Politica +

Crisi di governo: la Camera vota la fiducia.

Crisi di governo: la Camera vota la fiducia.

La Camera dei deputati ha votato: in maggioranza assoluta, ha riconfermato la fiducia al Governo totalizzando 321 a favore, 259 contrari e 27 astenuti.
Domani (19 gennaio ndr) sarà la volta del Senato.
E’ lì che si gioca davvero la partita.
E’ a Palazzo Madama che, senza il sostegno dei 18 senatori di Italia Viva, la sopravvivenza dell’esecutivo può venir meno.
A oggi, la compagine di Governo può contare sul sostegno di un numero di parlamentari che va da 151 a 157, a seconda della decisione finale sul voto di fiducia dei 6 senatori a vita e di alcuni componenti del gruppo Misto.

Composizione Senato
Composizione Senato – gennaio 2021

Obiettivo maggioranza assoluta anche al Senato

Ma l’obiettivo ottimale viene considerato il raggiungimento di una maggioranza assoluta: il voto di fiducia di 161 senatori, pari al 50%+1 .
Certo, al Governo potrebbe bastare anche una maggioranza semplice o relativa, quindi un solo voto in più di quelli totalizzati dall’opposizione in Senato, per rimanere in vita.
Tuttavia, anche se la maggioranza assoluta non è prevista dalla Costituzione, sarebbe il segnale di una compagine forte e solida. Quella che servirebbe in un momento così delicato qual è quello attuale e che più volte è stata richiesta dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella.

Le dimissioni delle ministre di Italia Viva all’origine della crisi

La prima parte dell’impegno del Presidente del Consiglio Giuseppe Conte ha oggi (18 gennaio) trovato soddisfazione.
Alle 12 si era recato alla Camera dei Deputati a riferire sullo stato della crisi di Governo e a lanciare il suo appello per trovare una maggioranza alternativa a sostegno dell’esecutivo.
Un mezzogiorno di fuoco il suo, giunto dopo le dimissioni rassegnate, il 13 gennaio, dalle due ministre di Italia Viva Teresa Bellanova (Politiche Agricole) ed Elena Bonetti (Pari Opportunità e Famiglia).
Una decisione annunciata dal senatore e leader di Italia Viva Matteo Renzi, ufficializzando di fatto una rottura nella maggioranza e la privazione del sostegno di IV all’esecutivo.
Ad avere l’ultima parola, è così ora il Parlamento: la Camera, che ha confermato la sua fiducia al Conte bis e, appunto, il Senato.

Le misure in sospeso

Mentre si gioca la grande partita, restano in sospeso diverse misure come il Decreto Ristori, atteso al voto in Parlamento mercoledì 20 gennaio. Il provvedimento è coperto da uno scostamento di bilancio di circa 24 miliardi, un punto e mezzo di Pil.
Già approvato dal Consiglio dei Ministri, prevede interventi come i nuovi finanziamenti a Regioni e Comuni, il rifinanziamento della cassa integrazione (circa 5 miliardi) e le misure per la sanità: 3,4 miliardi di euro, 1,5 dei quali per la campagna vaccinale già in corso.
In attesa, anche la riforma dell’Irpef, a oggi in stallo alle audizioni all’interno delle commissioni Finanze di Montecitorio e di Palazzo Madama.

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Il campo nome è richiesto.
Il campo email è richiesto o non è corretto.
Quest'opera è distribuita con Licenza Creative Commons Attribuzione - Non commerciale - Non opere derivate 4.0 Internazionale.

Tag:  Governo