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Expo 2030: la candidatura di Roma entra nel vivo

Expo 2030: la candidatura di Roma entra nel vivo
Roma

Il progetto dell’archistar Carlo Ratti per battere Arabia, Corea e Ucraina

Bisognerà attendere probabilmente la fine di novembre per avere, dopo la votazione a scrutinio segreto, il verdetto espresso dai rappresentanti dei 179 Stati membri, ma la corsa per l’assegnazione dell’Expo 2030, è già partita. E l’Italia, dopo aver ospitato a Milano l’edizione 2015, è di nuovo in corsa. Stavolta con la capitale, Roma.
Domani e dopodomani, martedì 20 e mercoledì 21 giugno, a Parigi interverrà in prima persona la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, a presentare ufficialmente, insieme al sindaco Roberto Gualtieri e al presidente del Lazio Francesco Rocca la candidatura in occasione della 172^ assemblea generale del Bureau International des Expositions, che proprio nel 2030 festeggerà il centenario.
A disposizione di ogni Governo il Bie ha messo una finestra di 20’ ciascuno per la presentazione dei dossier sui progetti.

L’Expo 2030 firmato dall’archistar Carlo Ratti

Il masterplan di Roma 2030 è stato realizzato dall’archistar Carlo Ratti e, come ha recentemente sottolineato la stessa premier al segretario generale della Bie, Dimitri Kerkentzes, mira in particolare ai temi della sostenibilità, dell’innovazione e della rigenerazione urbana.
L’area della capitale maggiormente interessata dagli interventi sarebbe quella di Tor Vergata, quartiere periferico che avrebbe dovuto ospitare i Mondiali di nuoto nel 2009. Partendo dallo scheletro della Vela di Calatrava, incompiuta dal 2011, la rigenerazione urbana che punta sul tema della smart city prevede la realizzazione di un boulevard fino al centro storico di Roma, attraversando una serie di parchi.
Tra questi anche il parco solare urbano più grande del mondo.

Le città in corsa

Le contendenti di Roma sono le città portuali di Busan, in Corea del Sud, e Odessa, in Ucraina, e soprattutto la capitale dell’Arabia Saudita, Riad, che può contare sul budget più elevato. A frenare la possibile candidatura araba, più che la vicinanza temporale con l’Expo 2020 di Dubai, sempre sul Golfo Persico, sono però ragioni politiche, visto che Kerkentzes ha ricevuto un mese fa alcune richieste di escludere Riad dalle candidate per evitare il rischio che l’Expo “costituisca una copertura della repressione del Governo e del suo abissale record di diritti umani”.
La partita, dunque, si presenta estremamente aperta, anche pensando al fatto che per Odessa al momento restano in piedi le incognite sulla garanzia della sicurezza a causa del conflitto in atto. Busan invece potrebbe pagare una considerazione “geografica”, legata cioè al fatto che la prossima Expo, quella del 2025, si svolgerà a Osaka, in Giappone.

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Tag:  Expo