CONTI APERTI

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Dai record di Basko ai mesi di recupero di Giauro e Sottana. Fino agli anni di Zorzi in orogranata. Analisi e previsioni sul 2010 della Reyer, attraverso dieci numeri di una stagione ancora tutta da decidere.
3 Come le sconfitte in altrettanti scontri diretti per la formazione femminile nel girone d’andata. Un dato da ribaltare senza esitazioni. La Coppa Italia e le sfide contro Faenza, Schio e Taranto, daranno una precisa misura delle ambizioni orogranata. Terminato il rodaggio, è tempo di far salire i giri del motore per la squadra di coach Dalmasson. E i ritorni di Giauro e Sottana potrebbero diventare un’addizione determinante per prendere la scia della testa del gruppo.
6 Come le triple messe a segno da Gunta Basko contro Priolo. Seconda miglior prova stagionale in una singola partita (la prima è di Twehues del GEAS con 7). Le tre conclusioni consecutive che hanno messo in ginocchio la squadra siciliana tre mesi fa, entra di diritto nella cineteca orogranata, come una delle migliori prestazioni balistiche al femminile mai apprezzate al Taliercio. Il secondo posto assoluto nella percentuale dall’arco (43,9%) al giro di boa del torneo, l’ha consacrata come quale migliore tiratrice pura del campionato. Sarà bene non dimenticarlo, specie nei finali di partita.
8 Come le stoppate del “Gladiatore” DiGiuliomaria contro Pavia. Lo scorso novembre il centro romano ha stabilito il record per la categoria in una singola partita ed è l’intimidatore principe della Legadue con una media di 2.2 stoppate a partita. Eppure non è questo che gli ha fatto conquistare l’affetto di tanti tifosi reyerini, arrivati persino a perdonargli il complesso edipico dei tiri liberi. Sono certi “voli” sul parquet, che non si vedevano dai tempi di capitan Vazzoler, apprezzati finora dai tifosi orogranata.
10  Come i mesi durante i quali Eva Giauro è dovuta rimanere fuori dal parquet. 9 quelli che hanno fermato Giorgia Sottana dopo l’infortunio contro Taranto. Una sofferenza doppia vederle a bordo campo per tutto questo tempo. Una sofferenza che hanno cercato di dimezzare condividendo ogni momento del difficile recupero. E chissà che questo sfortunato doppio filo non abbia fatto sbocciare un’ intesa speciale tra due atlete dalle potenzialità enormi e ancora inesplorate. Sono loro l’asse play-pivot del futuro, non solo per la Reyer, ma per la pallacanestro femminile italiana.
12  Come i club che fanno parte del Progetto Reyer con la recente adesione del Basket Marcon. Oltre 2.800 gli atleti di tutte le età che hanno preso parte all’ultima festa natalizia della rete di settori giovanili che ha come capofila il club orogranata. Numeri che fanno intravedere cosa potrebbe essere la Reyer di domani. Una base in costante espansione da cui sbocceranno i futuri talenti. E la sfida nella sfida non sarà solo di costruire i campioni di domani, ma anche di non lasciare nessuno indietro, di crescere “includendo” tanto le società, quanto le persone. Perché sarà da quella base che si formeranno gli educatori, i tecnici, gli arbitri, i dirigenti di domani. Perché più grande è la “famiglia Reyer”, più grande la Reyer è destinata a diventare.
13 Come le stagioni, inclusa questa, trascorse da Tonino Zorzi sulla panchina della Reyer, distribuite nell’arco di quasi vent’anni, dai primi anni ’70 alla seconda metà degli anni ’80. E poi un lungo, reciproco, intimo amore a distanza. Coltivato nella malinconia del ricordo, anche quando c’erano troppa strada e troppe storie di mezzo. Né lui, né noi avremmo mai immaginato di rivederci. Noi, in tribuna a sgolarci, soffrire, esultare; lui, in panchina a osservare, annotare, suggerire. Né lui, né noi avremmo mai immaginato di ritrovare aperta la Misericordia, di vedere una città unita dai colori orogranata di qua e di là dal Ponte. Cos’altro c’è che ancora non riusciamo ad immaginare e che potrebbe accadere?
17 Come l’età di Marco Ceron al suo esordio in un campionato professionistico. È stato lo scorso 11 novembre, sul nobile parquet di via Guasco a Reggio Emilia. In una situazione di emergenza ha tenuto il campo a testa alta per 19 minuti portando a casa 3 punti, in un suggestivo duello a distanza con il “predestinato” del basket italiano, Niccolò Melli. Dopo aver dominato le finali nazionali under 17 dello scorso anno, è arrivato il passaggio all’età adulta. La delicata fase di svezzamento sta coincidendo con una stagione per niente facile. Non è detto sia un male. Per ora è classe ’92. Ma molto presto potrebbe essere classe e basta.
20 Come gli anni trascorsi dall’addio di Andrea Mazzon alla Reyer. Era l’estate del 1990 e mentre la vecchia signora orogranata si apprestava a varcare il ponte della Libertà in direzione Mestre, il giovane coach della formazione Propaganda prendeva la strada di Verona. In serie A2 si era appena conclusa una stagione dignitosa, ma senza l’atteso ritorno nella massima serie. In campo Radovanic e Lamp, in panchina il baffo gentile di Marco Calamai. Intanto la squadra di Mazzon dominava il torneo provinciale, rifilando scarti imbarazzanti dappertutto. Fino alle finali regionali di Noale, dove da imbattuta affrontò il Basket Jesolo. E perse. Un’unica sconfitta in nove mesi e tutti a casa. E pensare che per lui di lì a poco sarebbe iniziata una folgorante carriera nelle giovanili scaligere. Un’ascesa quasi stordente, culminata con la coppa Korac del ’98 sul parquet del Pionir di Belgrado. Impresa da vero duro. Se non lo fosse, del resto, non sarebbe mai diventato uno dei tecnici più amati dell’Aris di Salonicco. Eppure le prime lezioni di basket e di vita le imparò proprio insieme a quel manipolo di ragazzini stretti dentro una casacca orogranata.
214 Come i centimetri di Andrea Camata. A cui aggiungere 135 chili e 36 primavere. Non gli si è chiesto di abbeverarsi alla fonte della giovinezza, ma nemmeno di fare tappezzeria. Con lui cambiano le rotazioni dei lunghi e si limitano i problemi di falli del reparto (a metà stagione Di Giuliomaria e Rinaldi erano la coppia di lunghi più fallosa della Legadue: quasi quattro falli a testa di media a partita). Ma a goderne potrebbe essere soprattutto Allegretti, che così potrebbe finalmente appieno la sua doppia dimensione, interna e perimetrale. Dopo una carriera di tutto rispetto (Verona, Barcellona, Bilbao, Trieste e Reggio Calabria), e una calata nelle profondità delle minors del sud (in piazze calde come Brindisi, Trapani e Ostuni), ecco l’occasione per scoprire l’elisir di giovinezza sulle sponde della laguna.
2945 Come la media dei presenti al Taliercio durante un girone d’andata con quattro sconfitte su otto incontri interni. Roba da stropicciarsi gli occhi. Roba da spiegare a chi fa finta di non ricordare un Arsenale semivuoto e il ritiro della curva per sfinimento, in un Hitachi-Paini Napoli nell’inverno dell‘88. Roba da sbattere in faccia a quelli che neppure sanno della solitudine di chi, in un Taliercio grigio e sepolcrale, pianse di nascosto la prima retrocessione in B di una Reyer ferita a morte dall’indifferenza. Ripudiata dagli stessi che oggi predicano la “purezza della razza reyerina”. Dagli stessi che preferirebbero un Taliercio di “pochi ma buoni”. Se non bastasse, vale la pena ricordare che la sera in cui una Reyer in crisi di identità veniva umiliata da Jesi davanti a 3.200 encomiabili spettatori, a Siena la Mens Sana dei record maltrattava la seconda in classifica davanti a un migliaio di persone in più, mentre a Milano erano in poco più di 3.000 a salutare la vittoria contro Biella in un match da piani alti di serie A. Senza contare i numeri in crescita del femminile. Il meglio della Reyer, per ora, lo si è visto sugli spalti, grazie a ognuno dei tremila spettatori. Tutti inclusi.
DI ALESSANDRO TOMASUTTI

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