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Covid: I dati sulle cure con i monoclonali

Covid: I dati sulle cure con i monoclonali

Su 738 casi veneti il cui esito è stato inserito nei registri dell’Aifa, l’89% dei pazienti trattati con gli anticorpi monoclonali nelle prime fasi di sviluppo dei sintomi della malattia da Covid 19 è guarito senza dover ricorrere alle cure ospedaliere. Il 10% ha avuto bisogno di un ricovero o di accedere al pronto soccorso mentre 5 persone sono decedute, 4 delle quali per motivi Covid correlati.
«Questi farmaci hanno dimostrato la loro efficacia, riducendo fortissimamente la probabilità di essere ricoverati, ed è bene che i pazienti li conoscano» ha dichiarato Giovanna Scroccaro, della direzione farmaceutica della Regione Veneto, presentando i risultati.

I monoclonali in Italia

I trattamenti effettuati in Italia con questo tipo di farmaci sono in totale 8.434, con il Lazio al primo posto, seguito a breve distanza da Veneto (con 1.167 casi) e Toscana. La stragrande maggioranza dei casi si concentra in queste tre regioni perché si tratta di trattamenti che richiedono una certa organizzazione, dovendo raggiungere i pazienti a domicilio. In ogni caso, è un farmaco che risulta molto ben tollerato.
«Si è registrato – sottolinea Scroccaro – solo un 3% di reazioni molto lievi. E non ci sono segnalazioni, nemmeno sulla banca dati dell’Aifa di decessi come possibili effetti collaterali». Gli anticorpi monoclonali richiedono una sola somministrazione, di un’ora, seguita da un’altra ora di osservazione in ambulatorio, da effettuare nelle primissime fasi della malattia, meglio se entro 5 giorni dal presentarsi dei primi sintomi.

Monoclonali: un trend in crescita

Questi farmaci sono disponibili da marzo, inizialmente con forti limitazioni d’uso, legate alla concomitante presenza di fattori di rischio nei pazienti, previste da Aifa. Progressivamente, però, i criteri per l’utilizzo sono stati allargati, in considerazione dei nuovi studi e dell’aumentata disponibilità.
Attualmente si usano infatti due monoclonali.
Un terzo è già sstato autorizzato, anche se non è stato ancora distribuito e un quarto è allo studio.

La situazione veneta

Anche in considerazione delle nuove regole, che prevedono i fattori di rischio solo come suggerimento per l’utilizzo, rimettendosi al giudizio clinico del medico per l’utilizzo concreto, dopo essere scesi a poche decine di pazienti trattati a fine estate, in Veneto nell’ultima settimana si è risaliti a 109.
«Sui 1.762 pazienti con sintomi lievi, cioè circa la metà dei 3.300 positivi individuati in una settimana che sono stati curati a casa – fa il punto la dottoressa – 144 sono over 65 e 81 under 65 con fattori di rischio. Significa che, anche restando alle indicazioni originarie dell’Aifa, il target potenziale a cui vorremmo arrivare è di circa 220 pazienti ogni 7 giorni».

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