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Fumo: verso lo stop anche all'aperto

Fumo: verso lo stop anche all'aperto

A 20 anni dalla legge Sirchia, il ministro della Salute annuncia una stretta anche per sigarette elettroniche, locali dedicati e pubblicità

Il 16 gennaio 2003 l’approvazione, il 10 gennaio 2005 l’entrata in vigore.
Sono passati 20 anni dalla legge Sirchia, che tolse agli italiani la possibilità, fino a quel momento concessa, di fumare nei locali pubblici al chiuso: bar e ristoranti, ma anche uffici pubblici e treni. Un provvedimento a tutela della salute che cambiò radicalmente le abitudini dei tabagisti nostrani, determinando anche un calo dei nuovi adepti di sigarette e affini.
Nel 2003, i fumatori in Italia erano il 27,8% della popolazione: in 5 anni scesero al 22%. Poi, dopo il picco al 25,5% del 2009, la quota si ridusse fino al minimo del 20,8%, toccata nel 2012 e nel 2015.
Secondo i dati dell’Istituto Superiore di Sanità, in questo periodo, i ricoveri per infarto tra le persone in età lavorativa sono diminuiti tra il -4% e il -13%. E, aggiunge la Società italiana di allergologia, asmologia e immunologia clinica, gli accessi al pronto soccorso e i ricoveri dei pazienti asmatici sono calati tra il -10% e il -15%.
Grazie alla legge, le vendite dei prodotti del tabacco, certificò l’Istat, diminuirono del 25%.
Dal 2015, nonostante l’introduzione di novità come l’obbligo di stampare le foto dei danni da fumo sui pacchetti, è però ricominciata una lenta ma costante crescita: 22%, 22,3%, 23,3% fino al 24,2% del 2022. Per questo, il ministro della Salute, Orazio Schillaci, ha annunciato, in Commissione Affari sociali della Camera, una nuova stretta contro il tabacco.

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L’annuncio del ministro

“Intendo proporre – ha spiegato Schillaci – l’aggiornamento e l’ampliamento della legge 3/2003 per estendere il divieto di fumo”.
Il ventaglio di ipotesi in cui, se passerà la linea del ministro, non potrà più essere accesa una sigaretta è ampio. I nuovi divieti vanno dai luoghi all’aperto alla presenza di minori e donne in gravidanza alle attuali sale fumatori attrezzate in locali chiusi, che potrebbero non essere più ammesse.
La legge per contrastare la dipendenza dal fumo, nelle intenzioni di Schillaci, colpirà anche “le emissioni dei nuovi prodotti come sigarette elettroniche e prodotti del tabacco riscaldato”. Con una completa equiparazione a quelli tradizionali, anche i moderni prodotti contenenti nicotina potrebbero inoltre essere assoggettati, tramite un’estensione delle norme in vigore, al divieto di promuoverne il commercio attraverso inserzioni pubblicitarie.

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Gli italiani e il fumo

Nel 2003, l’Italia fu tra i primi Paesi in Europa a introdurre un intervento legislativo per vietare il fumo nei luoghi chiusi. E, nonostante gli iniziali dubbi sulla possibilità di concreta applicazione delle norme, gli Italiani si abituarono subito all’idea di uscire all’aperto per fumare una sigaretta. Molti, almeno all’inizio, approfittarono dell’occasione per smettere di fumare.
Di recente, come detto, si è registrata l’inversione di tendenza, con 800 mila fumatori in più dal 2020 a oggi: dipendono dal tabacco 12,4 milioni di italiani.
Negli ultimi anni, del resto, le multinazionali del settore hanno iniziato a puntare sui nuovi prodotti. E i dati presentati dall’Iss per la giornata mondiale contro il tabacco del 2022 mostravano un aumento dall’1,1% del 2019 al 3,3% del 2022 dei fumatori di sigarette a tabacco riscaldato, ritenute meno dannose dal 36,6% degli italiani. Nello stesso periodo, la quota di utilizzatori di sigarette elettroniche è passata dall’1,7% al 2,4%.

Obiettivo “generazione libera dal tabacco”

L’obiettivo della stretta annunciata dal ministro è quello di arrivare a “una generazione libera dal tabacco”, in conformità con il Piano europeo contro il cancro, che ha invitato i Paesi membri a lavorare per far sì che, nel 2040, a fumare sia meno del 5% della popolazione.
Del resto, la nocività del fumo è ben nota. Secondo le stime dei dati ministeriali, ogni anno muoiono per danni legati al tabacco oltre 93 mila persone: il 20,6% del totale degli uomini e il 7,9% delle morti tra le donne.
Ci sono anche costi economici, oltre 26 miliardi di euro tra diretti e indiretti.
Ma il tabagismo, ha dichiarato Schillaci, è soprattutto “tuttora la principale causa di morbosità e mortalità prevenibile in Italia”.
Il fumo non è responsabile solo dei tumori del polmone, ma è anche il principale fattore di rischio per le malattie respiratorie e cardiovascolari.
L’Organizzazione mondiale della Sanità stima infatti che, entro il 2030, causerà 8 milioni di morti ogni anno in tutto il mondo.

I danni del fumo

La lista delle conseguenze negative del fumo, anche passivo, sulla salute è lunga e variegata. Tra gli effetti sull’apparato respiratorio, le sostanze inalate provocano tra l’85% e il 90% dei tumori polmonari, ma anche catarro, tosse, bronchiti, polmoniti, asma ed enfisemi.

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L’influenza della nicotina sul sistema nervoso è ben nota, visto che crea dipendenza e tolleranza, portando cioè ad aumentare il numero di sigarette consumate ogni giorno.
Gli effetti negativi raggiungono anche il sistema circolatorio: danneggiando i vasi sanguigni, favorendo l’accumulo di grasso nelle arterie, interferendo con la normale ossigenazione dei tessuti, aumentando battito cardiaco, pressione sanguigna e frequenza respiratoria, anche a riposo, facendo crescere di conseguenza il rischio di sviluppare malattie come arteriosclerosi, infarto e ictus.
Meno noti, ma non meno seri, gli effetti anche a livello di stomaco ed esofago, legati alla maggior produzione di acidi gastrici.

A livello di apparato riproduttivo, causando disfunzioni erettili e riducendo il numero di spermatozoi vitali e ovociti fecondabili. Il feto di una madre fumatrice rischia maggiormente di nascere sottopeso. In generale, poi, nei fumatori, oltre ad avvertire maggiore stanchezza, cala la resistenza fisica.
Infine, a livello estetico, favorendo la produzione di radicali liberi il fumo di tabacco fa invecchiare prima la pelle, rende più fragili i capelli, scurisce i denti e rende più irritabili gli occhi.

Il “caso Milano”

In attesa di novità a livello nazionale, va ricordato che a Milano è già in vigore, ormai da due anni, un provvedimento che sanziona con multe da 40 a 240 euro chi fuma all’aperto. Il regolamento per la qualità dell’aria del Comune prevede infatti, dal 19 gennaio 2021, il divieto di fumo alle fermate dei mezzi pubblici, nei parchi, nelle aree cani, nei cimiteri, negli stadi e nelle strutture sportive.
La norma è stata introdotta in maniera soft, rimanendo la possibilità di fumare all’aperto nei casi in cui ci si trovi in luoghi isolati, rispettando però la distanza di almeno 10 metri dalle altre persone. È però già previsto che tra 2 anni, a partire dall’1 gennaio 2025, il divieto sia esteso a tutte le aree pubbliche all’aperto.
“Si tratta di misure – spiegò il Comune in occasione dell’introduzione del divieto – che hanno un duplice obiettivo: aiutano a ridurre il Pm10, ossia le particelle inquinanti nocive per i polmoni, e tutelano la salute dei cittadini dal fumo attivo e passivo nei luoghi pubblici e frequentati anche dai minori”.

Alberto Minazzi

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