Guardare al futuro salvaguardando l’identità

M13-Brussa-Caorle

La Brussa scommette sulla “natura sostenibile”: percorsi, itinerari, progetti europei e un birrificio artigianale

Bella d’estate, bella d’inverno, ammalia per il suo fascino un po’ selvaggio e per lo stupore che regala in ogni stagione. La Brussa è una lingua di terra e valli collegata al resto del mondo dalla Provinciale 70. Si trova nel comune di Caorle, nella Città Metropolitana di Venezia. Insomma, a due passi da casa. Ma mette insieme peculiarità di molte terre, perché nei suoi appena 10 km di lunghezza, per una larghezza variabile tra i 2 e i 5 km, il paesaggio muta costantemente, offrendo esperienze spettacolari.

L’oasi naturalistica Vallevecchia Brussa – PH© Veneto Agricoltura

Nel corso della primavera, sulla spiaggia, può capitare di assistere alla deposizione delle uova delle tartarughe marine ma, soprattutto in autunno e in inverno, lungo i suoi 70 ettari di boschi, tra lepri e una ricca fauna, non è inusuale scorgere i caprioli, che hanno trovato qui condizioni ambientali idonee per stabilizzarsi. Durante l’intero arco dell’anno, numerosissime specie di uccelli attirano gli appassionati di birdwatching e gli amanti della fotografia naturalistica, mentre, d’estate, la sabbia dorata della costa, il mare e la pineta accolgono i bagnanti alla ricerca di angoli di paradiso.

Della Brussa fa parte Vallevecchia, sito di importanza comunitaria riconosciuto dall’Europa come zona di protezione speciale. Fino a pochi decenni fa non era così. Vallevecchia era un’isola di 800 ettari destinata all’agricoltura. Grazie a diversi interventi di riqualificazione attuati dalla Regione, che con l’Agenzia Veneto per l’innovazione nel settore primario gestisce l’area, oggi quell’ultimo lembo di spiaggia non antropizzata dell’Adriatico è un vero e proprio laboratorio di crescita economica, agronomica (tra i prodotti artigianali ottimi i cereali e i salumi della Brussa)  e scientifica: sull’area insistono infatti diversi progetti europei, tra cui uno avanzatissimo per la gestione dell’acqua dolce.

La riqualificazione ambientale qui procede di pari passo con quella delle attività economiche, tutte rigorosamente legate alla natura e ai suoi cicli. L’ultima è un birrificio artigianale a “chilometri zero”, il B20. Dalla materia prima alla produzione, la birra viene fatta in casa. Orzo e frumento sono già coltivati nei 25 ettari di seminativo che il birrificio ha in concessione in Brussa, mentre la coltivazione del luppolo, il vecchio bruscandolo che è ciò che dona alla birra il particolare sapore amarognolo, sarà introdotta il prossimo anno. Il forte legame con il territorio è dato anche dalla vicinanza al mare: il tipo d’acqua utilizzato nella produzione della birra è un elemento di importanza fondamentale. Il birrificio s’inserisce in tutta una serie di attività ricettive tarate sulla particolarità dell’area, che può esser visitata con le biciclette attraverso le piste ciclabili, a cavallo grazie alla presenza delle scuderie di un maneggio e ai percorsi equestri, soggiornando in un agri-hotel o pranzando in un agriturismo.

Alla Brussa si può arrivare anche in barca, ammirando dalla laguna i tipici casoni della zona, capanne realizzate con canne di bambù, legno, paglia e argilla dai pescatori, che fino ad una cinquantina di anni fa ci abitavano. Oggi i casoni, testimoni di una tecnica di costruzione paleostorica, contribuiscono ad impreziosire un territorio che riesce a guardare al futuro conservando la propria natura e identità.

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