La figura della madre nell’arte veneziana. Omaggio alle mamme del mondo

madre bordo grigio
Nella foto in alto: Augustus John, Ritratto di Wyn Henderson, no data, PeggyGuggenheim Collection, Venezia

Un percorso tra storia e arte alla scoperta della figura materna a Venezia

 

Domenica 10 maggio si celebra la Festa della Mamma.
Le origini ufficiali di questo evento sono piuttosto recenti (in Italia ha preso piede negli anni ’50) ma alcune anticipazioni c’erano già state nei secoli precedenti.
Questa festa non è solo un’occasione per gli auguri e per stare insieme, specie in un periodo come questo in cui si è messo in luce che la presenza dei cari non è così scontata, ma anche un momento in cui riflettere su quella che possiamo tranquillamente definire come un pilastro millenario della società: la mamma.

La figura della madre ha attraversato i secoli, prendendo sempre più forza e spazio, fino a diventare una tematica imprescindibile nel linguaggio artistico e letterario. La grandezza di questa figura è data anche dalla sua capacità di cambiare nel tempo, lasciando sempre più il ruolo di madre-nutrice e sapendo trasformarsi in madre-donna in carriera, senza mai perdere la sua importanza.
Le testimonianze di tutto questo sono ben chiare nel panorama veneziano, dove nei secoli si sono accumulate moltissimi esempi diversi di grandi mamme, raccontate nei modi più diversi.

L’aspetto umano della Madonna con Bambino

Uno dei soggetti più partecipati delle pinacoteche o dei musei è sicuramente la Madonna con Bambino. Questa rappresentazione sacra ha avuto un’infinità di interpreti nel corso dei secoli.
Dall’Alto Medioevo alla fine dell’Ottocento (e anche oltre), la maggior parte degli artisti ha avuto l’occasione di sperimentare questo tipo di tematica inserendo sempre il proprio tocco personale.
Alcune di queste risultano molto stereotipate, con Maria intenta a sostenere un Gesù benedicente già adulto nel modo di presentarsi.
Altre invece riescono a rendere perfettamente l’umanità di una madre che culla tra le braccia un figlio neonato, trasmettendo l’affetto della scena tramite la resa di gesti perfettamente normali ma non scontati.
È il caso della Madonna in trono che allatta il Bambino dipinta da Bartolomeo Vivarini nella seconda metà del ‘400, che possiamo ammirare al museo di Ca’ D’Oro.

Bartolomeo Vivarini, Madonna che allatta il Bambino, 1450-1499, Ca’ D’Oro, Venezia

 

Nonostante le figure siano ancora molto gotiche nella resa, questo soggetto riesce a trasmettere l’amore materno tramite la rappresentazione di una scena quotidiana come quella dell’allattamento.
Un aspetto che, invece, risulta quasi inedito nel panorama artistico che vede protagonista la Vergine, è quello della gravidanza. Non è, infatti, così comune ammirare un dipinto che veda Maria incinta.
Possiamo ammirare un soggetto come questo alle Gallerie dell’Accademia, dove è esposta la tavola della Madonna del Parto.

Maestro della Madonna del Parto, Madonna del Parto, 1390-1410, Gallerie dell’Accademia, Venezia

Questo dipinto, risalente al ventennio tra la fine del ‘300 e gli inizi del secolo successivo, rappresenta Maria col pancione e con un accenno di sorriso in volto che sembra quasi volerne affermare la serenità della condizione.

Il ruolo della madre nel ‘700 veneziano

Tra le varie testimonianze che raccontano in modo più o meno efficace la vita e i ruoli che le figure maschili e femminili ricoprivano nella casa, i dipinti di Pietro Longhi risultano particolarmente efficaci.
Il pittore veneziano, divenuto famoso per quelle piccole scenette che rappresentano una vera enciclopedia culturale del mondo settecentesco, ci  fornisce una descrizione accurata della mamma nelle famiglie aristocratiche della città.
Dall’accudire i figli ancora giovani, al suo girare per le botteghe insieme a figlie e amiche, ci viene descritto un vero diario della vita femminile.
Un dipinto, però, risulta decisamente più affascinante: La lezione di Danza.

Pietro Longhi, La lezione di danza, 1741 circa, Gallerie dell’Accademia, Venezia

Dipinto attorno al 1741 ed esposto oggi alle Gallerie dell’Accademia, questo quadro ci proietta in un momento particolare della vita di palazzo. La giovane dama prende lezioni da un maestro di ballo al suono del violino. La madre è posta in primo piano a vegliare sulla figlia, controllando lo svolgersi della lezione e impedendo eventuali “gesti azzardati” da parte del maestro sulla fanciulla.

Essere madre all’inizio del XX secolo

Il  ‘900 è stato il secolo in cui si è maggiormente rivoluzionato il ruolo della donna che ha smesso di essere relegato all’esclusivo ruolo di madre, ottenendo la possibilità di fare carriera come gli uomini.
Questo passaggio si è perfezionato nel corso di un secolo particolare, caratterizzato all’inizio da una mentalità ancora ottocentesca, stravolto da due guerre e terminato con un boom economico.
Nelle prime sezioni del museo M9 di Mestre, è possibile confrontarsi con le madri durante il corso di tutto il secolo, partendo dalla donna che aiuta il marito con il lavoro nei campi e gestisce la casa all’inizio del secolo scorso, passando per la conquista della parità e di un ruolo emancipato nella società.

Tra la maternità e la fama

La Peggy Guggenheim Collection è uno scrigno di donne che hanno insegnato al mondo come riuscire a coniugare la propria carriera con l’essere madre.
L’esempio più lampante ci è fornito dalla stessa Peggy.

Peggy Guggenheim

Lei e sua figlia Pegeen convissero anche dopo il suo divorzio, trascorrendo insieme alcuni dei momenti più importanti e difficili della storia come la Seconda Guerra Mondiale e il frettoloso ritorno a New York.
Quando sua figlia morì di overdose nel 1967, volle dedicarle una delle sale della sua casa di Venezia, esponendone le opere.
Un’altro esempio di grande madre raccontata nella collezione di arte contemporanea veneziana più importante di Venezia è Wyn Henderson.
Alla Peggy Guggenheim la troviamo rappresentata da Augustus John in due ritratti su carta.

Augustus John, Ritratto di Wyn Henderson, no data, Peggy Guggenheim Collection, Venezia

Questa donna ha il merito di aver scoperto il talento e incentivato gli studi del figlio, il fotografo inglese Niegel Henderson.
Fu, infatti, lei a introdurlo fin da ragazzo nel mondo della fotografia intesa come arte che documenta la società. Lavorando nella The Hours Press, casa editrice di Parigi, gli fece conoscere un mondo di autori come Ezra Pound e Beckett e che lo incoraggiò a perseguire la via dell’arte, facendogli incontrare il nome di Peggy Guggenheim e dei grandi nomi che lei rappresentava.

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