DA VENT’ANNI IN CAMMINO PER RIDARE LA VISTA

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Il Direttore della Fondazione Banca degli Occhi del Veneto, Diego Ponzin, spiega storia, attività e progetti di questa eccellenza del territorio
LA FONDAZIONE BANCA DEGLI OCCHI
LA FONDAZIONE BANCA DEGLI OCCHI DEL VENETO È UN’ORGANIZZAZIONE NON LUCRATIVA DI UTILITÀ SOCIALE, NATA DA UN’IDEA DEL PROF. GIOVANNI RAMA, CHIRURGO OFTALMOLOGO, E DELL’IMPRENDITORE CAVALIERE DEL LAVORO DOTT. PIERGIORGIO COIN, OGGI PRESIEDUTA DALL’ING. GIOVANNI MAZZACURATI. FONDATA NEL 1987 DALLA REGIONE VENETO, INIZIA A OPERARE NEL 1989; A METÀ ANNI ‘90 L’ATTIVITÀ VIENE NOTEVOLMENTE SVILUPPATA POTENZIANDO L’AREA MEDICA E VIENE ANCHE ESTESA IN AMBITO NAZIONALE, AMPLIANDO LA TIPOLOGIA DI TESSUTI E LA GAMMA DI SERVIZI FORNITI. NEL 2002 AVVIA LA RICERCA SULLE CELLULE STAMINALI E LA FONDAZIONE DIVENTA CENTRO REGIONALE DI RICERCA SULLE CELLULE STAMINALI EPITELIALI. SUCCESSIVAMENTE INIZIA L’ATTIVITÀ DI DIAGNOSI E CONSULENZA, MIRATA A METTERE A FRUTTO L’ESPERIENZA IN CAMPO OFTALMOLOGICO A FAVORE DI PAZIENTI CON GRAVI PATOLOGIE OCULARI. NEL 2005 VIENE INSIGNITA DELLA MEDAGLIA D’ORO AL MERITO DELLA SANITÀ PUBBLICA.
Vent’anni fa non esisteva una cultura della donazione delle cornee: 2.000 pazienti si trovavano in lista d’attesa, costretti ad attendere anche due anni per un trapianto. La legislazione era incompleta, le strutture sanitarie erano prive di personale dedicato e sprovviste di un processo strutturato di raccolta e selezione dei tessuti. Per questo, da un’idea illuminata del chirurgo oftalmologo Prof. Giovanni Rama e dell’imprenditore Cavaliere del Lavoro Piergiorgio Coin, nel 1987 è nata la Fondazione Banca degli Occhi del Veneto Onlus, Centro regionale di riferimento per i trapianti di cornea, che oggi è presieduta dall’Ing. Giovanni Mazzacurati. Una struttura, con sede a Mestre, che collabora con oltre 200 chirurghi oftalmologi italiani e circa una trentina di centri esteri, rispondendo alla totalità delle richieste in Veneto di tessuti per trapianto, con tempi di attesa in Veneto pressoché azzerati, e assicurando circa il 40% del fabbisogno su scala nazionale. Un’eccellenza del nostro territorio che ha anche reso il Veneto l’area europea con il maggior tasso di donazione.
Come è stato possibile raggiungere questi risultati? «Il Prof. Rama – spiega il Direttore della Fondazione Diego Ponzin – ha avuto l’idea di associare a un’importante azione di sensibilizzazione per favorire le donazioni, anche una struttura che fosse in grado di ricevere, analizzare e conservare i tessuti raccolti, importando così in Italia il modello di eccellenza americano tenendo però anche conto delle esperienze delle banche degli occhi del Nord Europa. L’Eye Banking di Fondazione è oggi tra le più importanti strutture in Italia e in Europa per la raccolta, la selezione, la distribuzione ed il follow up. Fondamentale è stato anche il ruolo di Piergiorgio Coin, primo Presidente della Fondazione, che, innamoratosi dell’idea, ha messo a disposizione di Rama le sue capacità manageriali. Lui ha portato alla Fondazione anche la filosofia della comunicazione e tutta l’attività di promozione della cultura della donazione anche attraverso giornate in piazza dedicate e concerti. Ma per raggiungere tali risultati è stato fondamentale anche tutto il lavoro svolto con medici e personale non medico per rendere operativa la propensione a donare, diffusa nella comunità. Un impegno che la Fondazione continua a portare avanti ancora oggi».
Negli anni la Fondazione si è trasformata e ha fatto vedere quanto poderosa fosse l’idea del Prof. Rama. «L’idea del Prof. Rama nel tempo si è dimostrata dirompente. In primo luogo, nel 2002 la Fondazione ha compiuto un grande salto quando nella cura delle malattie corneali hanno cominciato ad essere utilizzate le cellule staminali. All’interno della Fondazione è stato creato il primo laboratorio, o self-factory, in cui vengono prodotte cellule staminali per curare gravi malattie corneali, con cui sono stati curati già 200 pazienti affetti da patologie dell’occhio non risolvibili col solo trapianto della cornea. La Fondazione è diventata così anche Centro regionale di ricerca sulle cellule staminali epiteliali. Inoltre, nel 2006 a questo laboratorio è stato affiancato un piccolo centro clinico che, mettendo a frutto l’esperienza della Fondazione in campo oftalmologico, segue, in collaborazione con i chirurghi oftalmologi, circa un migliaio di pazienti con problemi gravi o malattie genetiche rare che non trovano strutture in grado di assisterli adeguatamente».
Quante persone lavorano oggi all’interno della Fondazione? «La Fondazione è oggi una realtà piccola, ma articolata, che impiega all’interno della sua struttura 40 persone, oltre a un pool di 10 medici, che si muovono per i prelievi in tutto il Veneto e anche in Friuli Venezia Giulia, che ha scelto di fare riferimento alla Fondazione. Dal 2009 ci siamo trasferiti nel nuovo padiglione Giovanni Rama, a fianco dell’Ospedale all’Angelo di Mestre».
L’attività della Fondazione è molto articolata: eye banking, ricerca sulle staminali, assistenza terapeutica. Tutti progetti molto importanti che, per essere portati avanti, hanno bisogno di risorse adeguate. «Il nostro obiettivo è fare ricerca di qualità, che produca terapie utili per pazienti gravi anche perché le cure, così individuate, spesso si rivelano utili anche per malattie meno gravi ma socialmente più impattanti. La sfida è la sostenibilità di questo tipo di ricerca. Per assicurare le giuste risorse alla nostra attività abbiamo dato vita ad un progetto partecipativo sul quale lavoreremo nei prossimi 3 anni, che abbiamo chiamato “Vivi la Ricerca” proprio perché intendiamo non solo raccogliere fondi, ma restituire da subito parte dell’efficacia della nostra attività di ricerca ai nostri sostenitori attraverso il continuo aggiornamento e la diffusione delle conoscenze già emerse dagli studi, la partecipazione trasparente alla gestione dei progetti e soprattutto il coinvolgimento diretto dei sostenitori, o in caso di aziende dei loro dipendenti, ad un più ampio progetto di screening della vista rivolto alla popolazione».
DI ILARIA MASSA

 

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