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CRESCIUTI A PANE E CRICKET

CRESCIUTI A PANE E CRICKET


La singolare esperienza sportiva del Venezia Criket Club.
Una squadra composta da indiani e bengalesi residenti nel nostro territorio e orgogliosi di portare in alto il nome di Venezia
Roteano le mazze arancio nero verdi. Girano e lanciano la palla oltre tutti i pregiudizi e le incomprensioni dovute alle differenze culturali. La mazza è quella del Venezia Cricket Club, da questa stagione Veneta Sanitaria, che partecipa al campionato nazionale di serie B. Giocatori indiani, bengalesi, un italiano, sono l’ossatura di questa squadra che nella stagione corrente ha ottenuto un prestigioso terzo posto nella categoria cadetta, ma soprattutto ha confermato l’ottimo livello raggiunto dal suo settore giovanile con l’ennesimo titolo under 19 e il recentissimo sigillo dell’under 15 ad ottobre, bissando nella stessa categoria il campionato 2010. Un palmares di tutto rispetto che conta su sei titoli italiani in un costante crescendo a cominciare dall’under 19 vittoriosa alla sua prima apparizione nel 2008, nel 2009 tocca all’under 13, per poi passare ai doppi successi del 2010 (under 13 e 15) e i già citati trionfi 2011. Sin qui l’aspetto sportivo di questo sodalizio creato e voluto dall’architetto Alberto Miggiani nel 2006 e che ancora oggi sorregge e conduce le redini della società. Ma il Venezia C.C. non è solo agonismo ma molto altro ancora. Per prima cosa lo stesso nome e gli stessi colori sociali hanno una motivazione importante alle spalle. Nell’anno della fondazione, quando Miggiani cominciò ad interessarsi a dei ragazzi bengalesi che giocavano nei parchi cittadini a questo sport molto simile al baseball, nel programmare la futura società sportiva furono gli stessi giovani che vollero chiamare il gruppo Venezia Cricket per identificarlo con la città che era diventata la loro casa d’elezione, e scegliere l’arancio nero verde come colori sociali per avvicinare quella che sarebbe stata la loro storia agonistica ai tifosi veneziani legati al tricolore calcistico. Dopo cinque anni di corse, sia sul pitch che in giro per l’Italia del nord e centro, l’interesse del pubblico della Serenissima per questo sport anglosassone sembra ancora essere lontano dall’insidiare la leadership dell’italico pallone, ma l’impegno profuso dalla dirigenza (in primis Alberto Miggiani, ma anche la first lady Mariella) tocca tutti gli ambiti sociali. Oltre ad essere punto d’incontro per la comunità bengalese veneziana, diventa l’occasione anche per partecipare al carnevale di Marghera con la sfilata dei carri ed un caratteristico contributo. Inoltre dopo aver giocato le prime stagioni al campo di atletica di San Giuliano, essere passati ad allestire un campo permanente a Campalto, ecco lo sforzo d’immagine di presentare due partite internazionali al Parco San Giuliano, vetrina importante per promuovere il movimento. Negli anni sono partiti anche corsi promossi all’interno delle scuole medie locali per far avvicinare i giovani a questo sport sconosciuto ai più. Uno sforzo comune che vede protagonisti i vari Mollik Anam Ahmed, Islam Sojun, Haque Nazmul, Khan Imran e Ahammed Munna, ed altri che raccolgono consensi e titoli con le formazioni giovanili, fiore all’occhiello dell’attività del patron. Tra loro anche l’unico giocatore italiano Luca Mariotto che da tre anni milita nel Venezia Cricket Club, da quando ha scoperto che il cricket era sbarcato a Venezia e lui se ne era innamorato dopo la sua esperienza a Londra. Poco lo spazio in campionato a fronte dei più esperti compagni bengalesi, cresciuti a pane e cricket. Ma in allenamento la stessa passione che conduce le danze. Scambiarsi le posizioni difensive, le indicazioni in attacco, nella propria lingua madre ma con uno straniero (l’unico italiano) in campo si passa senza problemi all’italiano (o dialetto veneziano) e perché no l’inglese, che quasi tutti i ragazzi parlano correttamente. L’ultima frontiera? Il cricket femminile. L’avventura è iniziata con Tasnia Mollik che per ora si allena con le giovanili maschili ma giocherà con il Casteller di Paese (Tv), con l’obiettivo di formare una squadra tutta in rosa entro il prossimo biennio per lanciare quella pallina ancora più lontano.
DI ALESSANDRO TORRE

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