Società +

Il gettone telefonico: da oggetto quotidiano a piccolo tesoretto

Il gettone telefonico: da oggetto quotidiano a piccolo tesoretto

Pensate che, nel fondo di qualche vostro cassetto, possa essere rotolato qualche vecchio gettone telefonico? Cercate bene, perché quel piccolo dischetto metallico scanalato, che molto probabilmente molti tra i più giovani nemmeno immaginano a cosa potesse servire, potrebbe valere almeno una decina di euro e fino a 85 euro.

La forza della numismatica

Sia chiaro: non tutti i gettoni arrivano a queste valutazioni. Dipende dallo stato di conservazione e dal tipo di gettone.
Anche se apparentemente possono sembrare tutti uguali anche a chi li ha utilizzati per la loro funzione originaria (ovvero quella di fare una telefonata da un telefono pubblico), in realtà ce ne sono vari tipi. Ed è il collezionismo numismatico ad attribuire diversi valori a quella che, nei fatti, è ora una moneta con un livello più o meno marcato di rarità.

I più ricercati sono, ovviamente, i primi gettoni utilizzati in Italia. Si tratta di quelli coniati nel 1927 dalla Stipel, futura Sip (poi diventata l’attuale Telecom).
Realizzati in bronzo o con una lega di rame, nichel e zinco chiamata alpacca, furono presentati alla Fiera campionaria di Milano, primo posto in cui è stato possibile anche utilizzarli per una telefonata. Se in buone condizioni può valere fino a 85 euro e comunque il suo valore difficilmente scende sotto i 65.

La storia (e i valori) dei gettoni

I gettoni che la maggior parte di noi ha conosciuto risalgono al 1959. A tre scanalature (come il primo realizzato dalla Teti nel 1945) potevano essere utilizzati in qualunque telefono pubblico e rimasero in circolazione fino al 31 dicembre 2001.
Il loro valore inizialmente era di 30 lire, che passò a 45 lire (pari a tre scatti) nel 1964, a 50 lire nel 1972. E poi a 100 lire nel 1980 (quando si smise di coniarli) e, adeguandosi all’aggiornamento di costo e durata dello scatto, a 200 lire dal 1984.

In quell’anno, si registrò anche una sorta di mini speculazione, perché chi aveva fatto incetta di gettoni vide raddoppiare il proprio piccolo patrimonio.
Sebbene non avesse nessun valore di conio ufficiale, era infatti abitudine accettata da tutti l’utilizzo dei gettoni anche per effettuare pagamenti. Insomma, a metà anni ’80, con un gettone ci si pagava anche un ghiacciolo. Quando uscì di scena, la Telecom accettò la sua conversione in scheda telefonica. Valore di cambio: una scheda ogni 9 gettoni.

I gettoni (e le schede telefoniche) più ricercati

Chi ha resistito fino a oggi ha però per le mani un affare potenzialmente ben maggiore. Per capire quanto, vanno guardate prima di tutto le quattro cifre incise sotto la scritta “Gettone telefonico”. Che indicano l’anno e il mese di conio.
uello di ottobre 1971 (sigla 7110) se ben conservato arriva fino a 70 euro.

Gettone telefonico
Vengono poi il 7304 (60 euro), il 7704 (50 euro), il 6505 (45 euro) e il 7607 (30 euro). Anche un gettone 7803, comunque, non è da disprezzare, con il suo valore attuale di 20 euro.

La produzione e l’uso dei gettoni furono accantonate prima ancora della diffusione di massa dei cellulari. Il passaggio intermedio verso l’attuale telefonia mobile fu rappresentato dalle schede telefoniche prepagate, introdotte già a partire dal 1976.
Anche per esse c’è un mercato di collezionisti, visto che ne furono prodotti numerosissimi tipi di esemplari. Un mercato di appassionati collezionisti, se vogliamo, ancor più fiorente, visto che si parla di alcune centinaia di euro per i pezzi più rari.

Gettoni e cabine: gli antenati del cellulare

La casa del gettone era la cabina telefonica. Quella davanti alla quale si poteva stare in coda anche mezzora pur di riuscire a fare una telefonata.

cabina telefonica
Mestre (Venezia) Piazzale Candiani, 1978, persone in fila davanti a una cabina telefonica @Cameraphoto

La prima fu installata a Milano nel 1952 e, nel corso del tempo, anche queste si sono evolute. Il tipo durato più a lungo, funzionante solo a gettone, fu utilizzato dal 1964 al 1982.
Breve vita ebbe il modello che prevedeva l’utilizzo di gettoni e monete da 100 e 200 lire, che fu impiegato tra il 1982 e il 1987.
Si passò, fino al 2002, al telefono funzionante con monete e schede, poi aggiornato con quello, chiamato “Digito” utilizzato ancor oggi.

Ma se i gettoni sono ormai un pezzo d’antiquariato, e pure le schede sono fuori produzione dal 2018, anche le cabine telefoniche stanno progressivamente venendo abbandonate, a partire dall’inizio del nuovo millennio. A fine anni Settanta, erano ben 33 mila, rispetto alle circa 2.500 del 1971, mentre nel 2019 la stima si aggirava di poco sotto quota 18 mila.

Alberto Minazzi

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Il campo nome è richiesto.
Il campo email è richiesto o non è corretto.
Quest'opera è distribuita con Licenza Creative Commons Attribuzione - Non commerciale - Non opere derivate 4.0 Internazionale.

Tag:  gettone, soldi