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GIOIA E NOIA

GIOIA E NOIA


I nostri giovani hanno ancora stupendi sogni da realizzare: se noi proponiamo loro uno sport vero, saranno in grado, forse non di diventare campioni nello sport, ma di fare scelte coraggiose
Sono molti anni che ho la fortuna di lavorare e stare insieme a ragazzi e giovani. Questo mi porta a mettermi sempre in discussione e a non dare nulla per scontato. Ma mi fa anche percepire come ci sia una certa difficoltà nelle persone a confrontarsi con i ragazzi. Spesso infatti sento rivolgere la fatidica domanda che mi indispettisce anche perché posta con una facilità disarmante: “Quali sono le ricette per il risolvere il problema giovanile?”. Ma che problema e problema… il problema grande è che molte volte c’è la noia nei volti e negli occhi dei nostri ragazzi anche quando sembrano spaccare il mondo o essere nello sballo più totale. Da quelli che si sparano ore davanti alla playstation, da chi vive in facebook, da chi deve per forza fare un video idiota per farsi mettere su youtube, da chi fa “Italia uno” sopra i tetti delle case, da chi si butta dai balconi degli hotel per tuffarsi direttamente in piscina, da chi non si riesce a staccare dal cellulare per pochi secondi, da chi deve in tutti i modi per forza sballare, da chi…Tutto questo dovrebbe portare al divertimento, ad essere up, alla gioia. Ecco invece la parola che manca, ed è su questa che dovremmo puntare. Altro che i giovani come problemi: cominciamo ad essere gioiosi noi, che dovremo proporgli qualcosa. Cominciamo noi a offrire loro spazi nei quali possano essere protagonisti e non solo oggetto di marketing. Cominciamo noi a scommettere che, seppur dentro un caos primordiale di pensieri e azioni non sempre con senso, c’è un gran bene dentro i nostri giovani. Perché altrimenti alla fine rimane solo poca comunicazione, isolamento, paura di essere giudicati, necessità di circondarsi di persone che dicono sempre sì, pazzie quando si riceve un brutto voto oppure si viene rifiutati in amore, volere per forza assomigliare agli altri perché altrimenti si è diversi. Ma è proprio questo il bello: essere diversi, anzi essere se stessi. Penso sia questa la grande rivoluzione che dobbiamo far esplodere con tutti noi stessi: aiutare i nostri ragazzi a tirar fuori chi veramente sono, i doni che hanno, le loro capacità senza aver paura di dover per forza apparire qualcosa che non sono. Sarebbe un calcio agli stinchi alla noia, all’essere uguali come tutti propongono. Lo sport in generale ha un compito grandioso da questo punto di vista: qualsiasi sia lo sport ha la grande capacità di tirar fuori eccellenze e limiti in tutti e questa è una lezione di vita che se imparata bene ti fa gioire anche della fatica, anche dell’avere perso. Ho sempre giocato a pallavolo e prima di entrare in seminario militavo nel San Giorgio di Chirignago, allora la squadra giovanile più forte in Veneto. Senza modestia posso dire di essere stato il più grande portaborracce della storia della mia società, eppure questo non mi impediva di essere presente tutti i giorni in palestra, essere però sempre convocato. Se c’è chi ti fa capire che anche tu vali, non molli tutto perché c’è gente più forte, non molli tutto perché ti annoi a vedere gli altri, ma ti prepari sempre perché, in ogni caso, tu sei indispensabile per i tuoi compagni quando sei in allenamento; non è la stessa cosa se tu non ci sei. Questo ti fa tirare fuori tutto anche quando, non avendo praticamente mai giocato, ti ritrovi a partire titolare nella prima partita del raggruppamento nazionale perché il giocatore più forte della tua squadra, sul quale si puntava tantissimo, si è infortunato. Non è il momento di dire cambio canale, non è il momento di dire è troppo per me…Se vogliamo aiutare i nostri ragazzi ad uscire dalla noia delle solite cose, dallo scontato, e vedere nei loro volti la voglia di superarsi, di saper gioire senza sballare, diamo loro le possibilità di esprimersi andando al di là delle apparenze e dei pregiudizi. I nostri ragazzi, i nostri giovani, hanno ancora stupendi sogni da realizzare: se noi proponiamo loro uno sport vero, saranno in grado, forse non di diventare campioni nello sport, ma di fare scelte coraggiose, gioiose e non scontate nella vita…
come la mia.
DI DON FABIO MATTIUZZI
DIRETTORE DELL’UFFICIO PER LA PASTORALE
DELLO SPORT PATRIARCATO DI VENEZIA
 

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