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Camminata, postura, portamento: tutte le spie dell'ansia

Camminata, postura, portamento: tutte le spie dell'ansia

Ecco perché alcuni giovani camminano come gli anziani

Che la nostra camminata, dall’andatura alla velocità, possa dire molto di noi, della nostra salute e perfino della nostra prospettiva di longevità è tesi sempre più condivisa, al centro di una molteplicità di studi scientifici e medici. Sembra oramai assodato anche che il portamento sia specchio della nostra personalità.
Studi delle Università di Canterbury, in Nuova Zelanda, e di Boston hanno concluso per esempio che chi fa passi corti e incerti, magari col capo chino, spesso ha un’indole passiva; al contrario, un passo lungo e deciso, con ampi movimenti delle braccia e testa alta, testimonia energia e una certa intraprendenza.

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L’Università di Tokyo ha poi studiato il passo femminile, legando a un’andatura più esitante un possibile maggior rischio di molestie.

La camminata dell’ansioso

Ma la nostra andatura può dire anche di più.
Grazie a uno studio realizzato da un team di ricercatori americani ed egiziani, i cui risultati sono stati pubblicati dalla rivista “Sensors”, adesso sappiamo che “gli individui che riferiscono di sentirsi ansiosi camminano usando schemi di andatura, come svolte più ampie e modelli di andatura più cauti, simili agli individui più anziani che hanno paura di cadere”.

ansiaNello specifico, gli studiosi hanno rilevato differenze significative nelle caratteristiche dell’andatura tra i gruppi di ansiosi e non ansiosi.
“I risultati del nostro studio – spiegano – rilevano che le 5 caratteristiche principali per identificare gli individui ansiosi sono tutti i parametri dell’andatura: angolo di sterzata, variazione dei movimenti del collo, rotazione lombare, movimento lombare sul piano sagittale, e movimento del braccio. E suggeriscono che questi sono le caratteristiche più importanti nella previsione dell’ansia”.

Lo studio

L’esperimento esplorativo ha analizzato la camminata di un campione di 88 persone, tra 18 e 36 anni, utilizzando una combinazione di andatura ed equilibrio tranquillo. Gli obiettivi dello studio sono stati quelli di identificare le variabili più importanti per gli algoritmi di apprendimento automatico da utilizzare per identificare gli individui che riferiscono di sentirsi ansiosi.
Dopo la compilazione di un modulo per misurare i sentimenti di ansia attuale (14 maschi e 22 femmine, in particolare tra i più giovani, hanno dichiarato di sentirsi ansiosi), i partecipanti hanno così completato un test clinico modificato per l’interazione sensoriale in equilibrio e una passeggiata di 2 minuti su una pista di 6 metri, con alternanza di suolo solido e morbido, indossando sensori di mobilità.

I risultati

Tra le caratteristiche osservate, anche una rotazione del collo significativamente maggiore da lato a lato, ma meno movimento su e giù, suggerendo una ridotta fluidità del collo tra gli individui che riferiscono di sentirsi ansiosi. E poi un aumento dei movimenti del tronco e della colonna lombare avanti-indietro e da un lato all’altro, con una flessione maggiore sul lato sinistro. Minori, invece, le variazioni dei movimenti degli arti inferiori. Anche in questo caso esattamente come gli anziani.

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Per quanto riguarda il controllo dell’equilibrio, le persone ansiose hanno mostrato una “ridotta elaborazione visiva e un aumento dell’eccitazione fisiologica, che si traduce in un ridotto spostamento del baricentro e in un aumento dell’attività muscolare delle gambe”.

Molto più ansiosi con la pandemia

Il punto di partenza da cui hanno mosso gli studiosi sono le statistiche dell’ansia, la cui prevalenza, sottolinea l’introduzione, “variava dal 2,4% al 29,8% a livello globale nel 2013″.
Tuttavia, dall’inizio della pandemia globale, questi numeri sono aumentati di circa il 25,6%.
I sentimenti di ansia, sottolineano quindi gli studiosi, sono solitamente auto-riferiti e possono essere influenzati dalle differenze di cultura e genere di un individuo.
“Sebbene prove significative abbiano identificato biomarcatori oggettivi associati all’ansia, questi biomarcatori sono individualizzati. L’andatura può essere una misura indiretta oggettiva valida per identificare i sentimenti di ansia. Questi risultati – concludono i ricercatori – possono anche essere di interesse per i medici che lavorano nel regno dell’analisi del movimento, poiché alcune delle instabilità/cali di equilibrio che potrebbero notare potrebbero essere dovute all’ansia anziché ai deficit funzionali”.
Una considerazione che potrebbe aprire a nuove modalità di intervento.
“Trovo veramente interessante la considerazione dei ricercatori riguardo ai fisioterapisti – commenta lo psicologo e ricercatore Massimo Agnoletti – Prendere in considerazione i possibili benefici di un aiuto psicologico, non fermandosi ai deficit funzionali, può infatti suggerire loro che, in alcuni casi, l’intervento più appropriato non sia necessariamente di tipo fisioterapico, ma psicologico, e aprire così allo sviluppo di prospettive diverse”.

Alberto Minazzi

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