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Giro d'Italia: il Triveneto pronto ad accogliere i ciclisti

Giro d'Italia: il Triveneto pronto ad accogliere i ciclisti

Eventi, mostre, l’omaggio al grande Gino Bartali. Il Giro d’Italia infiammi gli animi

Biciclette (rosa) in mezzo alle rotonde cittadine.
Striscioni, bandieroni, vetrine colorate di rosa che salutano al passaggio della “carovana rosa”.
Strade riasfaltate o piazze colorate con slogan tipo “Vai Pogacar”, “Dai Antonio”, “Forza Milan” (ma non per la squadra di calcio).
Tutto nella normalità: sotto casa vostra sta arrivando il Giro d’Italia, edizione numero 107, che nel corso dell’ultima settimana di maggio si deciderà, come di consueto, nel Triveneto. Infatti, dopo il lunedì di riposo, da martedì 21 la “corsa rosa” regalerà un continuo sali-scendi dalle montagne trentine fino alla pianura veneta, per poi ritornare sulle Dolomiti e passare per il Grappa. La tappa finale di Roma di domenica 28 maggio sancirà il vincitore finale.
Il Giro è sempre una grande festa e ogni città che lo ospita o vede il suo passaggio si organizza, non vuole trovarsi impreparata.
Fioccano gli eventi collaterali come mostre, esperienze nelle scuole, oppure realizzati per celebrare i ciclisti locali che hanno fatto la storia della corsa rosa.

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L’omaggio a Bartali, il più grande ciclista della storia

È quello che è successo nel Veneziano, con il prezioso aiuto di Fiorenzo Andreatta, uno dei collaboratori dell’evento e collegamento tra il territorio e il board organizzatore del Giro.
Grazie alle conoscenze con la famiglia Bartali nella figura della nipote Gioia, figlia di Andrea, uno dei figli di Gino Bartali, in questi mesi ha contribuito a far riscoprire la figura di Gino Bartali, colui che può essere considerato il più grande ciclista della storia italiana. Il fiorentino passa alla storia per due motivi: il primo per aver vinto sia il Giro – per ben tre edizioni – sia il Tour de France – due volte – prima e dopo la Seconda Guerra Mondiale. Poi per la sua accesissima rivalità con Fausto Coppi, l’altro asso del ciclismo italiano di quegli anni, conosciuto per la vita passata nelle corse e la vita privata, prematuramente scomparso nel 1960.
Ma la storia di “Ginettaccio”, così soprannominato, segna profondamente la storia italiana in due casi: nel corso della guerra, sfruttando i suoi allenamenti, nel tubo del telaio della bicicletta teneva nascosti documenti falsi destinati agli ebrei in procinto di fuggire dall’Italia occupata dai nazifascisti.
Per il suo impegno civile e la partecipazione alla resistenza, la Presidenza della Repubblica conferì nel 2006 la Medaglia d’Oro al Valor Civile, mentre lo Yad Vashem israeliano gli conferì nel 2013 il titolo di “Giusto tra le Nazioni” per contribuito a salvare circa 800 ebrei.

 

La bicicletta numero 13

“Il bene si fa, ma non si dice” – diceva Bartali – “e certe medaglie si appendono all’anima, non alla giacca”, un aforisma che spesso ritorna come un mantra per giustificare l’umiltà e la sincerità delle buone azioni. Gino Bartali entra nella storia nazionale anche per quanto avvenuto nel 1948, l’anno della seconda vittoria al Tour de France.
Quella era un’estate rovente, l’Italia era sull’orlo della guerra civile in seguito all’attentato subito da Palmiro Togliatti, il Segretario del PCI. La leggenda vuole che, invocato dal Premier Alcide De Gasperi, Bartali fosse riuscito a distrarre l’attenzione degli italiani vincendo le due tappe principali corse sulle Alpi, abbattendo così il ritardo di 20 minuti dalla Maglia Gialla e trionfando  nel Tour.
In occasione del passaggio del Giro d’Italia 2024, la bicicletta di Gino Bartali vincitrice del Tour 1938, per volere di Gioia Bartali nipote e portatrice dei valori del nonno, è stata esposta in diverse occasioni nei comuni di passaggio della manifestazione, attirando l’interesse degli appassionati di ciclismo e degli amanti della storia in genere.
La biciletta con il numero 13 è stata esposta a Zero Branco, Mirano, Martellago, Stra, Santa Maria di Sala, con una mattinata dedicata alle scuole in cui Gino è stato abbinato a Giorgio Perlasca, anche lui aiutante di migliaia di ebrei ungheresi nel corso della sua permanenza a Budapest, e per finire Treviso.

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Al di là dell’excursus storico, il Giro d’Italia ha da sempre un impatto molto forte sulla comunità.
Se le istituzioni lavorano per fare bella figura e per garantire la sicurezza (per esempio con l’asfaltatura delle strade interessate), anche gli esercizi commerciali concorrono in questa operazione. Infatti, lungo il passaggio della corsa spuntano cartelloni, enormi biciclette rosa, vetrine dedicate. Padova, per esempio, che ospiterà il traguardo della tappa di giovedì 23 maggio, ha organizzato una serie di iniziative. A partire proprio da Prato della Valle, che di notte è completamente illuminata di rosa. Ma tutte le attività commerciali del centro storico hanno concorso a vestirsi di rosa e per organizzare alcune mostre dedicate alla bicicletta, come quella allestita nella zona del ghetto, dove sono esposte fino al 23 maggio numerose bici storiche, da corsa e da lavoro.

Con il Giro d’Italia, un grande indotto

Del resto, il volano che il Giro garantisce in termini economici è rilevante. In un rapporto, Banca Ifis ha stimato che l’edizione 2023 ha provocato un circolo di 2 miliardi di euro.

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Non ne beneficia solo l’industria della bicicletta italiana, veneta in particolare, che nel 2022 aveva fatto registrare un 71% in più ai bilanci delle imprese; non parliamo solo degli investimenti alle infrastrutture; il ritorno sul territorio è garantito in particolar modo alla voce “turismo”: 620 milioni di euro sono fatti girare da chi sfrutta le strutture ricettive del territorio o come incassi dei ticket staccati per visitare i luoghi o monumenti, oltre al giro d’affari destinato alle piccole attività commerciali. Il Giro d’Italia, quindi, è una sana forma di promozione del territorio e capace di sfruttare, in particolare, l’immenso patrimonio di ciclovie allestite. Ospitare il Giro, quindi, è una spesa per i comuni ma alla lunga ha un impatto favorevole in ritorno di immagine, di incassi e di sviluppo o miglioramento di strade e infrastrutture in genere.
Godiamoci, quindi, gli ultimi atti della “corsa rosa” e andiamo a scoprire chi vincerà definitivamente la Maglia Rosa 2024.

Ivan Zabeo

 

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