in pentola? «Bolle tanta roba, e qui mi fermo. È presto per parlarne ed è tutto in continua evoluzione. Di sicuro non sarà una piccola cosa».
In chiusura una domanda che probabilmente è scontata ma inevitabile: la tua è una carriera lunghissima e ricchissima di soddisfazioni, come si riesce a trovare sempre stimoli nuovi e nuovi obbiettivi nella musica? «Io progetto e sogno continuamente qualcosa di nuovo, dentro di me, e questo mi fa pensare ad un futuro sempre più lungo e ancora in parte da costruire. Non mi sento arrivato, ma in un continuo, meraviglioso viaggio. Quel viaggio che ogni giorno, se solo lo sai cogliere, ti può regalare grandi sorprese. Ad esempio ad ottobre uscirà il mio nuovo album da solista e sarà come ricominciare un nuovo viaggio».
ReyerZine_22_RedCanzian2

Nella foto Red Canzian
mentre suona il basso

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Il campo nome è richiesto.
Il campo email è richiesto o non è corretto.
Quest'opera è distribuita con Licenza Creative Commons Attribuzione - Non commerciale - Non opere derivate 4.0 Internazionale.