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I GIOVANI E LA MUSICA

I GIOVANI E LA MUSICA


 
Quanto è difficile per i giovani trovare occasioni per esibirsi? Come il mercato influisce sulle scelte artistiche? Quanto sono importanti i concorsi musicali? Rispondono i finalisti
del Coorsal Music Summer Contest
 
In panorama sicuramente incoraggiante, per la qualità espressa, quello messo in mostra dalle tre serate del concorso musicale Coorsal Music Summer Contest al Mirano Summer Festival (di cui Reyerzine è stato media partner) per quanto riguarda i talenti musicali della nostra zona. Alla fine si sono imposti tra i Quid Aloud tra i gruppi, Morris Bacci tra i solisti mentre al chitarrista Alberto Ziliotto è andato il premio della giuria. Ma è stato davvero difficile per la giuria scegliere tra i tre gruppi (Quid Aloud, Fruit of Diversity e Haggadah) e i tre solisti (Morris Bacci, Eleonora Quindi e Alberto Pinosio) scelti tra i 24 artisti che si sono esibiti nelle serate di semifinale (e tra le decine che avevano mandato il materiale online). I vincitori avranno la possibilità di registrare in studio con il produttore Simone Chivilò e realizzare un cd che sarà poi promosso con tutti i crismi (per i Quid Aloud in arrivo anche un videoclip professionale). Una grande opportunità quella offerta a questi ragazzi dagli organizzatori del Coorsal Music Summer Contest (Coorsal Music, Associazione Volare, Associazione ComunicArte e Heart rmp). Ai giovani protagonisti dell’evento abbiamo chiesto come hanno vissuto quest’esperienza e qual è in generale la situazione per chi vuole fare musica nella nostra zona.
 
Cosa significa per voi fare musica? «QUID ALOUD: La nostra attività musicale, per quanto agli inizi, si basa sulla cooperazione e sul lavoro di squadra di ogni giorno, in cui ogni elemento del quintetto non si distingue nella sua individualità ma fonde la propria identità nello spirito della band. Il fondamento è dunque l’unità; il fine la trasmissione di idee ed emozioni a chi ci ascolta.
MORRIS BACCI: Risulta sempre più difficile rivelare a rendere pubbliche le proprie idee. Fare musica secondo me significa far sentire la propria “voce”, farsi spazio fra le mille opinioni ed esprimere le sensazioni più profonde, i propri sogni, i propri pensieri e le proprie emozioni.
HAGGADAH: Per noi fare musica significa donare agli ascoltatori la possibilità di vivere parti delle nostre vite tramite le emozioni e le sensazioni con le quali dipingiamo la tela musicale durante la composizione. Puntiamo a far vivere una storia diversa ad ogni brano in modo che, tramite lo scambio di energia tra musicisti e pubblico, entrambi possano poi tornare a casa con la sensazione di aver accumulato esperienze nuove.
ALBERTO ZILIOTTO: Fare musica per me significa avere un momento tutto mio in cui riesco a rilassarmi, sfogarmi ed inventare sonorità che mi portano alla mente ricordi, posti, persone.
ELEONORA QUINCI: Esprimere quello che si ha dentro, le emozioni, il proprio vissuto e magari anche il vissuto delle persone che ti stanno vicine. Far emozionare chi ascolta ed emozionarsi».
 
Le occasioni per suonare sono sufficienti? cosa proporreste per avere più spazi ? «MORRIS BACCI: Ci sono moltissimi gruppi rock. Solo nel mio paese, Chioggia, sono una trentina. Purtroppo la maggior parte delle persone ascoltano esclusivamente musica commerciale, non sanno apprezzare la musica proposta dai piccoli gruppi che non trovano facilmente sostenitori. Le occasioni per suonare risultano alquanto insufficienti, si è costretti ad esibirsi all’interno di locali privi di grandi spazi e con una pessima acustica. In questo modo la possibilità di arrivare al grande pubblico e/o di farsi notare da qualche discografico è alquanto limitata per non dire inesistente.
ALBERTO ZILIOTTO: Il panorama è ricco di cover band. Ci sono anche gruppi che fanno musica propria ma è difficile trovare qualcosa di originale e di orecchiabile. Si rischia spesso che, cercando l’originalità, si vada a sfociare in tecnicismi. I locali per suonare prediligono le cover band. Per avere più spazi bisognerebbe che le amministrazioni mettessero a disposizione i loro teatri e promuovessero la musica originale.
HAGGADAH: La scena musicale underground nel nostro territorio è piuttosto florida, purtroppo la maggior parte è composta da cover band dei gruppi più conosciuti e commerciali che si allineano al trend per avere maggiori occasioni di suonare. Anche i gestori dovrebbero cambiare mentalità dato che invece di trattare gli artisti come tali li considerano solo come mera occasione di guadagno per attirare clientela.
ELEONORA QUINCI: A Venezia, in centro storico dove vivo io, le occasioni per suonare sono molto molto scarse. Sono spesso richieste prestazioni gratuite nonostante suonare in giro richieda molta fatica sia fisica che economica tra prove in sala, trasporto degli strumenti, ecc. Sarebbe bello se si permettesse ai gruppi anche emergenti, ma con delle qualità, di suonare di più. Le amministrazioni dovrebbero incentivare questo tipo di attività.
QUID ALOUD: Esiste un circolo vizioso per il quale a poche occasioni consegue lo sviluppo di poche band, sempre e comunque dal repertorio standardizzato. In quest’ottica i gruppi si vedono costretti in molti casi ad organizzare concerti autogestiti (con gran dispendio di energie e denaro). Nel territorio veneziano – viste anche le ultime ordinanze comunali in materia di concerti – la situazione dovrebbe essere riequilibrata favorendo una rispettosa e controllata attività musicale».
 
Cosa ne pensate dei concorsi e come avete vissuto questa esperienza al Coorsal Music Summer Contest? «ALBERTO ZILIOTTO: I concorsi mi piacciono perché oltre ad avere la possibilità di far sentire la mia musica ad un pubblico che magari non se la sarebbe aspettata, sono un occasione per conoscere nuovi bravi musicisti e persone che organizzano eventi. A Mirano in special modo ci è stata data la possibilità di suonare davanti a molta gente e di poter provare l’emozione di esibirsi su un palcoscenico attrezzato in modo perfetto.
QUID ALOUD: Noi ci riteniamo una band che nel suonare le proprie canzoni live riesce a far valere appieno la propria natura. Per questo i concorsi musicali sono il miglior contesto in cui finora ci può capitare di suonare: stimolano la creatività dando un obiettivo cui far riferimento. Nello specifico del Coorsal Summer Contest siamo rimasti entusiasti della professionalità del palco, dell’attrezzatura, e soprattutto della competenza dimostrata da tecnici e organizzatori. HAGGADAH: Pensiamo che i concorsi spesso siano belle occasioni per suonare. Tante volte nelle scelte dei vincitori però si ha troppo poco coraggio e non si fa altro che alimentare la mentalità italiana della musica oggetto e non come arte che guarda al progresso e all’istruzione pubblica.
ELEONORA QUINCI: Ho fatto molti concorsi negli ultimi anni e ne ho viste di cotte e di crude. A Mirano credo sia stata riconosciuta la mia passione per la musica e l’impegno che ci metto per raggiungere il mio obiettivo che è quello di vivere di musica. I musicisti erano di qualità anche se di stili molto diversi tra loro.
MORRIS BACCI: L’esperienza del Coorsal Music Summer Contest è stata senza alcun dubbio positiva. È stato per me il primo palco importante, mi sono emozionato tantissimo, ma la tensione e le aspettative per questo evento mi hanno permesso di esprimermi al meglio. Credo che il premio vinto sia un’ occasione per farmi conoscere al grande pubblico, un buon punto di inizio che spero di riuscire a sfruttare al meglio per realizzare i sogni di una vita. Concorsi simili dovrebbero essere più frequenti, credo che solo attraverso la competizione ed un sano agonismo si possa esprimere al meglio il proprio talento.

 
 
DI ANDREA MANZO
 
 

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