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Biennale di Venezia 2019: “in tempi difficili occorre dilatare la capacità dello sguardo”

esterno biennale

Un titolo tratto da una fake news, tanti leitmotiv per un unico sotteso filo conduttore che è quello del dialogo, tante prospettive declinate in modo diverso e molte donne.
E’ tutto questo  “May you live in interesting times” (Che tu viva in tempi interessanti) la 58 Esposizione Internazionale d’Arte che si terrà a Venezia dall’11 maggio al 24 novembre 2019.
Presentata ufficialmente a Ca’ Giustinian dal presidente Paolo Baratta e dal curatore di questa edizione, Ralph Rugoff, direttore della Hayward Gallery di Londra, sarà inaugurata nei giorni di pre-apertura, 8,9 e 10 maggio.

 

Conferenza stampa di presentazione della 58 Esposizione Internazionale d’Arte a Ca’ Giustinian, a Venezia

Si tratta di una Biennale perfettamente in linea con i tempi, di cui vuole mettere al centro la complessità, con opere d’arte che riflettono sugli aspetti precari della nostra esistenza e che, come in una competizione di scherma, invita il visitatore a sentirsi ingaggiato in un incontro partecipato, pena il restare un semplice passante.
La parola d’ordine del nuovo curatore, Ralph Rugoff, è “open”, apertura.
La Biennale d’Arte del 2019 non ha e non vuole avere infatti un tema specifico. E’ piuttosto un’incessante rivoluzione che affida agli 80 artisti che vi esporranno la responsabilità del messaggio che vorranno dare con la loro arte e al visitatore la responsabilità della propria interpretazione.

L’anatema cinese

May you live in interesting times” potrebbe esser letta come una sorta di maledizione. Secondo una fake news riportata negli anni Trenta dal parlamentare inglese Sir Austen Chamberlain, che ne sarebbe venuto a conoscenza da un diplomatico britannico di stanza in Asia, l’espressione sarebbe infatti un’imprecazione cinese riservata a chi si vuole augurare il peggio.

A sinistra il Presidente della Biennale di Venezia Paolo Baratta. A destra il curatore Ralph Rugoff

Iniziare una Biennale con una fake news significa già essere nel tempo presente -spiega il Presidente Paolo Baratta- Significa “venite a vedere voi stessi, non fidatevi neppure del titolo. May you live in interesting times” è una Biennale che vuole in realtà invitare alla riflessione sul mondo complesso in cui viviamo e dire che gli artisti sono i nostri interlocutori per capirne di più, per vedere ciò che non vogliamo vedere. Quando i tempi sono difficili bisogna dilatare la capacità di sguardo. L’espressione evoca certo l’idea di tempi sfidanti e persino minacciosi -ha continuato Baratta- Ma in tempi in cui prevale un eccesso di semplificazione, io credo sia necessario essere attenti all’evoluzione del mondo e del mondo dell’arte”.

La Mostra

La Biennale di Venezia è in questa edizione soprattutto al femminile.
Anche questa una novità determinata più dal caso che da una volontà ma che è stata accolta, nel contesto del non-tema di quest’anno, “come un dato interessante”.
Degli 80 artisti che vi prenderanno parte 42 sono donne. Più della metà.
“La Mostra si concentrerà sul lavoro di artisti che mettono in discussione le categorie di pensiero esistenti e che ci aprono a una nuova lettura di oggetti e immagini, gesti e situazioni -ha spiegato il curatore Ralph Rugoff- Sono tutti artisti viventi, perché è giusto che un’esposizione biennale, che è come un orologio che continua a ticchettare nel tempo, offra la possibilità di avviare una conversazione tra artisti del mondo che riflettono sulla cultura contemporanea da angolazioni diverse. I temi per questo sono liberi e tanti -ha chiarito- C’è il tema dei confini nazionali, quello delle emigrazioni, quello della diversa distribuzione del benessere e delle grandi disparità economiche e poi c’è quello delle nuove divisioni dovute ai social media.
Nell’epoca dei tweet e dei like, dove la comunicazione è ridotta e frammentata, si finisce nel paradosso di vivere un’epoca di disinformazione. E’ questo il motivo anche del titolo di questa Biennale”.

Luoghi, Paesi ed eventi

I luoghi principali della Biennale d’Arte 2019 saranno come oramai da tradizione gli storici Padiglioni dei Giardini e l’Arsenale di Venezia. E’ nel dialogo e nello scambio dei contributi artistici di questi due luoghi che si celebra la complessità perché i medesimi artisti possono essere presenti da una parte come dall’altra, esponendo opere, anche tecnicamente, molto diverse fra loro.
Ai Giardini di Castello si contano nei Padiglioni anche 90 partecipazioni nazionali, con 4 paesi per la prima volta presenti: Algeria, Ghana, Madagascar e Pakistan.
Due Padiglioni ex novo saranno quelli della Repubblica Domenicana e del Kazakistan.
Il Padiglione Italia alle Tese delle Vergini, all’Arsenale, sostenuto e promosso dal Ministero dei Beni e delle Attività Culturali, sarà a cura di Milovan Farronato.
Due progetti speciali interesseranno Forte Marghera, a Mestre ( dove all’interno dell’ex polveriera austriaca esporrà l’artista Ludovica Carbotta) e la Sala d’Armi dell’Arsenale. Qui, Marysia Lewandowska darà concretezza a un progetto che è frutto della collaborazione tra La Biennale e il Victoria and Albert Museum di Londra.
Infine, saranno 21 gli Eventi collaterali che si svilupperanno in numerose sedi veneziane dando voce a contributi artistici di spessore e coralità.

2 commenti su “Biennale di Venezia 2019: “in tempi difficili occorre dilatare la capacità dello sguardo””

  1. Mario d'Elia

    Ancora una volta la Fondazione la Biennale di Venezia ha presentato il programma della Biennale d’Arte 2029 in quel di Roma: spero che sia l’ultima vota !

    1. d'Elia Francesco Mario

      Ancora una volta la Fondazione la Biennale di Venezia ha presentato il programma della Biennale d’Arte 2029 in quel di Roma: spero che sia l’ultima volta ! Gli edifici pubblici del Lido di Venezia ancora una volta e spero sia l’ultima non sono stati valorizzati ed utilizzati come sedi della Biennale d’Arte 2019.
      “Venezia Libera” , “Movimento Autonomia Venezia” , “CUC” (comitato utenti consumatori). San Marco 2353 – 30124 Venezia presso avv. d’Elia Francesco Mario

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