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Consumo di suolo: la Liguria regione più virtuosa in Italia

Consumo di suolo: la Liguria regione più virtuosa in Italia

Se Genova si è recentemente aggiudicata il Premio per la mobilità sostenibile 2021, la Liguria guadagna ora un altro primato ambientale. Secondo l’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (Ispra) che ha condotto i monitoraggi assieme alle Agenzie per la Protezione dell’ambiente delle Regioni e delle Province Autonome, risulta infatti essere la regione italiana con meno consumo di suolo. Il Rapporto 2021 sul tema indica infatti che è pari allo 0,08%, percentuale che fa di questo territorio un riferimento nazionale in ambito di rigenerazione urbana.

«I dati pubblicati – sottolineano il presidente della Liguria, Giovanni Toti, e l’assessore all’Urbanistica, Marco Scajola – dimostrano che il grande lavoro realizzato a partire dal 2015 è ripagato dai risultati. Sono vincenti le politiche urbanistiche adottate dalla Regione”. Tra queste, la legge regionale 23 del 2018 sulla rigenerazione urbana e il recupero del territorio agricolo la legge regionale 30 del 2019 che disciplina il riutilizzo di locali accessori, di pertinenza di fabbricati e immobili non utilizzati, il Piano Casa e la strategia di riqualificazione.

La situazione in Italia

Sempre più cemento e meno spazi naturali. I dati dell’edizione 2021 del Rapporto Ispra confermano le criticità del consumo di suolo nelle zone periurbane e urbane nelle quali si rileva un continuo e significativo incremento delle superfici artificiali con un aumento della densità del costruito a scapito delle aree agricole e naturali. Oltre alla criticità delle aree intorno al sistema infrastrutturale più frammentate e oggetto di interventi di artificializzazione per la loro maggiore accessibilità, in particolar modo quando necessari per la realizzazione di poli logistici e commerciali.

Il consumo di suolo, il degrado del territorio e la perdita delle funzioni dei nostri ecosistemi continuano a ritmo purtroppo sostenuto. Basti pensare che nell’ultimo anno quasi due metri quadrati ogni secondo di aree agricole e naturali sono stati sostituiti da nuovi cantieri, edifici, infrastrutture o altre coperture artificiali. Un fenomeno che nemmeno il blocco di gran parte delle attività durante il lockdown ha rallentato. E che fa registrare più di 50 km quadrati persi con pesanti conseguenze anche economiche. I costi dovuti alla crescente impermeabilizzazione e artificializzazione del suolo degli ultimi 8 anni sono stimati in oltre 3 miliardi di euro l’anno.

I numeri del consumo di suolo

Il territorio della penisola italiana si sta trasformando a velocità elevata registrando un’inesorabile perdita di aree naturali e agricole, solo in parte minima (5 km quadrati) compensate dal ripristino delle stesse. In riferimento al 2019-2020 le nuove coperture artificiali hanno riguardato altri 56,7 km quadrati, vale a dire in media più di 15 ettari al giorno. Un incremento che fa perdere al nostro Paese quasi 2 metri quadrati di suolo ogni secondo. I valori più elevati del suolo consumato sono in Lombardia con un 12,08%, seguita dal Veneto con l’11,87% (anche se questa regione c’è una tendenza al rallentamento) e dalla Campania con 10,39%.

 

Il fenomeno dei cambiamenti rimane molto intenso lungo le coste siciliane e della Puglia meridionale, nelle aree metropolitane di Roma, Milano, Napoli, Bari, Bologna e lungo quasi tutta la costa adriatica. La maggior densità dei cambiamenti è stata registrata lungo la fascia costiera entro 1 km dal mare, nelle aree di pianura, nelle città e nelle zone urbane e periurbane dei principali poli e dei comuni di cintura a scapito di suoli precedentemente agricoli e a vegetazione erbacea anche in ambito urbano.

La densità dei cambiamenti netti, ovvero il consumo di suolo rapportato alla superficie territoriale, è maggiormente rilevante a Nord Ovest del Paese, dove si consumano 2,16 metri quadrati ogni ettaro di territorio e Nord Est con 2 metri quadrati ogni ettaro, contro una media nazionale di 1,72 metri quadrati per ettaro. Riguardo questi dati è il Veneto a registrare il valore più alto con 3,72 metri quadrati per ettaro seguito da Lombardia (3,21), Puglia (2,55), Lazio (2,51) e Abruzzo (2,28).

Cosa ci dicono i dati Ispra

Per quanto riguarda il consumo di suolo nelle province, Roma è quella con la maggior superficie consumata al 2020, quasi 70.000 ettari. Seguono Torino con poco più di 58.000 ettari e un incremento di 162. Milano sfiora la soglia dei 50.000 ettari (94 in più) così come Brescia con una crescita di 214. Circa il 22% del suolo artificiale in Italia nel 2020 è concentrato nel territorio amministrato dalle 14 città metropolitane.

I numeri del Rapporto 2021 confermano l’avanzare di fenomeni preoccupanti. Da un lato abbiamo la diffusione, la dispersione e decentralizzazione urbana dall’altro la densificazione di aree urbane che causa la perdita di superfici naturali all’interno delle nostre città, spazi preziosi per assicurare l’adattamento ai cambiamenti climatici in atto. Si tratta di processi che riguardano soprattutto le aree costiere e le aree di pianura, mentre al tempo stesso in aree marginali in particolare si assiste all’abbandono delle terre e alla frammentazione delle aree naturali.

Una valutazione degli scenari di trasformazione del territorio italiano, porta a stimare secondo gli studiosi Ispra, che se la velocità di trasformazione dovesse rimanere quella attuale tra il 2020 e il 2050 il nuovo consumo di suolo arriverebbe a 1.552 km quadrati.

 

Silvia Bolognini

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