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Il regista Sorrentino trionfa al David di Donatello

Il regista Sorrentino trionfa al David di Donatello
E' stata la mano di Dio - Official still (Credits Netflix)

“E’ stata la mano di Dio”, il film ambientato a Napoli ai tempi di Maradona, porta a casa cinque statuette

Paolo Sorrentino ce l’ha fatta alla grande. “E’ stata la mano di Dio” ha conquistato il premio per miglior film, regia, attrice non protagonista Teresa Saponangelo, fotografia e David giovani.
Un trionfo decretato durante la diretta su Rai 1 da Cinecittà del David di Donatello, il premio più importante del cinema italiano.
A batterlo per numero di statuette arrivando a sei è stato il fantasy “Freaks Out”. Al film di Mainetti sono andati i riconoscimenti per miglior scenografia, fotografia, produttore, trucco, acconciatura, effetti visivi-vex.

La notte delle statuette parla napoletano

“E’ stata la mano di Dio” è stata la pellicola italiana più vista del 2021 e ha incassato circa 7 milioni di euro.
Il film, che si ispira a una storia vera, è ambientato negli anni Ottanta a Napoli, dove il giovane Paolo rimane orfano a soli 16 anni decide di lasciare il luogo natale e fare il regista.

David di Donatello
Paolo Sorrentino Leone d’Argento 2021 (per cortesia La Biennale di Venezia)

Sulla sfondo c’è la città che impazziva per Diego Armando Maradona, che ha regalato ai partenopei gli unici due scudetti della sua storia.
Per Sorrentino quello di quest’anno è il sesto David di Donatello che il regista ha dedicato a tutti i napoletani e a Ludovica Bargellini, una sua collaboratrice scomparsa da qualche giorno.
Un buon risultato l’ha ottenuto anche “Qui rido io” di Mario Martone che si è aggiudicato il David per il migliore attore non protagonista, Eduardo Scarpetta e quello per i costumi. “Ariaferma”, il film drammatico di Leonardo Costanzo ambientato in un carcere ha vinto per il miglior attore, riconoscimento andato a Silvio Orlando, e la sceneggiatura originale.

David di Donatello
“Qui rido io” – Actor Toni Servillo (Credits Mario Spada)

Tre David a “Morricone” e gli altri premiati

Ben tre David per miglior documentario suono e montaggio sono andati a “Ennio” di Giuseppe Tornatore, dedicato al grande Ennio Morricone.
Un omaggio che ripercorre la vita e le opere dell’indimenticabile compositore attraverso interviste a rinomati registi e musicisti, registrazioni dei tour mondiali, i video tratti da alcuni film e filmati esclusivi delle scene e dei luoghi che hanno caratterizzato la sua vita.

David di Donatello
Ennio Morricone

A Chiara” di Jonas Carpignano, ha ottenuto il premio per la miglior attrice protagonista alla diciassettenne Swamy Rotolo, mentre Manuel Agnelli lo ottiene per la canzone originale in “Diabolik”. Una sola statuetta anche per “L’Arminuta” film diretto da Giuseppe Bonito e tratto dal romanzo bestseller di Donatella Di Pietrantonio.
Sempre nel segno di Napoli, “I fratelli De Filippo” di Sergio Rubini conquista il premio al miglior compositore Nicola Piovani.

Il David Speciale a Sabrina Ferilli

La notte delle statuette, giunta quest’anno alla 67° edizione ha visto anche la consegna di un David Speciale alla carriera a Sabrina Ferilli.
Dopo ben 31 anni di attività nei ruoli più disparati tra cinema, teatro e televisione, per l’attrice italiana è arrivato anche questo significativo riconoscimento.

Nel corso della sua carriera nulla è mancato. A cominciare dalle fiction di grande successo come “Commesse” o “Le ali della vita”, solo per citarne un paio. E poi i film che l’hanno vista impegnata in “La bella vita” di paolo Virzì, ruolo che le ha permesso di vincere il Nastro d’Argento come miglior attrice protagonista, e “La Grande bellezza” di Paolo Sorrentino.
Ha lavorato anche con Corbucci e Monicelli. «Il premio è sempre qualcosa che gratifica l’ego – ha detto Ferilli con il David tra le mani -. Non cambia la percezione delle cose ma, se arriva a un certo punto della carriera, dopo 31 anni come nel mio caso, dà una certa soddisfazione. Le cose belle si fanno con grandi registi, bravi sceneggiatori e bravi attori. Grazie all’Accademia e alla mia famiglia che mi sopporta e che ne merita tanti di David di Donatello».

Silvia Bolognini

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