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CITTADINI METROPOLITANI

Ogni giorno migliaia di persone si muovono da una parte all’altra dell’area metropolitana e di fatto si considerano già metropolitani a tutti gli effetti. Ecco chi sono, cosa fanno e quale idea hanno sulla città metropolitana alcuni di loro

Reyerzine ha voluto dar voce ad un campione di persone che quotidianamente si confrontano con il nostro territorio metropolitano. Personaggi noti e anche persone comuni, rappresentativi della società civile, accomunati dal vivere e sentire la realtà metropolitana.

A loro abbiamo chiesto qual è rapporto che hanno con l’ambito metropolitano, cosa secondo loro manca per il concretizzarsi di una città che possa definirsi metropolitana e quali potrebbero essere i benefici anche in relazione all’ambito professionale di ciascuno di essi.

LAURA BARBIANI
«Il Teatro Stabile del Veneto può dirsi l’unica istituzione culturale che fa già riferimento ad un territorio metropolitano considerato che opera sull’asse Padova-Venezia, da sempre l’asse principale della produttività veneta. Da romana posso dire che la distanza tra questi due poli è minima. Io stessa in venti minuti mi sposto da Venezia a Padova in treno e questo credo sia significativo se penso che quando lavoravo a Roma, per quanto la mia abitazione e il mio ufficio fossero entrambi in centro città, ci impiegavo molto più tempo per recarmi al lavoro. Spesso quindi mi sorprendo nel constatare quanto questi due centri siano vicini uno all’altro. Credo che, per fare un salto culturale necessario, dovremmo guardare le cose con gli occhi dei giovani i quali dimostrano di non sentire certi campanilismi e di avere uno sguardo maggiormente rivolto al futuro. Se penso a questo ambito territoriale quelle che noto di più sono le similitudini, gli interessi comuni, le potenzialità. In relazione al mio ambito lavorativo direi che ragionare in ottica metropolitana potrebbe favorire una programmazione congiunta tra tutti teatri del territorio. Ciascun teatro conserverebbe la sua identità, che anzi risulterebbe valorizzata di fronte ad una programmazione più armonica. Si scongiurerebbe inoltre il rischio di sovrapposizioni di spettacoli simili. Credo, in sintesi, che sia da costruire non una identità comune ma un tessuto urbano organico che possa portare benefici per tutti. Per arrivare a questo la cosa più immediata è pensare di favorire i trasferimenti, ma si pensi per esempio a quanto prezioso sarebbe un coordinamento amministrativo».

  

LUCA BATTISTELLA
«Credo che il mio rapporto con l’ambito metropolitano veneziano non sia sostanzialmente diverso da come viene vissuto dalla moltitudine di persone che lo frequentano oggi. Certo il lavoro di architetto mi consente, grazie anche alla mia formazione, ed ad una serie di occasioni lavorative, di percepirlo e di attraversarlo, in qualche modo, forse più intensamente, ma è dato anche dalla curiosità, che va oltre le necessità professionali. Ciò che manca per la vera concretizzazione della Città Metropolitana è, a mio modo di vedere, l’idea forte, l’idea trainante, soprattutto manca la conoscenza e la diffusione di questo concetto, cercando di capire più profondamente il perché, questa pianificazione in senso metropolitano, sta divenendo sempre più necessaria ed imprescindibile per il nostro territorio. Non trovandoci di fronte ad un foglio di carta bianca, ma ad un territorio fortemente antropizzato, concentrato e da aspetti a volte incerti, bisogna iniziare a diffondere, far conoscere e spiegare cosa vuol dire costruire assieme, un nuovo sistema territoriale, dal quale nessuno è escluso. I tre magneti principali di questa città diffusa, Venezia, Padova e Treviso, hanno sviluppato caratteri ben diversi, hanno maturato una loro ragione e disegnata una loro forma fortemente riconoscibile, ma anche quello che in qualche modo “sta in mezzo” ha assunto nel tempo segni che ne hanno marcato la forte identità; non sono più periferie, ma veri e propri ambiti di connessione e nuovi sviluppi. Ebbene tutto questo dovrà essere superato, condiviso e riorganizzato, in quanto la Città Metropolitana altro non può fare che nascere dalla gente che la vive, che cerca per svariati motivi, un nuovo modello organizzativo, un modello superiore di funzionalità e di economie, quindi di governance. Le parole chiave sono: mobilità, velocità, fluidità e cultura. Dei due assi di cui si compone il vivere la città, cioè quello dello “stare” o dell’ “andare” bisognerebbe liberarsi del primo ed incentivare il secondo affinchè si possa ridisegnare la Città Metropolitana attraverso la facilitazione della: mobilità delle persone, la velocità delle trasformazioni, la fluidità delle informazioni e la cultura delle convivenze. In sostanza si prefigura il concetto di “città in rete” che si sovrappone alla città metropolitana, attraverso l’annullamento delle gerarchie, individua un sistema di funzioni e di connessioni estese, sancendo il superamento dei rapporti “costretti” fra centri-hinterland, periferie e centri minori. Agli attuali rapporti di tipo gerarchico si sostituiscono rapporti di tipo reticolare, cioè in tutte le direzioni, e la natura di queste relazioni reticolari fra centri ingenera lo scambio di conoscenza»

 

ANTONELLO DE MEDICI
«Il mio rapporto con l’ambito metropolitano è quotidiano: abito a Padova e lavoro nel centro di Venezia. In questo senso mi considero già un cittadino metropolitano. Ho il piacere di vivere le bellezze di Venezia ma anche di attraversare il territorio apprezzando l’hinterland, fino ad arrivare ai Colli Euganei. In termini di stili di vita una serie di dinamiche differenti tra Venezia e Padova sono utili per capire come si potrebbe aumentare l’offerta turistica e al cittadino. Quando pensiamo al territorio metropolitano potremmo parlare di una enorme complementarietà, anche dal punto di vista culturale. In ambito turistico altra grande complementarietà tra Venezia, Padova e Treviso è quella enogastronomica. Questa potrebbe essere anche una grande leva per la destagionalizzazione dell’offerta. Si pensi, per esempio, ai vari itinerari che si possono realizzare intorno alle eccellenze del vino e dei sapori. Queste specificità sono impropriamente definite di una provincia piuttosto che di un’altra mentre a mio avviso dovrebbero già essere considerate parte di una Venezia in senso allargato. Venezia è infatti la vetrina delle eccellenze produttive di un territorio più ampio. La sua vocazione metropolitana, in questo senso, è naturale. Il passaggio da compiere, necessario per la concretizzazione di tutto questo, è però di tipo amministrativo e politico. È impossibile infatti fare un salto del genere senza un sistema di regole e senza le risorse. Finché si avranno tanti microcosmi e interessi soggettivi le potenzialità di questo territorio saranno limitate. Sarebbe inoltre auspicabile l’eliminazione di duplicazioni di strutture amministrative o enti, nell’ottica di una generale semplificazione. Oltre a questo ci vorrebbe una logica fiscale che non vada a discapito di chi produce nel territorio, ma anzi che tenga conto delle varie specificità. I benefici potrebbero essere quelli di attrarre nuovi segmenti di mercato. Venezia è un grande brand e sarebbe positivo per tutti se a questo brand si attaccassero le cosiddette brand extension che nel nostro caso sarebbero tutte le specificità del nostro territorio. Per fare un esempio la stessa Abano rafforzerebbe il proprio appeal diventando “le terme di Venezia”. Allo stesso modo il fatto di considerare tutto come parte di una grande Venezia sarebbe un modo più semplice per attrarre investitori dal momento che se è vero che eccelliamo per know-how è altrettanto vero che vi sia la necessità di investimenti importanti. Questo si ripercuoterebbe anche sulle nuove generazioni perché permetterebbe di ripensare la formazione dei giovani nell’ottica di una visione nuova».


 

ANTONIO GIRELLO
«Per lavoro settimanalmente effettuo spostamenti nelle provincie di Venezia,Treviso e Pordenone, utilizzando sia la macchina che il treno. Esercito l’attività di architetto libero professionista quindi “l’area metropolitana” è, considerato anche l’attuale situazione economica e le dinamiche del settore, il mio naturale ambito di svolgimento dell’attività. Collegamenti ed infrastrutture su gomma e ferro divengono essenziali per gli spostamenti di persone e mezzi. Importante è anche il corridoio verso Est che deve essere reso più sicuro ed incrementato; manca poi una linea su ferro ad alta velocità come manca un vero interporto per stoccaggio e redistribuzione delle materie prime e dei lavorati. Un miglioramento di questi aspetti comporterebbe una maggior conoscenza delle realtà economico e sociali locali, scambio tra vicine culture e relativa crescita del benessere legata non solo ad una mera visione patrimoniale, ma anche e soprattutto valoriale, portando così ad un volano formativo per le prossime generazioni. L’ambito metropolitano porterebbe alla realizzazione di un cluster di nanoimprese distribuite nelle tre provincie che dialogando tra loro potrebbero trasformarsi, aggregandosi per eccellenze, abbandonando così la dinamiche del “popolo delle partite IVA” e dando vita a realtà produttive complesse ed altamente specializzate, che potrebbero attrarre investitori ed espandere il mercato. L’aggregazione dovrebbe coinvolgere anche il mondo della formazione; non più università concorrenti, non più una miriade di medesimi corsi con diversi gradi di eccellenza, ma un’offerta disciplinare di alta professionalità necessariamente collegata all’industria consentendo così un naturale passaggio dall’aula alle realtà produttive. Relativamente al mio ambito professionale tutto questo dovrebbe prevedere un maggior dialogo tra le pubbliche amministrazioni volto alla semplificazione ed uniformità di regolamenti condivisi tra enti diversi. Sarebbe facilmente realizzabile in un ambito metropolitano a dispetto della situazione attuale che ci presenta la fotografia di un territorio interprovinciale, con medesime caratteristiche geomorfologiche e sociali, in un continuo geografico senza evidenti punti di confine, ma con amministrazioni concorrenti e prive di alcuna volontà di dialogo. La realizzazione di un ambito metropolitano potrebbe quindi favorire l’aggregazione tra professionisti, in studi multidisciplinari, offrendo quindi al cittadino utente un servizio migliore in un regime di prezzi concorrenziale considerata anche una futura facilità di spostamento».

 

DANIELE REA
«La metropoli diffusa già c’è, basta guardare il susseguirsi di insediamenti senza soluzione di continuità tra Venezia, Padova e Treviso per rendersene conto. Se non ci fossero i cartelli stradali a ricordarcelo non ci sarebbe alcun tipo di distinguo. Quello che manca è probabilmente un punto di riferimento centrale che accomuni tutti perché attualmente, in una realtà dai mille campanili, c’è ancora molto campanilismo. Per assurdo, se ce ne fosse la possibilità, il punto di unione dovrebbe essere baricentrico e realizzato ex novo. Chiaro però che questo prevederebbe tempi lunghi per una sua concretizzazione. In alternativa e per praticità questo punto potrebbe essere Venezia visto che le sedi istituzionali sono già tutte lì. Un’altra cosa che manca sono le infrastrutture per velocizzare gli spostamenti in generale, ma penso soprattutto all’asse Padova-Treviso per il quale anche con mezzi privati non si impiega meno di un’ora ed è davvero un’enormità. C’è poi un salto culturale nel vero senso della parola che tutti noi dobbiamo ancora compiere per riconoscerci parte di un ambito comune pur mantenendo ciascuno le sue specificità e identità. Questo salto è sicuramente molto inferiore rispetto a quello che poteva essere dieci o venti anni fa, ma è qualcosa che adesso dobbiamo assolutamente fare, se non per convinzione quantomeno per convenienza».

 

DAVIDE SCALZOTTO
«L’area metropolitana è una città vasta multifunzionale che considero come una somma di opportunità. Vivo a Treviso, lavoro a Venezia, ho la famiglia di origine a Vicenza. Mi piace considerare la possibilità di andare a vedere un concerto, una mostra, di fare acquisti, beneficiare di servizi, frequentare persone non solo nel luogo di residenza o di lavoro, ma in ogni città di questa grande area. I singoli “campanili”, le diversità di una zona rispetto un’altra, li considero una ricchezza e non un ostacolo. Servirebbe una rete di trasporti pubblici efficiente e coordinata, con un biglietto unico e con meno “rotture di carico” da un mezzo di trasporto a un altro. È la condizione da cui discende tutto il resto. Importante poi sarebbe la rivalorizzazione dei centri urbani e dei centri storici, dopo anni di “capannonizzazione” delle zone intermedie. A mio avviso la città metropolitana non la si fa con la continuità e l’uniformità del paesaggio urbano, ma con la continuità della rete di trasporti e la promozione delle caratteristiche e delle vocazioni delle singole città. Per quanto riguarda i trasporti, ovviamente questo porterebbe a incentivare la mobilità, abbassare i tempi di percorrenza, aumentare la velocità e diminuire la fretta. Più velocemente si spostano le persone, meno “ansia da fretta” hanno di raggiungere i luoghi di destinazione (con conseguente abbassamento dello stress…). Relativamente al mio ambito professionale, la realizzazione di tutto questo sicuramente migliorerebbe la qualità di vita e di lavoro. Molto spesso 5 minuti di ritardo dalla stazione di partenza si ripercuotono in oltre mezz’ora di ritardo nell’arrivo al lavoro (per colpa di coincidenze e orari diversi). E viceversa».

 

FABRIZIO TAMBURINI
«Parlando di area metropolitana credo che la praticità negli spostamenti sia fondamentale. Nel mio caso, per una questione logistica ho acquistato casa a Mestre. Questo mi permette di raggiungere in meno di un quarto d’ora Padova dove ha sede l’azienda che ho recentemente inaugurato per realizzare e commercializzare antenne “con vortici”. Abbiamo scelto di darle sede a Padova perché ho intrapreso questa attività assieme ad alcuni colleghi che continuano ad operare anche all’interno dell’Università di Padova. Credo che in ambito universitario un coordinamento metropolitano sarebbe auspicabile perché le risorse e i finanziamenti sono limitati e questo aiuterebbe ad ottimizzarli portando a risultati migliori. Certamente la questione dei collegamenti è fondamentale ma va anche detto che spesso mi confronto con colleghi che vivono in metropoli estese come Los Angeles o New York dove le distanze sono così ampie che, pur essendoci i mezzi, la gente impiega anche delle ore per attraversare da parte a parte la città. Paragonandole con queste, le nostre distanze mi fanno dire che è assolutamente fattibile la realizzazione di una viabilità metropolitana ma bisogna puntare sulla velocità tenendo anche conto che le nuove tecnologie possono essere di supporto per annullare le distanze».

 

 

 

 

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