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Coronavirus: 4 varianti “preoccupanti” in Veneto

Coronavirus: 4 varianti “preoccupanti” in Veneto

Lo chiamiamo e lo conosciamo come “Covid-19” o “Sars-Cov-2”.
Ma “non è più un virus, bensì una popolazione di virus”.
A sottolineare il concetto, durante il quotidiano punto stampa del presidente della regione Veneto Luca Zaia, è  Antonia Ricci, direttore generale dell’Istituto Zooprofilattico delle Venezie. È qui che continua incessante l’opera di sequenziazione dei campioni genetici prelevati su soggetti positivi.

oggi, ne sono stati esaminati 519. E sono stati identificati 17 gruppi genetici diversi, a testimonianza dell’estrema variabilità del coronavirus.
Di queste, le varianti definite “preoccupanti” dall’Ecdc sono 4: inglese, brasiliana, spagnola e francese.

Le varianti “preoccupanti”

“Una variante preoccupante – spiega Ricci – è quella con caratteristiche che potrebbero rendere il virus più contagioso, o più pericoloso quanto a gravità della malattia, o in grado di sfuggire all’azione degli anticorpi. Sottolineo però che non è detto che ne derivi necessariamente una di queste caratteristiche negative, ma bisogna guardarle con attenzione”.

 

Nel mondo, si è arrivati a questa conclusione per le varianti inglesi, brasiliana e sudafricana. Le altre sono ancora da attenzionare. E l’attenzione del progetto di sequenziazione avviato dalla Regione con una delibera dello scorso ottobre si è concentrato in particolare sull’aumento di casi di nuove varianti registrato anche in Veneto. Nelle ultime due settimane, sono stati così esaminati 296 campioni provenienti da 12 laboratori.

La variante inglese

Dei campioni esaminati, 182 rientrano nel progetto di sorveglianza speciale lanciato dall’Istituto superiore di sanità per identificare la presenza della variante inglese. La prevalenza di questa tipologia di mutazione, in Veneto, si allinea con i valori nazionali, attestandosi al 17,7% dei casi riscontrati. “Nel nostro territorio – è la conclusione dell’Istituto zooprofilattico – questa variante circola chiaramente. E immaginiamo che ci sia un aumento della prevalenza, per la capacità di questa variante di sostituirsi a quelle già circolanti”.

Antonia Ricci, direttore generale dell'Istituto Zooprofilattico delle Venezie
Antonia Ricci, direttore generale dell’Istituto Zooprofilattico delle Venezie

Tra le caratteristiche confermate della variante c’è senza dubbio la maggior contagiosità, perché produce infezione per oltre il 50% in più rispetto alla versione “normale” del virus. “Si stima – sottolinea Ricci – che possa aumentare l’Rt di una percentuale tra lo 0,4 e lo 0,7%”. Il fatto che possa produrre una malattia più grave, invece, è ancora solo una probabilità non dimostrata. È stato invece escluso che sia più capace di infettare i bambini rispetto ad altri ceppi. “A oggi i vaccini comunque funzionano anche su questa variante”.

La variante brasiliana

In provincia di Padova e nel veneziano sono invece stati identificati alcuni casi di infezione con la variante brasiliana “in pazienti che non avevano una storia di viaggi all’estero, per cui si tratta di casi autoctoni”, specifica la direttrice. “Dal presumibile primo paziente – ha specificato la responsabile del Dipartimento di Prevenzione, Francesca Russo – sono state confermate le positività di 6 contatti diretti e di altri 2 contatti secondari”.

“La variante brasiliana – spiega Antonia Ricci – è meno studiata, ma ha una maggior capacità di diffondersi, anche se non a livello di quella inglese. È stata smentita l’ipotesi che sia più pericolosa, ma ha la caratteristica di poter sfuggire in parte alle coperture anticorpali. E questo sia in chi ha già avuto l’infezione che in chi si è vaccinato. Non vuol dire però che gli anticorpi non funzionino, ma solo che ci vogliono titoli più alti per garantire la copertura”. Le compagnie produttrici dei vaccini stanno quindi valutando se introdurre piccole modifiche ai sieri o ragionare su una terza dose, anche se si è ancora in fase di ragionamento, visto che “non c’è nessuna emergenza”.

Le varianti spagnola e francese e la sequenziazione

Le altre due varianti riscontrate in Veneto sono invece quella spagnola e quella francese. Si tratta delle mutazioni che hanno innescato la seconda ondata in quei Paesi europei. “Hanno solo – chiarisce Ricci – la caratteristica di diffondersi più facilmente, ma non sono più oggetto di preoccupazione”.

Nelle ultime due settimane, l’Istituto zooprofilattico ha tra l’altro verificato 22 campioni provenienti da 2 istituti scolastici, identificando 8 campioni positivi alla variante inglese in una scuola del Veneziano. La stessa variante è stata riscontrata in altri 4 casi, su 6 campioni, provenienti dalla sorveglianza attivata ai Mondiali di sci di Cortina e in 2 casi di rientro dall’estero, su 14 analizzati. Nel cluster dell’ospedale di Rovigo, invece, nessun campione appartiene a varianti preoccupanti.

La procedura da seguire con le varianti

Il tema delle varianti, ha sottolineato la dottoressa Russo, ha acuito la sorveglianza sulla malattia. Quando risulta una variante in un caso sospetto, l’indagine epidemiologica va ampliata anche ai contatti possibili, non potendosi fermare ai soli contatti stretti. E si prende in considerazione, come a inizio pandemia, un periodo di 14 giorni e non solo di 48 ore, effettuando poi, a fine quarantena, un test molecolare.

La responsabile del Dipartimento di prevenzione regionale ha quindi presentato alcuni dati relativi alla distribuzione dei casi nelle scuole, sottolineando che “nel 75% delle situazioni analizzate non si sono riscontrati casi secondari”. Russo ha quindi anticipato, relativamente alla campagna vaccinale con AstraZeneca, che, nella graduazione effettuata tra le diverse categorie, si comincerà, dopo il personale delle scuole d’infanzia, con i servizi penitenziari.

Il Veneto di nuovo verso il giallo

L’incidenza delle varianti, intanto, ha fatto registrare, nell’Rt, quello che il presidente Luca Zaia ha definito “uno spostamento minimale verso l’alto, che non preoccupa, ma richiede attenzione”. All’attuale 0,78, però, si accompagnano valori “decisamente bassi” negli altri parametri: 10% di occupazione in terapia intensiva (rispetto alla soglia del 30%) e 15% (su 40%) in area non critica. Considerazioni che spingono il presidente, in vista della valutazione di domani, ad affermare che “verosimilmente resteremo ancora in giallo”.

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