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IL TEMPO DELLE IMPRESE

IL TEMPO DELLE IMPRESE

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Il nono posto nella stagione di A1 ‘86-‘87 è tuttora l’ultimo miglior risultato della Reyer. Ma anche la salvezza dell’annata successiva è da ricordare, impreziosita da tante vittorie di lusso. Su tutto però dominano i leggendari 70 punti di Dalipagic

Il ritorno nella massima serie riaccende l’entusiasmo in laguna. È l’estate ’86, all’Arsenale ci si prepara al gran ritorno alla corte delle grandi del basket italiano. Da qualche mese tutta l’Italia e mezza Europa è sotto choc per il disastro di Chernobyl di cui non si conoscono ancora i reali effetti. A fine giugno il Mundial di calcio messicano vinto dall’Argentina incorona Maradona tra i più grandi di sempre. Ai campionati del mondo di basket svolti in Spagna e vinti dagli USA, l’Italia chiude sesta, mentre Milano si gode il secondo tricolore consecutivo sotto la guida di Dan Peterson e punta all’Europa. A Venezia intanto ci si avvicina ad una nuova stagione confermando il nucleo attorno al quale si è costruita la promozione in A1. Dalipagic è il faro inamovibile. A prendere il posto di Allen al centro dell’area è Ratko Radovanovic, centro di spessore internazionale, già campione d’Europa con il Bosna Sarajevo e al fianco di Praja nei tanti successi con la casacca stellata della Jugoslavia. Ma la vera sorpresa saranno due giovani pescati dalle serie minori, il play Sandro Brusamarello e l’ala tiratrice Moris Masetti, che andranno ad aggiungersi agli altri prodotti del vivaio veneziano e che rispondono ai nomi di Barbiero, Seebold, Guerra, Gianolla e De Piccoli. Al timone, ancora una volta, Tonino Zorzi. FATTORE CAMPO Nell’esordio di lusso sul parquet del PalaTrussardi contro l’Olimpia Milano, la banda orogranata dà filo da torcere ai campioni d’Italia, arrendendosi soltanto per 89-81. A partire dal secondo turno, con la vittoria sulla Berloni Torino, inizia a farsi sentire il fattore-Arsenale, dove passa indenne solo la Mobilgirgi Caserta di Oscar e Gentile alla sesta giornata. Alla decima arriva anche il primo successo esterno, sul parquet del Carnera contro Udine. Mentre in viaggio si soffre, in campo della Tana soccombono prima Rimini e poi Pesaro, nel doppio turno interno di fine novembre. Dopo un inizio sofferto e un girone d’andata di assestamento (chiuso a quota 12), la Reyer decolla decisamente nella seconda metà di stagione. Una prima svolta è la vittoria pesante sulla Divarese Varese (sarà prima al termine la stagione regolare), che si piega alla legge dell’Arsenale e soccombe 86-79. Per la Giomo è il primo di tre successi consecutivi, completati da quello sul parquet dell’Ocean Brescia e in casa sulla Libertas Livorno. Ma la vera pietra miliare della stagione viene posata a fine gennaio.
LA LEGGENDA
Lungo Riva degli Schiavoni è un pullulare di luci, suoni e colori. Le giostre del carnevale animano come di consueto il bacino di San Marco. Dopo il passo falso del PalaMaggiò contro la solita bestia nera JuveCaserta, la Reyer è attesa ad un match di cartello, contro una delle favorite del campionato, la Virtus Bologna. Le V nere sono guidate in panchina da Sandro Gamba e in campo da Roberto Brunamonti. Solo il fattore campo dà qualche speranza di successo ai lagunari. L’attesa è notevole. Ma nessuno può immaginare nemmeno lontanamente quello che sta per accadere. Dalipagic si carica sulle spalle tutta la squadra e inizia una personale sfida con la retina. Alla fine saranno 70. Settanta punti. Un numero magico, il più importante della cabala orogranata. La Virtus è annichilita. La Reyer trionfa 107-102. Si dice che, quasi al termine dell’incontro, il capitano bianconero Brunamonti si sia avvicinato a Praja e gli abbia rivolto solo tre parole, con inaudita freddezza. «Sei – una – macchina». La leggenda del Santo Tiratore è compiuta.
PLAYOFF AMARI
Nelle domeniche successive è tutto un rilanciare e scommettere su quanti ne segnerà l’ “uomo coi baffi”. Ottanta? Novanta? Cento? La fantasia dei tifosi veneziani ormai non ha limite. Superfluo ricordare che Dalipagic al termine della stagione regolare si laureerà principe dei cannonieri dell’A1 con oltre 36 punti di media a gara. Tutta la squadra nel frattempo è attraversata da una rara carica agonistica. In stato di grazia, la Reyer tra gennaio e febbraio infila sette vittorie in nove partite. Una media da scudetto. Tra le vittorie da ricordare c’è quella colta al Madison di Piazzale Azzarita contro la Fortitudo di George Bucci. Tra i protagonisti il filiforme Moris Masetti, che non a caso l’anno successivo approderà nella squadra dell’Aquila. I playoff vengono agguantati con lauto anticipo. Nel finale di stagione, però, vengono a galla le “primavere” dei plavi veneziani e l’inesperienza di buona parte della truppa. Agli ottavi di finale la Reyer pesca la Liberti Firenze, proveniente dall’A2. Sembra un compito ampiamente alla portata. Gara1 infatti si chiude con una vittoria per 111-105. Gara2, invece, vede prevalere nettamente i toscani per 111-90, illuminati dalla stella del formidabile JJ Anderson. Nella terza e decisiva sfida la Giomo perde la bussola e nel finale regala letteralmente la vittoria agli avversari. Si chiude quella che è – tuttora – l’ultima migliore stagione della Reyer. È il primo aprile del 1987.
A TUTTO BASKET
In quel periodo anche chi non segue il basket nostrano, si divide tra Bird e Magic. Tra Boston e Los Angeles. Il campionato NBA diventa un successo planetario grazie alle sfide tra Celtics e Lakers. Non c’è ragazzino che giochi a basket a Venezia, Bologna, Milano, Roma, che non sogni di emulare i campioni americani. È NBA-mania. La pallacanestro nel frattempo si avvia verso una mutazione epocale. Nel 1988 il successo dell’Unione Sovietica in finale nel torneo olimpico di Seoul contro la nazionale stelle e strisce, risveglia finalmente dal torpore gli americani. Siamo ancora in tempo di (tarda) Guerra Fredda e vincere non è solo una questione di prestigio, ma anche di egemonia. Così è deciso: mai più ragazzi del college ai tornei internazionali. Dal ’92 in poi saranno i professionisti a misurarsi con il resto del mondo. Soprattutto ai Giochi Olimpici, che di lì a poco apriranno anche agli atleti di “status” professionistico. In Italia, intanto, il basket gode di una popolarità mai più raggiunta. Milano è la locomotiva del movimento, grazie anche ai successi in campo europeo. Nel 1988 la Tracer di D’Antoni, Meneghin e McAdoo, scala l’olimpo del basket continentale, battendo il Maccabi e conquistando la Coppa dei Campioni. Quella finale è un vero e proprio evento nazionale. La diretta in prima serata sulla Rai tiene incollati ai teleschermi oltre 4 milioni di spettatori. La pallacanestro, in quel momento, è uno sport generalista.
AVVIO IN SALITA
La nuova stagione inizia con il cambio di guardia sulla panchina della Reyer: se ne va Zorzi, arriva “Pero” Skansi, allora tecnico alle prime armi, ma con un passato di successi internazionali da giocatore. Chi meglio di lui può guidare una squadra che ruota attorno alla confermatissima coppia slava Dalipagic-Radovanovic? Intanto però la società deve rinunciare a Moris Masetti. L’arrivo di uno sponsor “pesante” come la multinazionale Hitachi, compensa la perdita dell’abbinamento con la Giomo. Durante la preparazione, però, si infortuna gravemente il play titolare, Sandro Brusamarello, sul quale si erano puntati gli occhi di mezzo campionato dopo l’exploit del primo anno. Sarà un torneo sofferto, ma dignitoso quello della Reyer, che parte male (tre sconfitte nelle prime tre giornate), ma alla quarta confeziona l’impresa. Senza Dalipagic, infortunato, e aggrappata ad un monumentale Radovanovic, la Reyer sbanca il PalaTrussardi e batte l’Olimpia Milano campione d’Europa in carica per 81-80. Tra le sole cinque vittorie del girone d’andata vanno annoverate quelle contro Pesaro e nel derby contro Treviso. In quel periodo, nel frattempo, viene presentato l’ambizioso progetto del nuovo palasport. La collocazione è il Tronchetto, proprio alle porte di Venezia, ma raggiungibile anche in auto dalla terraferma. Nell’avveniristica strutturata avrebbero trovato posto oltre 9.000 spettatori. L’idea è tanto affascinante, quanto irrealizzabile. Così il bel disegno dell’architetto Bortoluzzi finisce nel più classico dei cassetti.
SALVEZZA DI LUSSO
Al giro di boa della stagione la truppa di Skansi cambia marcia. Con un ritmo da playoff la Reyer infila nove successi in quindici turni, impreziosendo il tutto con vittorie eccellenti contro Cantù, Milano (ancora!), Virtus Bologna e Pallacanestro Livorno. Alla fine però gli orogranata pagano il brutto avvio di stagione e sono costretti a giocarsi i playout. Il mini-girone, che comprende anche Fabriano, Firenze, Pavia, Forlì e Pistoia, è dominato dai lagunari che iniziano subito con quattro vittorie nelle prime cinque partite. L’Hitachi si congeda dal proprio pubblico con la vittoria sulla Annabella Pavia. Sarà quella anche l’ultima partita all’Arsenale di Praja Dalipagic, che pochi mesi dopo andrà a chiudere la carriera in quel di Verona. Mentre la Reyer pensa già a come affrontare un altro campionato di A1.
…CONTINUA NEL PROSSIMO NUMERO DI REYERZINE…
DI ALESSANDRO TOMASUTTI
 

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