Dalle api l’alternativa ecologica alla plastica

Nella foto in alto: Massimo Massarotto, fondatore di Apepak, al lavoro con le sue api

Cotone naturale e cera d’api come alternativa alla plastica per la conservazione dei cibi. Non è un sogno, ma una realtà, da qualche mese disponibile anche in Italia.
Un prodotto ecologico, ma anche etico (lo produce e lo distribuisce una onlus, la Cooperativa Sonda di Altivole).
Che è partito proprio dal nostro territorio metropolitano.

Massimo Massarotto al lavoro con le arnie

Avvolgere i cibi con cotone e cera d’api

Si chiama Apepak. In sostanza, si tratta di un panno in fibra di cotone naturale impregnato di cera d’api.
Si usa al posto della tradizionale pellicola di plastica. L’idea di farne un prodotto commerciale è di Massimo Massarotto di Castelfranco Veneto, 37 anni, da tre residente a San Francisco ma che, in un recente passato, ha vissuto anche a Venezia. L’ingegno nostrano si è in questo caso perfettamente sposato con l’idea “etica” di azienda che trova grande diffusione oltre oceano.
A ispirare Massarotto, il regalo natalizio per gli amici pensato e realizzato direttamente dalla moglie statunitense Molly.
“A Natale del 2017 – racconta  – Molly utilizzò delle vecchie tovaglie della nonna per realizzare i regali da inviare ai parenti, impregnandole di cera d’api e imitando così un prodotto simile, diffuso in alcuni shop di settore negli Stati Uniti”.

 

Il successo italiano

I regali furono estremamente apprezzati dai parenti italiani e Massimo pensò così di realizzare alcuni prototipi di prodotto per dare via ai test.
Un’iniziativa casalinga che, via via, si è allargata, creando con un amico grafico il logo del prodotto, realizzando un sito web e scegliendo come partner per la produzione una cooperativa sociale anziché un’impresa industriale, proprio per la massima coscienza ambientalista del fondatore.
Dopo sei mesi, a luglio 2018, l’esito positivo dei primi test ha convinto la cooperativa Sonda (che ha tra le sue attività anche l’apicoltura) a investire per imbastire la prima produzione.

“I primi 500 pezzi messi in vendita a Natale in un grande supermercato di Castelfranco – riprende Massarotto – andarono letteralmente a ruba, sul banchetto in cui la cooperativa impacchettava i regali. Così, dal 7 gennaio di quest’anno, abbiamo iniziato la vendita online e, successivamente, aperto alcuni punti vendita, sparsi per il Paese”. Adesso, il prodotto è stato approvato da Eataly e sono in atto contatti per entrare nella grande distribuzione.

Una sfida “culturale” e i suoi vantaggi

“Per noi – spiega Massarotto – la sfida principale è di tipo culturale: educare alla cultura del riutilizzo, superando quella dell’usa e getta, con un prodotto di origine biologica”.

Massimo Massarotto con la moglie Molly

I vantaggi sono molteplici. In primo luogo, si affronta il problema dell’inquinamento da plastica. In secondo luogo, si trattano i cibi con rispetto e cura.
“L’involucro semirigido – illustra il fondatore di Apepak – non solo permette di avvolgere il cibo in maniera più funzionale ma, ci hanno detto alcuni cuochi, evita la formazione di muffe, lasciandolo traspirare”. Ancora, c’è il plus di poter letteralmente sigillare i cibi semplicemente riscaldando l’involucro con le mani.

Le api per l’ambiente

Il panno è lavabile con acqua fredda e riutilizzabile almeno un centinaio di volte, anche un migliaio se non si usa per cibi oleosi. E dopo quattro o cinque anni, giunto a fine vita, è assolutamente biodegradabile.
“Un prodotto come questo – conclude Massarotto – negli Stati Uniti esiste da un paio d’anni, ma, a sorpresa, non ha fatto nessun progresso, in questo periodo, rimanendo “di nicchia”.
A noi, invece, il mondo della ristorazione ha già chiesto di approfondire soluzioni di packaging biologico a basso costo e alto riutilizzo. Anche perché, in Europa, nei prossimi anni diventerà obbligatorio utilizzare per gli imballaggi materiali a basso impatto ambientale”.

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