BRINDISI DOCET

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Una città che ha raggiunto la massima serie di basket grazie alla capacità di far squadra. Imprenditoria, amministrazione e tifosi uniti per centrare un grande obiettivo

Strana realtà quella di Brindisi. Classica città meridionale con tutte le sue storture, le sue enormi potenzialità e bellezze che spesso viaggiano parallele all’immobilismo cronico dei suoi governanti. Città che grazie ad una palestra scoperta e un palazzetto Coni con un migliaio di posti è riuscita a generare, lungo una storia che risale agli anni 30, un movimento cestistico degno di metropoli come Milano e Bologna. Città dove i bambini non si preoccupavano tanto di trovare un pallone da prendere a calci per strada quanto di costruirsi in qualche modo un canestro da prendere di mira. Città che ha dato i natali a personaggi come Elio Pentassuglia, uno dei simboli di una miriade di splendidi attori innamorati del basket e vogliosi di condividere questo amore con gli altri. Città che, oltre ad aver creato campioni come Cordella, Solfrizzi, Fischetto, ha ospitato fuoriclasse come Claudio Malagoli, che proprio con i colori biancoazzurri giocò le sue stagioni più scintillanti. Brindisi ha raggiunto oggi un traguardo inseguito per più di vent’anni, dopo averlo abbandonato nella seconda metà degli anni 80 lo ha ritrovato dopo una cavalcata trionfale degna di un grande club.
Quasi cinque lustri di attesa nei quali i tifosi brindisini non hanno mai abbandonato quelle loro squadre che magicamente si tiravano su da ogni tipo di fallimento, non solo sportivo. Hanno sopportato l’onta della radiazione, hanno accompagnato la ricostruzione, passo dopo passo, anno dopo anno, hanno gioito e sofferto per promozioni sfumate all’ultimo canestro, sino a coronare il loro sogno di quest’anno, un campionato vinto con tre giornate d’anticipo e festeggiamenti a non finire. I successi sportivi, nel basket come in tutti gli altri sport non individuali, dipendono sempre da una serie di fattori che debbono concatenarsi e fondersi sino a creare un corpo unico. Lo sport non è una scienza, ma se lo fosse non sarebbe per niente esatta: non basta pensare di aver fatto il massimo per allestire una formazione vincente.
Poi bisogna attendere la giusta dose di fortuna, che può voler dire anche avere a disposizione giocatori intelligenti oltre che bravi, un allenatore al quale va dato il giusto tempo per creare l’alchimia e capace di leggere in ognuno dei suoi atleti pregi e difetti. Poi una società che dimostri in ogni minimo istante di credere nel progetto da lei stessa sviluppato, soprattutto quando appaiono le prime crepe, non distruggendo il sogno ancor prima che questo provi a realizzarsi. Quindi una tifoseria attenta, passionale, educata non solo nei comportamenti ma anche nella conoscenza tecnica. Eppure, pensate un po’, tutto questo potrebbe a volte anche non bastare per vincere un campionato, uno scudetto, perché alla fine si dovranno sempre fare i conti con l’avversario. Ma è la strada più giusta, quella intrapresa da Brindisi. L’anno scorso, alla presentazione della nuova stagione, quella che sarebbe culminata con il ritorno in LegaA, incontrando Massimo Ferrarese, imprenditore della zona innamorato del basket e della sua città, mi accorsi che prima o poi il grande risultato sarebbe per forza arrivato.
Perché mi parlò dell’esigenza di “primeggiare” nel tempo, ovvero lavorare per competere sempre ad alti livelli, conscio che non tutti gli anni si potrà vincere ma che non si vincerà mai se non si naviga sempre nelle zone nobili. Il suo impegno ha fatto sì che parte delle realtà imprenditoriali della zona decidessero di viaggiargli al fianco, convinti della bontà di un progetto che muove migliaia di tifosi a Brindisi e in tutto il resto d’Italia. Club organizzati nelle principali città della penisola che si tengono continuamente in contatto per ritrovarsi a tifare per la loro squadra del cuore ovunque vada a giocare. Iniziativa unica in tutta la realtà cestistica italiana quella dei Brindisini Erranti, esempio incredibile di “tifoseria itinerante”. E poi gli sfegatati che in ogni partita casalinga riempiono con ore di anticipo gli spalti del Pala Pentassuglia, teatro di tante battaglie da circa 30 anni. Davvero città strana, Brindisi, ma fortunatamente da sempre innamorata di questo splendido gioco con la palla a spicchi.
DI MINO TAVERI*
*GIORNALISTA MEDIASET, CONDUTTORE DEL PROGRAMMA “GUIDA AL CAMPIONATO”
 

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