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Country Overshooting Day: l’Italia finisce le risorse della terra il 15 maggio

Country Overshooting Day: l’Italia finisce le risorse della terra il 15 maggio

Secondo l’equazione che calcola l’impronta ecologica di 112 Paesi, l’umanità avrebbe bisogno di 2,75 Terre per sopravvivere ai ritmi italiani

Cosa succederebbe se 7,9 miliardi di persone consumassero le risorse del pianeta Terra con lo stesso ritmo e stile di vita di noi italiani?
Risposta: dal 15 maggio al 31 dicembre dovremmo vivere di niente: né cibo, né probabilmente aria.
Cade infatti in questa data il Country Overshooting Day italiano, ovvero il Giorno dello Sovrasfruttamento per l’anno 2022.
Il significato di questa data ‘simbolica’ ruota proprio attorno alle risorse disponibili sul pianeta Terra pro-capite e a quanto queste vengano di fatto sfruttate mediamente dalle singole nazioni.
Risultato: se tutti vivessero come gli italiani, nei primi 135 giorni del 2022 avremmo esaurito le risorse prodotte in 365 giorni; nei restanti 230 vivremo con le risorse tolte al futuro.

L’equazione che calcola quante risorse utilizziamo

Il calcolo viene effettuato dal Global Footprint Network, un’organizzazione che dal 2003 calcola l’impronta ecologica dell’essere umano sul pianeta, ovvero quanto risorse utilizziamo annualmente.
L’equazione è stata creata nei primi anni Novanta da Mathis Wackernagel e William Rees, all’università della British Columbia. Dal 2006 è stata avviata l’iniziativa riguardante l’Earth Overshooting Day, la giornata in cui si mediano i risultati dell’impatto ambientale dei 112 paesi calcolati.
Nel 2021 fu il 29 luglio; per sapere la data di quest’anno bisognerà aspettare la Giornata Mondiale dell’Ambiente, il 5 giugno.

L’impronta ecologica italiana: consumiamo troppo

L’operazione è stata applicata fino agli anni Settanta: copre quindi ormai 52 anni di storia umana sulla Terra.
Da tabella, è possibile constatare come l’Earth Overshooting Day sia inesorabilmente in costante calo, salve qualche fortunata parentesi: se il 1970 partiva da quota 0 giorni di sovrasfruttamento, già due anni dopo si è passati a 21, e ancora a 35 giorni nel 1973.

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l’evoluzione dell’Earth Overshooting Day dal 1970 al 2021

Una lieve ripresa si è registrata solo tra il 1980 e il 1982 (probabilmente grazie alla crisi energetica del 1979) quando i giorni di sovrasfruttamento sono rimasti attorno a 50, per poi scendere fino al record del 2018: il 25 luglio è stata la data più bassa mai calcolata, con 159 giorni sovrasfruttati.
Un altro contraccolpo si è avuto nel 2020, grazie alla pandemia: l’Earth Overshooting cadde il 22 agosto.

Sovrasfruttamento della terra: come si calcola

La misurazione dell’impatto ambientale, o impronta ecologica, viene espresso in ettari globali (gha).
Il calcolo prevede la sommatoria di tutti i consumi, individuali o comunitari, secondo sei categorie di superfici produttive: zone di pesca, pascoli, aree edificate, terreni coltivabili, aree boschive e superfici necessarie allo smaltimento di rifiuti.
I consumi vengono rapportati alla costante di rendimento in chilogrammi/ettaro (1,6), il cui risultato in gha, moltiplicato per il numero di abitanti, dà il numero di quante Terre avremmo bisogno per sostenere la vita di ognuno.

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Lo stile di vita italiano sostenibile solo fino al 15 maggio

L’impronta ecologica italiana si aggira intorno ai 4,4 ettari globali; la biocapacità globale di una persona dovrebbe essere di 1,6 gha.
Rapportando i due dati risulta che l’umanità avrebbe bisogno di 2,75 Terre per sopravvivere ai ritmi italiani.
Oppure potremmo vivere per 135 giorni circa.
Secondo la mappa del sito Overshootday.org, il Paese meno virtuoso è il Qatar: la loro giornata cade il 10 febbraio. Segue il Lussemburgo, che almeno potrebbero permettersi San Valentino: 14 febbraio.
Stati Uniti, Canada ed Emirati Arabi scadono il 13 marzo.
A livello europeo, siamo ben lontani da Belgio e Danimarca (26-28 marzo) e ci troviamo, all’incirca, tra Germania (4 maggio) e Grecia (21 maggio). Passiamo il nostro 15 maggio in compagnia di Bahamas e Cile.
I Paesi più virtuosi, e dove quindi dovremmo andare ad abitare per apprendere uno stile di vita ecosostenibile, sono Indonesia (3 dicembre), Ecuador (6 dicembre) e Giamaica, dove comunque non arriverebbero a Natale (20 dicembre).

L’impronta ecologica individuale

La misurazione, come precedentemente menzionato, non è solo comunitaria, ma anche individuale.
È possibile calcolare la propria impronta ecologica grazie al sito del Global Footprint Network, inserendo i dati inerenti al proprio stile di vita.
Per fare un piccolo esempio: condurre una vita dove si pone un minimo di attenzione all’acquisto di plastica e imballaggi e senza automobili di proprietà porta a un sovrasfruttamento che esaurisce le proprie risorse della terra intorno al 30 marzo.

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Lavoratori della plastica del Bangladesh

Piccole buone pratiche per ridurre il nostro impatto sulla terra

Tutto ciò dovrebbe portare a riflettere su come viviamo quotidianamente nel mondo e quali piccole, faticose migliorie possiamo apportare per ridurre il nostro impatto sul pianeta: acquistare cibo locale e stagionale, in modo da ridurre l’energia impiegata per lo spostamento e la produzione (per esempio, luce artificiale). Evitare imballaggi inutili e riutilizzare borse e sporte.
Muoversi con i mezzi pubblici, incentivare la condivisione di automobili e, nel caso siate propensi all’attività fisica, spostarsi quotidianamente in bicicletta o a piedi.
La grande sfida dei prossimi 10 anni passa da qui: una vita in simbiosi con la Natura.

Damiano Martin

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