Secondo il quotidiano spagnolo El Mundo i servizi segreti Usa avrebbero informato diversi governi europei sui piani di escalation di Mosca
La Russia sarebbe pronta a colpire alcuni Paesi del Mediterraneo come Spagna, Francia e Italia.
La notizia è riportata dal quotidiano spagnolo El Mundo ed è rimbalzata oggi sulle agenzie e sulla stampa internazionale. I servizi segreti statunitensi avrebbero raccolto informazioni sui piani di escalation del Cremlino allarmando i diversi governi europei coinvolti.
L’ipotesi è quella di droni trasportati via mare e nascosti all’interno di container, pronti a essere utilizzati contro infrastrutture come porti e aeroporti.
Non si tratterebbe necessariamente di attacchi pensati per provocare grandi distruzioni, ma di operazioni in grado di creare danni, blocchi, paura e soprattutto pressione politica.
La notizia, al momento non confermata pubblicamente dalla CIA o dai governi dei Paesi indicati, né tanto meno dalla Russia, arriva in un’ Europa che da tempo si prepara a uno scenario di sicurezza molto più difficile rispetto al passato.
Il riarmo e il rafforzamento della cooperazione militare sono temi all’ordine del giorno, accelerati dalla guerra in Ucraina e dalle crescenti tensioni con Mosca.
Nello stesso quadro si inserisce anche il nuovo avvicinamento tra Unione europea e Canada.
Bruxelles e Ottawa stanno cercando da tempo di rafforzare i loro rapporti e ora si parla persino della possibilità di creare per il Canada uno status di “membro associato” dell’UE.
Ai 27, si aggiungerebbe un Paese autonomo ma con il quale l’Europa avrebbe uno stretto legame soprattutto su difesa, energia, tecnologia e materie prime per affrontare un mondo sempre più instabile.

La guerra ibrida
Ma il punto centrale, oggi, resta la Russia.
Secondo le informazioni riferite da El Mundo, l’allerta riguarda anche l’Italia, con uno scenario che potrebbe coinvolgere droni lanciati dal mare e diretti verso obiettivi strategici. E mentre i governi europei aumentano la vigilanza, cresce la preoccupazione per quella che viene definita guerra ibrida: sabotaggi, droni, cyberattacchi e operazioni capaci di colpire un Paese senza arrivare a una guerra aperta.
Premesso che Mosca ha sempre ribadito che fornire armi, informazioni e consiglieri militari all’Ucraina rende i Paesi occidentali partecipanti alla guerra e obiettivi legittimi, nel giornale è riferito che è stato dato il via a una crescente campagna di sabotaggio contro i sostenitori dell’Ucraina. Basti pensare alla ventina di droni che nel settembre dello scorso anno, senza munizioni, hanno sconfinato nello spazio aereo polacco e soprattutto all’attacco, sempre con droni, all’aeroporto di Lipsia, in Germania dello scorso 4 agosto.
Nella prima metà del 2026 le intrusioni di droni nei 15 principali aeroporti tedeschi sono state 166, contro le 101 dello stesso periodo del 2025.
Nelle ultime ore, invece, l’Ucraina è stata bersagliata da un pesante attacco missilistico che ha colpito la maternità di un ospedale a Kiev.
I “Gerbera”: cosa sono e dove potrebbero arrivare. La curiosità sul Nord-est
Una fonte vicina al governo lituano, da cui arriva l’informativa raccolta dalla Cia, addirittura spiega che tipologia di droni potrebbero essere utilizzati.
Si tratta dei “Gerbera”, lunghi circa due metri con un’apertura alare di 2,5 e un peso fino a 18 kg, in grado di raggiungere velocità intorno ai 160 km e con autonomia dichiarata di 600 km.

Verrebbero nascosti in container e poi lanciati dal mare.
Potrebbero provocare incendi, danneggiare attrezzature esposte o bloccare temporaneamente un porto o un aeroporto.
Il quotiano spagnolo propone anche una cartina di simulazione dei punti in cui, in Spagna, Francia e Italia, questi droni potrebbero arrivare.
Per l’Italia c’è una curiosità: l’allarme riguarderebbe tutta la penisola, eccezione fatta per il Nord-Est. Il raggio di 600 km attribuito al Gerbera, considerando le aree del Mediterraneo dalle quali i droni potrebbero essere lanciati, non arriverebbe insomma a coprire Veneto, Friuli Venezia Giulia e Trentino Alto Adige.
L’escalation intimidatoria
Proprio oggi, il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha parlato all’Assemblea generale dell’ONU delle “crescenti minacce ibride russe contro l’Europa”, esprimendo anche solidarietà alla Germania per l’attacco all’aeroporto di Lipsia.
Solo pochi giorni fa, il 16 settembre, aveva però ribadito che l’Italia non è in guerra con la Russia e che il sostegno a Kiev non significa un coinvolgimento diretto delle forze armate italiane.
Sebbene un attacco militare convenzionale da parte della Russia contro l’Unione Europea e i Paesi della NATO sia considerato al momento improbabile nel breve termine, il livello di allerta dei servizi di intelligenze europea è massimo.



