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Aids: potrebbero essere delle “forbici molecolari” a debellare il virus

Aids: potrebbero essere delle “forbici molecolari” a debellare il virus

I risultati preliminari di uno studio condotto ad Amsterdam aprono a possibili trattamenti per eliminare l’infezione

Per chi ha vissuto negli anni ’80 e ’90 dello scorso millennio, molto prima della pandemia da Covid-19, la grande paura dal punto di vista sanitario si chiamava Aids.
Una sindrome, riportata nella letteratura scientifica per la prima volta nel 1981 dopo qualche caso sporadico nel decennio precedente, che non a caso, fu ribattezzata “peste del Duemila”.
La malattia, inizialmente incurabile, conduceva infatti a morte certa chi si infettava col virus chiamato ufficialmente dal 1986 “Hiv” (acronimo per “virus dell’immunodeficienza umana”).
In quegli anni, l’Aids fu così al centro di grandi campagne di sensibilizzazione e di iniziative concrete, a volte contestate, come la distribuzione gratuita di profilattici, visto che la via sessuale, insieme a quella delle trasfusioni di sangue, è la principale per la trasmissione del virus.

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Un virus finora incurabile che però potrebbe essere debellato

Col tempo, tra la gente l’attenzione sull’Aids è però scesa, specie tra le nuove generazioni.
A questo calo di timore hanno contribuito sicuramente i risultati ottenuti dalla ricerca, che ha permesso di sviluppare farmaci per limitare le conseguenze della sindrome.
Ma ciò non significa che l’Hiv sia stato debellato.
Ancor oggi, per di più, non è possibile eliminare l’infezione dall’organismo. Qualcosa, però, sembra muoversi anche in tal senso.

Le “forbici molecolari” chiave per eliminare l’infezione da Hiv

La considerazione di partenza da cui muovere è che il limite delle cure sviluppate fin qui è legato al fatto che il virus è capace di integrare il proprio genoma nel dna dell’ospite e così, nelle cellule infettate, ne resta sempre un serbatoio. Per provare a superare questo limite, il gruppo di lavoro di Elena Herrera-Carrillo all’University Medical Center di Amsterdam ha provato così a utilizzare l’editing genetico Crispr-Cas (che consente precise alterazioni a livello di genomi), in pratica una sorta di “forbici molecolari”, per “tagliare” il dna dell’Hiv dalle cellule infette.

E il risultato, per quanto ancora a livello preliminare, è stato definito “molto incoraggiante”dagli studiosi , che sono riusciti a eliminare completamente ogni traccia del virus dalle cellule di apposite colture di laboratorio. Lo studio, che verrà approfondito nel Congresso europeo di microbiologia clinica e malattie infettive di Barcelona a fine aprile, è ritenuto un “passo avanti significativo”, pur essendo ancora necessario un lungo lavoro per arrivare in futuro a una vera e propria cura per l’Hiv che superi la necessità di un uso di antivirali per l’intera vita del paziente.

Verso una terapia unica contro l’Aids

“Il nostro obiettivo – spiegano i ricercatori – è sviluppare un regime robusto e sicuro, cercando una cura per l’Hiv per tutti, inclusiva, che possa inattivare diversi ceppi di Hiv in vari contesti cellulari”.
Una delle particolarità del virus dell’Aids è infatti la capacità di infettare diversi tipi di cellule e tessuti del corpo, ognuno con il proprio ambiente e proprie caratteristiche uniche. Si è dunque puntato sulle parti del genoma del virus comuni a tutti i suoi diversi ceppi.

Tra gli scogli che restano da superare, il principale riguarda le dimensioni del vettore che trasporta fino all’interno delle cellule i reagenti terapeutici Crispr-Cas. Al riguardo, va detto che il gruppo di lavoro olandese ha sperimentato con buona efficacia una prima riduzione dei vettori, migliorando la spedizione dei reagenti alle cellule infette e compiendo così un ulteriore passo avanti. Adesso si punterà all’ottimizzazione di vari aspetti e al passaggio, prima di procedere a sperimentazioni cliniche di cura, “a modelli preclinici, per studiare in dettaglio efficacia e sicurezza”.

L’Aids in Italia oggi

Dal 1984, il Centro operativo Aids dell’Istituto Superiore di Sanità raccoglie i dati relativi alle notifiche di Aids e dal 2008 raccoglie anche i dati delle nuove diagnosi di infezione da Hiv.
Al riguardo, l’ultimo aggiornamento pubblicato, a novembre 2023, dall’Iss è quello che riporta i dati aggiornati al 31 dicembre 2022, per un totale di 72.556 casi di Aids dal 1982 di cui 47.408 deceduti fino al 2020.
Nel 2022, sono state segnalati 402 casi di Aids e 1888 nuove diagnosi di infezione da HIV, con un’incidenza di 3,2 per 100 mila residenti e picchi in Lazio, Toscana, Abruzzo e Campania.

Il valore italiano è inferiore alla media Ue (incidenza di 5,1), confermando la tendenza alla diminuzione in atto dal 2012, più marcata tra il 2018 e il 2020, ma con una leggero aumento nei 2 anni post-Covid.
Nel 78,7% dei casi, le nuove infezioni riguardano i maschi, con un età mediana di 43 anni (41 per le femmine) e un’incidenza maggiore nelle fasce tra 30 e 39 anni (7,3) e 25-29 anni (6,5 nuovi casi ogni 100 mila residenti). L’83,9% delle nuove infezioni è attribuibile a rapporti sessuali, di cui il 40,9% tra eterosessuali maschi e il 17,9% tra eterosessuali femmine.

Alberto Minazzi

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