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Cyfest 15: a Venezia il Festival Internazionale di New Media Art

Cyfest 15: a Venezia il Festival Internazionale di New Media Art

Si svolgerà dal 19 aprile al 30 agosto ai Cantieri del Contemporaneo alla Giudecca con mostre e performance

Che concetto è quello della vulnerabilità? Ogni uomo, ogni donna, ogni creatura vivente è vulnerabile, nessuno vive per sempre. E non è importante quale tipo di catastrofe globale potrebbe verificarsi, ecologica, antropica, politica, militare o biologica: all’improvviso tutti hanno visto quanto sia vulnerabile la propria esistenza abituale e che il mondo del benessere, promesso dalla Quarta Rivoluzione Industriale è un’illusione che si dissipa in un istante e viene sostituita dal caos e dalla sofferenza senza una ragione apparente.
Si basa su questo concept la quindicesima edizione di Cyfest 15 che ha per titolo appunto Vulnerability.
Il Festival, organizzato da Cyland MediaArtlab arriva nella veneziana isola della Giudecca con mostre e performance che prenderanno il via il 19 aprile e proseguiranno fino a fine agosto nei Cantieri Crea – Uno spazio per l’Arte Contemporanea.

Linguaggi visivi e culture tecnologiche in dialogo

Cyfest, nato nel 2007, riunisce artisti, curatori, educatori, ingegneri, programmatori e attivisti dei media di tutto il mondo e crea una piattaforma per la mappatura, la mediazione e la documentazione della new media art. Il settore include opere d’arte progettate e prodotte per mezzo di tecnologie multimediali che comprendono arte virtuale, computer grafica, animazione al pc, arte digitale, interattiva, sonora, robotica, stampa 3D.
Attraverso la cooperazione tra i vari linguaggi, la mostra esamina il dialogo tra questi mettendo in luce la fragilità dell’essere umano e del contesto naturale e cibernetico che lo circondano.

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Fabrizio Plessi, Energy, Video installation, 2016
@ Ann Prilutckaia_

Cyfest 15 Vulnerability arriva nel capoluogo lagunare ma si inserisce in un percorso “nomade” che ha fatto tappa a Yerevan e Miami nel 2023 e dopo Venezia proseguirà a New York.
Ogni anno il programma del Festival comprende una serie di mostre itineranti svoltesi in tutto il mondo, sound art, video e programmi didattici.
L’inaugurazione per il pubblico è in programma il 19 aprile alle 17.30 con una performance di Nao Nishihara. Il 22 aprile, alle 17, invece, è in calendario presso l’Università Ca’ Foscari il panel Vulnerability che riunirà pensatori e professionisti di fama internazionale di varie discipline a confrontarsi sul valore della vulnerabilità.

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Yvetta Fedorova, The Procession, paper cut installation, a fragment, 2024 © Yvetta Fedorova. Photo by Liam McKeon

Mostre ed eventi alla Giudecca fino al 30 agosto

Il programma del Festival prevede una grande mostra collettiva, installazioni, performance e momenti di confronto.
Tra le proposte più interessanti troviamo il progetto multidisciplinare “Drop Tracer” di Tuula Narhinen che affronta le azioni non umane e la relazione tra le immagini e il mondo naturale e le pelli coltivate da batteri di Ann Marie Maes che indagano il potenziale scultoreo dei materiali organici e le interfacce tra l’umano e il non umano, il macroscopico e il microscopico. Tra i pionieri della Science Art, il colletivo Where Dogs Run esamina i termini degli insiemi di Mandelbrot espressi attraverso pattern di maglieria in un’installazione performativa dal vivo. Mariateresa Sartori, attraverso la tecnica del frottage, valorizza la geologia inedita e getta luce sulla storia poco conosciuta della cava di Rosà, in provincia di Vicenza.

Ludmila Belova, Eternal Present, Video Installation, 2023. @Ann Prilutckaia

C’è poi la ricreazione del concetto di “densità temporale” sviluppato dall’astronomo sovietico Nikolai Kozyrev che troviamo nell’installazione multimediale di Elena Gubanova e Ivan Govorkov.
Ci sono anche, tra le altre, le opere di videoarte sperimentale di Fabrizio Plessi, le sculture in tessuto gonfiabile di Irina Korina, gli oggetti architettonici e urbanistici realizzati con led riciclati da Alexandra Dementieva. Nella grande collettiva convergono le (anti) fragilità degli spazi biologici, sociali e cibernetici; i ricordi personali e l’immaginazione scientifica; il facsimile della pioggia e l’indicizzazione; scritture semiotiche e l’esplorazione artistica.

Un po’ di storia del Cyfest

Fondato nel 2007 da un gruppo di artisti e curatori indipendenti, Cyfest ha preso il via con l’installazione di Silver Cloud di Andy Warhol, proveniente dal museo dell’artista a Pittsburgh, Usa. Negli anni l’evento si è sempre più ampliato: dal 2007 al 2023 vi hanno partecipato oltre 350 artisti collettivi. Tra questi, i pionieri della musica elettronica e alcuni dei musicisti sperimentali più influenti della storia degli stati Uniti e l’innovativo videoartista Bjorn Melhus. Dal 2020 il Cyfest collabora con la Società Internazionale per le arti, le Scienze e la tecnologia ISAST Leonardo.

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