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Da Pac-Man alla PlayStation 5: il videogioco conquista il museo

Da Pac-Man alla PlayStation 5: il videogioco conquista il museo

All’ M9 di Mestre “Players. Giochi, videogiochi, cultura e società” svela come il videogioco sia diventato un linguaggio capace di raccontare intere generazioni

Da Pong a Minecraft, dalle sale giochi alle console di ultima generazione: il videogioco ha smesso da tempo di essere soltanto un passatempo per diventare parte della nostra cultura pop.
Ha accompagnato intere generazioni, cambiato il modo di divertirsi e persino di raccontare storie.
Oggi, a Mestre, una mostra ripercorre questa avventura lunga quasi un secolo, tra nostalgia, tecnologia e nuove forme di creatività.
“El videogioco si pone come uno dei più interessanti fili conduttori tra i due secoli, riflettendo nel presente le proprie radici storiche, sociali e tecnologiche”, rileva Serena Bartolucci, direttrice di M9 – Museo del ‘900 di Mestre (Ve).
“Players. Giochi, videogiochi, cultura e società”, che si potrà visitare fino al prossimo 14 febbraio, vuole raccontarlo per ciò che è diventato ma è “una mostra che parla di persone ancora prima che di tecnologia e che invita chi la visita a diventare parte attiva della storia”, sottolinea il curatore dell’esposizione Fabio Viola, docente e game designer assieme a Michelangela Di Giacomo, Giuseppe Cosenza e Damiano Bordoni.

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Il videogioco, una delle più grandi forme di linguaggio e immaginario del nostro tempo

Tutti noi siamo stati e siamo Players, ovvero giocatori, e sono proprio le persone al centro della mostra: chi inventa, chi crea, chi gioca e chi guarda.
Il racconto del videogioco va dai laboratori di ricerca pionieristici alle sale giochi degli anni ’80, dalle camerette dei ragazzi ai salotti di famiglia fino agli schermi che oggi ci accompagnano ovunque.
Così, seguendo il percorso espositivo è possibile ad esempio scoprire il primo videogioco della storia “Oxo”, un tris con un telefono a disco assieme a esemplari di Computer Space e Pong e un raro cabinato di Dragon’s Lair – alle cui console è possibile giocare e diventare parte attiva dell’esperienza. Oltre a dispositivi e giochi ci sono oggetti e materiali inediti mai esposti prima, provenienti da collezioni e realtà culturali legate al mondo del gioco.

Una storia e un’evoluzione lunga 80 anni

Il percorso della mostra, alternando racconto e interattività, si sviluppa in tre sezioni.
Nella prima, “#Play”, si parte dalla storia del videogioco come mezzo pratica sociale: dai prototipi degli anni ’50 e ’60, i giochi Atari degli anni ’70 per arrivare al Super Nintendo e al Sega Mega Drive degli anni Novanta.
Non mancano la Play Station 5 e una selezione ufficiale di videogiochi curata da Sony.

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L’area “#Watch” esplora il videogioco come spettacolo: il suo dialogo con il cinema e le arti visive, la nascita degli eSport e le nuove forme di intrattenimento condiviso.
Nella sezione vi sono sequenze cinematografiche, walking simulator, fotografia virtuale, il linguaggio delle trasmissioni eSport e la cultura dello streaming e mostra come il videogioco si offra allo sguardo con la medesima forza di un film, un’opera d’arte, o una performance.
Infine “#Create” è la parte che entra nel cuore del processo creativo portando a conoscenza del lavoro di autori e autrici che hanno fatto del videogioco una forma di espressione originale e riconosciuta quali Super Mario Maker, Dreams e Minecraft.
Per tutta la durata della mostra inoltre nell’esposizione permanente del Museo è visitabile “Giocare all’italiana. Storia, costume e società attraverso il giocattolo del Novecento”, che illustra la storia del gioco e della sua evoluzione prima dell’avvento del videogame. Una premessa che conduce alla storia che si sviluppa in “Players”.

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