Giornata mondiale del disegno: viaggio nei musei di Venezia

Leonardo, Studio di proporzioni del corpo noto come Uomo Vitruviano, 1490 circa, Gallerie dell’Accademia, Venezia
Nella foto in alto: Leonardo, Studio di proporzioni del corpo noto come Uomo Vitruviano, 1490 circa, Gallerie dell’Accademia, Venezia

Il disegno: una forma d’arte dai mille volti

Tra le tante giornate mondiali, ce n’è una dedicata anche al disegno, una delle forme artistiche più antiche e utili.
A differenza di pittura e scultura, impiegate prevalentemente  a uso estetico e decorativo, il disegno è infatti nella storia la tecnica più duttile e più utilizzata: nella scienza e nella comunicazione, nella cartografia e nell’architettura.
Pur essendo Venezia la città del colore, in cui i pittori hanno smesso di disegnare sulla tela favorendo il diretto intervento cromatico, conserva nei propri musei e archivi un patrimonio incredibile di disegni che,  dal Rinascimento a oggi, sono stati realizzati per le più diverse funzioni.

La bozza preparatoria

Quando si pensa al disegno in pittura e scultura, la prima idea che viene in mente è quella della bozza preparatoria, della “brutta copia” o dello schema. Essendo una tipologia esecutiva veloce e modificabile, soprattutto oggi tramite l’uso di gomme e strumenti per cancellare, viene spesso associata allo stadio precedente rispetto alla stesura del colore o all’esecuzione finale dell’opera d’arte.
Questo utilizzo pratico del disegno è stato fortemente condiviso da moltissimi artisti che ci hanno tramandato le loro opere non solo in forma finita ma anche in bozza preparatoria, permettendoci sia di identificare gli eventuali “pentimenti d’artista”, sia di ricostruire l’immagine in caso di danni o problemi di conservazione.
Un esempio di ciò, sono i disegni di Gambattista e Giandomenico Tiepolo (padre e figlio) conservati nel Gabinetto dei disegni e delle stampe del Museo Correr, insieme a un patrimonio di altri 8000 esemplari e 40000  incisioni realizzate dal  XV sec al XIX sec.

Quelli dei due pittori veneziani sono disegni finalizzati allo studio del soggetto per la rappresentazione. Sono delle vere e proprie bozze da tradurre in opera finita una volta completate.

Il disegno come forma d’arte: il vedutismo

Il disegnò, però, non ha avuto solo un ruolo secondario come accompagnamento per forme artistiche più illustri  e nobili, ma si è ricavato uno spazio importante già nel corso dei vari secoli della storia.
L’anno scorso, il Museo di Ca’ Rezzonico, tramite il Comune di Venezia, ha ottenuto cinque acqueforti di Rembrandt a cui garantire conservazione, tutela e valorizzazione.

Rembrandt, Cottage vicino al canale. Veduta di Diemen, 1641, Ca’ Rezzonico, Venezia

Queste splendide rappresentazioni, che hanno come soggetto principale paesaggi di campagna e vedute di città, sono dei meravigliosi esempi di un utilizzo del disegno come forma d’arte finita che non necessità di essere tradotta in pittura per avere degli apprezzamenti da parte del mondo delle committenze.

Rembrandt, Mulino a vento, 1641, Ca’ Rezzonico, Venezia

Idee per scultura: la contemporaneità

Come le altre forme d’arte, anche il disegno ha avuto una netta evoluzione nel corso dei secoli, passando dalle vedute di Rembrandt a forme più astratte come quelle che possiamo ammirare alla Peggy Guggenheim Collection.
Il museo di Palazzo Venier dei Leoni, tra le diverse forme d’arte nate nel primo ‘900, ospita moltissimi quadri che sviluppano questa forma d’arte donandogli una chiara identità, ben distinta rispetto alle altre.
Il disegno diventa così espressione di idee che possono avere sviluppi futuri ma che rappresentano già di per sè un’opera d’arte, come nel caso delle opere di Henry Moore (Senza Titolo, 1937, e Idea per Scultura) in cui scolpisce sul foglio, sperimentando nuove forme e nuovi concetti.

H. Moore, Senza Titolo, 1937, Peggy Guggenheim Collection, Venezia

Ma diventa anche una forma d’arte che riesce a collegarsi con tematiche astrattiste, come nel caso delle opere di Agnes Martin. La pittrice espressionista astratta realizzò opere come Senza Titolo (Disegno) #31, del 1960, in cui non era rappresentato nulla se non una semplice griglia che lasciava grandi varchi bianchi e infinite possibilità interpretative.

A. Martin, Senza Titolo (Disegno) #31, 1960, Peggy Guggenheim Collection, Venezia

Lo studio anatomico: disegno tra arte e scienza

Le Gallerie dell’Accademia ospitano la collezione di disegni più famosa di Venezia, resa celebre dalla presenza di una delle figure più iconiche dell’arte mondiale: l’Uomo Vitruviano.
Tra i grandi nomi contenuti in questa raccolta di immenso valore, oltre a Leonardo da Vinci, possiamo trovare anche Raffaello Sanzio, Michelangelo Buonarroti, Canaletto e Francesco Hayez.

La cosa sorprendente, però, delle rappresentazioni di Leonardo è il fatto che, oltre alla bellezza estetica, ci fosse uno studio diverso, meno finalizzato all’arte e più all’analisi scientifica del corpo umano. Quei disegni sono, infatti, degli Studi Anatomici; in un epoca precedente alla fotografia, l’unico modo di diffondere il sapere o di immortalare un’immagine che potesse premette uno studio non in loco, era disegnarla nel modo più fedele possibile.

Leonardo, Studio di proporzioni del corpo noto come Uomo Vitruviano, 1490 circa, Gallerie dell’Accademia, Venezia

Il Progetto architettonico

Una delle forme di disegno che non ci ha mai abbandonato dai tempi antichi e che oggi rimane ancora molto forte è il Progetto Architettonico.
L’edificazione di strutture, semplici o meno, ha sempre richiesto la possibilità di avere un’idea del risultato finale, che potesse essere visionata in anticipo rispetto ai lavori. In questo modo, nel corso dei secoli, gli architetti hanno sempre dovuto disegnare le proprie opere o le proprie idee in modo da avere più chiaro il tipo di intervento da realizzare.
Moltissimi progetti, oggi, li vediamo realizzati in tutta la loro maestosità, ma moltissimi altri, invece, rimangono solo delle ipotesi che possiamo solo immaginare.
Un caso eclatante è quello dell’architetto Frank Lloyd Wright e che progettò un palazzo su Canal Grande, per la famiglia di un suo caro allievo morto giovane, Angelo Masieri, con cui avrebbe voluto portare una ventata d’aria fresca nel panorama architettonico cittadino. Il progetto, però, non ebbe seguito, rimanendo incompiuto.

 

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