Salute +

Cancro al seno metastatico: scoperto l’interruttore che potrebbe fermarlo

Cancro al seno metastatico: scoperto l’interruttore che potrebbe fermarlo

Non si tratta ancora di un trattamento clinico, ma questa strategia rappresenta una luce di speranza per pazienti che oggi hanno poche opzioni

Una scoperta preclinica potrebbe cambiare le carte in tavola nella lotta contro la forma più aggressiva di cancro al seno, il triplo negativo (TNBC).
I ricercatori dell’Università di Tsukuba, in Giappone,  hanno individuato un vero e proprio “interruttore” biologico: una proteina tumorale, chiamata Gpnmb, che guida la diffusione del tumore e la formazione delle metastasi.
Bloccarla nei modelli animali ha ridotto drasticamente l’aggressività del tumore e la sua capacità di diffondersi, aprendo la strada a terapie innovative che combinano immunoterapia e farmaci mirati.

Come funziona l’interruttore del tumore

Dietro questo meccanismo c’è un inganno biologico sorprendente: la proteina Gpnmb, prodotta dalle cellule tumorali, si lega ai macrofagi del nostro sistema immunitario e li trasforma da difensori in complici del tumore.
Questi macrofagi “manipolati” bloccano la risposta immunitaria e favoriscono la migrazione del tumore, aumentando il rischio di metastasi.
Riuscire a contrastare questo meccanismo può dunque, in prospettiva, offrire un diverso bersaglio per lo sviluppo di terapie innovative mirate al contrasto delle metastasi prodotte da una delle forme di cancro al seno più difficili da trattare e spesso resistenti alle terapie classiche.

Ecco come il tumore trasforma i macrofagi

Il meccanismo indotto dalla proteina di origine tumorale “Gpnmb” è semplice.
Legandosi a un recettore presente sui macrofagi, Gpnmb trasforma le cellule del nostro sistema da protettive a immunosoppressive: il sistema immunitario, che viene indebolito, si innesca un processo di “autorafforzamento” che aumenta progressivamente il numero di macrofagi alleati del tumore presenti nell’organismo e in tal modo viene consentito al cancro al seno, cambiando forma, di diventare più mobile, capace di migrare, invasivo, favorendo così la formazione di metastasi.

Una strategia che funziona

Visto che il “triplo negativo” è un cancro privo di 3 recettori sui quali agiscono molte delle terapie normalmente utilizzate per il contrasto del tumore, gli studiosi hanno provato a bloccare nei topi l’interazione prodotta dalla proteina tumorale, bloccandola direttamente, intervenendo sul suo recettore specifico o su quest’ultimo e un altro checkpoint immunitario. E i risultati ottenuti sono una notevole riduzione delle metastasi, dell’aggressività del tumore e dei processi biologici alla base di queste forme di progressione del cancro. Si è, in altri termini, individuata una sorta di “interruttore”, utilizzato dal tumore per manipolare il sistema immunitario.

I possibili sviluppi

Questa sinergia appena individuata tra proteine tumorali e recettore umano si presenta allora come possibile nuovo bersaglio terapeutico, facendo ipotizzare la possibilità di una combinazione futura tra immunoterapia e tecniche per interrompere il processo indotto dal cancro, specie nei pazienti che non rispondono ad altre terapie. Al momento si tratta, va in ogni caso sottolineato, soltanto di una scoperta preclinica che richiederà ulteriori step sul piano della ricerca biologica. E ci vorranno almeno tra i 5 e i 10 anni, nella migliore delle ipotesi, per sviluppare per esempio anticorpi contro Gpnmb, farmaci che bloccano il recettore o biomarcatori per identificare i casi di prognosi peggiore.

Alberto Minazzi

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Il campo nome è richiesto.
Il campo email è richiesto o non è corretto.
Quest'opera è distribuita con Licenza Creative Commons Attribuzione - Non commerciale - Non opere derivate 4.0 Internazionale.

Tag:  ricerca, tumori