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Dove si concentrano i risparmi degli italiani? Ecco chi è in testa

Dove si concentrano i risparmi degli italiani? Ecco chi è in testa

Quasi 20mila euro per abitante in Italia, ma il divario territoriale è forte: Bolzano guida la classifica. Buciuni: “Non contano solo le disponibilità economiche, ma anche le scelte”

Anche se la remunerazione del capitale è pressoché nulla, e anzi le spese legate al conto corrente crescono sempre più, gli italiani continuano ad apprezzare questa forma “classica” di risparmio. Anzi, sottolineano i più recenti dati di Banca d’Italia, a maggio 2026 il deposito bancario medio per abitante ha raggiunto i 19.812 euro, con un +4,3% rispetto al 2021.
E se, come chiave di lettura di questa tendenza, non si può escludere la prudenza in un contesto economico di grande incertezza, resta comunque innegabile anche la componente della capacità di risparmio, a sua volta indicatore, sia pur parziale, della distribuzione della ricchezza sui diversi territori e aree geografiche del nostro Paese.
“I depositi dipendono sia dalle disponibilità economiche, sia dalle scelte di impiego di risparmio”, sottolinea però Giulio Buciuni, professore associato in Imprenditorialità e strategie aziendali presso il Trinity College di Dublino.

Bolzano porta il Trentino-Alto Adige in vetta per depositi bancari

Che si tratti di scelta o di disponibilità, da quanto emerge dall’analisi dei dati di Bankitalia elaborata dall’’Istituto nazionale esperti contabili (Isnec) e il gruppo editoriale specializzato nel data journalism Withub, la regione in cui si risparmia di più è il Trentino Alto Adige, dove l’ammontare medio pro capite dei depositi, a maggio di quest’anno, era pari a 27.737 euro.

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A completare il podio sono la Lombardia, con 23.809 euro, e la Valle d’Aosta, a quota 23.476. Seguono nell’ordine  Friuli Venezia Giulia, Emilia Romagna, Molise, Veneto, Lazio, Piemonte e Basilicata. Quanto alle province, prima è Bolzano, seguita da Milano e Piacenza e poi Sondrio, Trento, Lecco, Belluno, Monza e Brianza, Bologna e Isernia.
“Questa è una classifica dei depositi bancari per abitante, non della ricchezza complessiva o della forza economica dei territori – commenta l’economista Buciuni –. Restano fuori  infatti immobili, titoli, fondi e partecipazioni nelle imprese. Una famiglia può quindi avere meno soldi sul conto e un patrimonio maggiore”.

Il divario Nord-Sud che si riduce (ma resta sensibile)

Se si escludono alcune eccezioni,le realtà che si affidano maggiormente ai depositi bancari sono quelle settentrionali. La media del Nord è attestata così a 22.702 euro pro capite, con un dato che scende a poco più di 20 mila euro al Centro, attorno ai 16 mila a Sud, fino ai 13.049 delle Isole. In coda troviamo non a caso la Sicilia (12.444 euro) e la provincia di Crotone (9.679).
In realtà, pur permanendo squilibri territoriali in linea con altri indicatori, è iniziata un’inversione di tendenza. Il confronto con il 2021 indica infatti una crescita maggiore quanto più basso è il livello di risparmio. In 5 anni, i depositi pro capite sono infatti aumentati del +11,1% nelle Isole (con il primato della Sardegna: +19,2%), del +9,4% al Sud, del +5% al Centro e appena del +1,3% al Nord.
La disomogeneità territoriale è interna alle stesse aree, con per esempio aumenti tra i più marcati d’Italia a Piacenza e Lecco, mentre Milano è ferma. Ma, soprattutto, il vero tema è che più soldi in banca non si traducono in automatico in un rafforzamento di investimenti ed economia locale. E la sfida diventa quella di trasformare il risparmio in attività economica e occupazione.

I dati del Veneto: quando il risparmio spinge relativamente la “locomotiva”

Un esempio di come i dati dello studio abbiano un valore relativo può essere quello del Veneto.
La regione è 7^ assoluta, con un deposito medio di 21.779 euro. E, tra le province, nella top ten, c’è solo Belluno, anch’essa 7^, con 25.338 euro. I dati sono in linea con uno studio dell’Adusbef, l’Associazione difesa utenti servizi bancari, basata sugli stessi dati di Banca d’Italia.
All’interno di un totale che, in Italia, il 31 maggio 2026 ha raggiunto quota 1.163 miliardi di euro di liquidità, per valori assoluti con 105 miliardi il Veneto è 3° dietro a Lombardia (quasi 239 miliardi) e Lazio (122). “Il Veneto – sottolinea Buciuni – non sembra così distante dalle altre regioni del Nord. Nella graduatoria di Isnec e Withub risulta circa il 10% sopra la media nazionale”.
Un dato medio, aggiunge il professore, non dice inoltre come le risorse siano distribuite tra le persone. “Eviterei dunque – conclude – di leggere il risultato come un ridimensionamento del Veneto. La questione interessante è quanto la forza produttiva del Veneto si traduca in benessere diffuso, attraverso salari, redditi e opportunità per le nuove generazioni”.

Alberto Minazzi

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Tag:  banche, risparmio