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E-bike, arriva il bicivelox: multe fino a 15mila euro

E-bike, arriva il bicivelox: multe fino a 15mila euro

Alcune e-bike truccate sfrecciano fino a 70-80 km/h, ben oltre il limite legale di 25 km/h. Ecco come funziona il nuovo dispositivo e quali rischi corrono i trasgressori. Il caso di Parma

Nell’evoluzione dei mezzi di trasporto cittadini sollecitata dalla transizione energetica, la bicicletta a pedalata assistita, o e-bike, spicca per la capacità di mettere insieme eco-compatibilità, facilità d’uso, agilità negli spostamenti e, perché no, movimento fisico del conducente, che, per quanto agevolato dal supporto di un motorino elettrico, deve pur sempre pedalare. Un mezzo pratico, insomma. E non solo per i rider.
Questa sorta di quadratura del cerchio, che ha spinto sempre più cittadini a utilizzare le bici elettriche al posto delle automobili, ha anche un rovescio della medaglia. Perché, se si stima che ormai in Italia circolino 1,8 milioni di e-bike, con un aumento del 50% negli ultimi 5 anni stimolato anche dagli incentivi, le verifiche effettuate nell’ultimo anno dalle forze dell’ordine hanno rivelato in alcune città irregolarità per 8 mezzi di questo tipo ogni 10 controllati.
E anche le recenti cronache confermano la tendenza. Un’operazione della Guardia di Finanza nel Milanese ha per esempio portato al sequestro di un migliaio di mezzi, tra e-bike e monopattini, alcuni dei quali si sono rivelati in grado di raggiungere gli 80 km/h. Ma anche i controlli effettuati sulla pista di Diano Marina, in Liguria, hanno bloccato una bicicletta a pedalata assistita modificata con un acceleratore che le consentiva di toccare i 70 km/h.

bicivelox

Il limite è di 25 km/h

Il problema principale è proprio la potenza delle e-bike, che si traduce nella possibilità di raggiungere velocità più elevate. Una delle caratteristiche che, in base alle norme europee recepite anche in Italia, devono rispettare le biciclette a pedalata assistita è infatti quella di non poter superare i 25 km/h. Un limite che, come visto, troppo spesso non viene rispettato.
E non solo quando si interviene volutamente su elettronica o meccanica dopo la vendita (bastano kit da poche decine di euro acquistabili on line o modifiche al software), ma anche per mezzi, venduti come e-bike, che in realtà già in partenza sono più correttamente definibili come ciclomotori, se non addirittura motociclette.
Una condizione che, oltre a costituire un’irregolarità, aumenta anche il rischio potenziale di incidenti. Un nesso causale che non emerge, dagli ultimi dati Istat, ma che può spiegare in parte il perché dai 240 incidenti che hanno coinvolto e-bike nel 2020 si sia arrivati nel 2025 a quota 2311, con 2.238 feriti, 93 pedoni investiti e 30 morti tra gli utilizzatori delle e-bike, con un aumento del +50%.
E’ anche per queste ragioni che diversi Comuni italiani hanno iniziato a dotarsi di strumenti per verificare la regolarità delle bici a pedalata assistita.

Il bicivelox che individua le e-bike troppo potenti

I primi a mettere in strada, a partire dalla scorsa settimana, i cosiddetti “bicivelox” sono stati gli agenti della Polizia locale di Parma, con Bologna che ha confermato l’acquisto dello strumento, al centro delle richieste di Fiab, Ancma e Assoutenti. Il dispositivo di cui sono stati dotati i vigili emiliani ha le dimensioni di una valigia, si chiama Dynostar ed è già utilizzato da tempo nei Paesi Bassi, dove ne sono attivi ben 247. Nel solo giorno del suo debutto in Italia, martedì 6 ottobre, il bicivelox ha consentito di rilevare in poche ore 15 situazioni in apparenza regolari, ma in realtà fuori norma, elevando altrettante sanzioni ai conducenti controllati nel cuore del centro cittadino.

bicivelox
Immagine generata dall’AI

Il funzionamento dello strumento, dal costo inferiore a 20 mila euro, è diverso da quello degli autovelox, a partire dalla sua portabilità e, dunque, alla non necessità di posizionare impianti fissi. Dynostar consiste infatti in una pedana dotata di rulli su cui viene posizionata la e-bike per effettuare il controllo. Azionata questa sorta di tapis roulant, il dispositivo misura non tanto la velocità raggiunta nello spostamento, bensì la potenza e la massima velocità teoricamente possibile nell’utilizzo della bici, verificandone così le caratteristiche tecniche e la conformità o meno alle norme di circolazione.

Le regole e le multe

Secondo la normativa europea, per poter essere classificata come e-bike una bicicletta deve avere un motore con potenza nominale continua massima di 250 watt o 500 se adibiti a trasporto merci. L’ausilio al movimento del mezzo viene attivato solo con la pedalata quando si superano i 6 km/h ed è prevista una progressiva interruzione del supporto fino all’azzeramento raggiunta la soglia di 25 km/h. È dunque proprio il controllo delle prestazioni a consentire di distinguere tra veicoli conformi alla normativa da quelli che, per caratteristiche di potenza o velocità, rientrano in altre categorie, a partire dai ciclomotori.
Una differenza che comporta conseguenze sostanziali, come la necessità di omologazione, immatricolazione e assicurazione, l’uso del casco e la dotazione di una patente adeguata per l’utilizzatore. In caso di mancato rispetto di tutte queste norme del Codice della strada, la sanzione comminata può allora arrivare fino a 15 mila euro, più l’eventuale sequestro del mezzo. Il tutto in aggiunta al fatto che, qualora i limiti siano superati in seguito all’effettuazione di modifiche non autorizzate sul modello base la e-bike può presentare problemi di frenata e stabilità.

Alberto Minazzi

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Tag:  bicivelox, e-bike

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