I Tre Oci di Venezia: la Casa della fotografia

La Casa dei Tre Oci alla Giudecca, Venezia
Nella foto in alto: La Casa dei Tre Oci alla Giudecca, Venezia

“Siamo la Casa della fotografia, presidio dell’immagine a Venezia. Ci occupiamo della produzione di mostre di fotografia e della loro circolazione secondo uno schema rigoroso ben consolidato di programmazione precisa”.
In poche parole, il direttore artistico Denis Curti inquadra La Casa dei Tre Oci, realtà espositiva veneziana dedicata alla fotografia che fa capo alla Fondazione di Venezia.
Storia e immagine.  La “Casa”, disegnata dall’artista Mario De Maria, fu costruita nel 1913 ed è uno dei principali esempi di architettura neogotica cittadini.

 

UN BENE DI INTERESSE STORICO E ARTISTICO

E’ sempre stato un luogo di produzione artistica e culturale, sede di incontri e dibattiti, studio per gli artisti che partecipavano alla Biennale e spazio di ospitalità per intellettuali di passaggio a Venezia. Fino alla fine degli anni ‘80 del secolo scorso è rimasto luogo vivo e attivo. Nel 2000 è stata acquistata dalla Fondazione di Venezia che successivamente, attraverso Polymnia, una sua società strumentale, l’ha sottoposta a un profondo e scrupoloso restauro. Un’operazione “premiata” nel 2007 dalla Direzione Regionale per i Beni Culturali e Paesaggistici del Veneto che l’ha dichiarata bene di interesse storico e artistico. Nel 2012 è diventata uno spazio espositivo aperto al pubblico, un progetto di Fondazione di Venezia e Polymnia con Civita Tre Venezie.

 

La sala espositiva dei Tre Oci alla Giudecca, Venezia

Già dal nome questo luogo culturale specializzato “rigorosamente privato non sovvenzionato da denaro pubblico” tiene a precisare Curti, riesce ad attirare numerosi visitatori e non solo gli appassionati che rincorrono la foto cult del grande maestro, magari “immersa” in un ambiente del tutto particolare.
Fin dal suo esordio La Casa dei Tre Oci è una vera eccellenza nell’offerta culturale veneziana. Numerosi sono stati i grandi nomi della fotografia presentati (da Salgado a Newton, da Scianna a Bischof a Berengo Gardin) nei suoi tre piani espositivi e circa 80mila i visitatori annuali. Venezia è una città-immagine ma qui alla Giudecca, in un angolo davvero magico della città, l’immagine diventa essa stessa città. Diventa parte della città.

 

Denis Curti, direttore Artistico Casa dei Tre Oci, Venezia

LE MOSTRE E VENEZIA

Poichè Venezia è una città oggi facilmente e superficialmente scambiata per semplice immagine, “Ai Tre Oci non proponiamo una iper-esposizione, un’ indigestione del tutto, privilegiando al contrario una precisa specificità”, sottolinea Curti. Certo Venezia fa parte di questa specificità, come si è visto anche recentemente con le mostre dedicate al francese Willy Ronis (una selezione di una decina di inediti scatti veneziani all’interno di una gallery di oltre cento fotografie vintage) e a Fulvio Roiter, anche qui con alcune preziose foto di una città e della sua gente ormai solo “immaginabile” E ancora, molto particolare e per certi versi clandestina, con “Venezia si difende 1915-1918” organizzata nel 2014 per i cento anni della Grande Guerra.

Ma specificità, rigore e professionalità, qualità della ricerca fotografica sono anche il “Building a Nation” negli scatti di Lewis Hine o il percorso “militante” e coraggioso di Letizia Battaglia che riapre il 20 marzo la stagione espositiva in questo campus dell’immagine custodito in uno degli angoli più scenografici di Venezia.

Peraltro, con la mostra dedicata alla fotografa palermitana i Tre Oci proseguono anche quel percorso sulla fotografia declinata al femminile che certamente ha avuto il suo momento “più potente” così lo definisce Curti con “Sguardo di Donna”. Allestita tra il 2015 e il 2016 e curata anch’essa da Francesca Alfano Miglietti, la mostra che presentava i lavori di 25 donne per un totale di 250 fotografie, si caratterizzava per la sua complessa drammaturgia, innervata dai rimandi a varie fonti: dal reportage e dai documentari alle forme di denuncia ma anche di compassione fino alle poetiche struggenti e caratterizzate da profonde malinconie. Un tracciato che è pure la testimonianza dell’emancipazione femminile e non a caso la grande antologica di Battaglia s’intitola “Fotografia come scelta di vita”.

 

Casa dei Tre Oci, Venezia

UN CIRCUITO EUROPEO PER LA FOTOGRAFIA

Curti è consapevole del valore aggiunto apportato dalla “Casa dei Tre Oci” al panorama culturale della città che proprio nei mesi scorsi si è ulteriormente arricchito con M9, il grande museo 4.0 aperto a Mestre. “I Tre Oci rappresentano una realtà che in questa città non poteva mancare e ne consolida il fruttuoso rapporto con una rete culturale europea”. Più che ai gemellaggi, spiega, “Partecipiamo a un circuito europeo della fotografia, con la Francia in primo piano assieme alla Germania.
Relazioni che si concretizzano anche nella produzione di mostre per altri soggetti”. E che alimentano iniziative “parallele” organizzate dai Tre Oci, con attenzione “al pubblico allargato. Infatti -precisa Curti- la stessa programmazione delle due grandi mostre annuali è frutto di un equilibrio funzionale a rendere fruibile la nostra produzione agli specialisti e a chi si avvicina anche solo per curiosità alla fotografia d’autore. Noi ricerchiamo questo dialogo”.
Così, accanto alle mostre, convivono e si intrecciano ogni stagione seminari e laboratori didattici sia per adulti che per famiglie, affiancati da corsi, anche avanzati, di formazione alla fotografia.

 

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