A Venezia la moda rigenerata si vende al chilo

Vinokilo 3

Quanto costa un kg di vestiti vintage riqualificati?
Premessa: non è una domanda che ci siamo inventati solo per essere originali.
Una risposta c’è. Ma varia. Perché, nell’arco dell’evento dedicato a questo singolare tipo di mercatino, si passa dai 45 euro del primo giorno, ai 40 del secondo, fino ai 35 del terzo e ultimo giorno.
Il mercatino-evento in questione si chiama VinoKilo. E, dopo i successi in Europa e in altre grandi città italiane (da Milano a Roma, da Bologna a Firenze), si appresta a sbarcare a Venezia.
L’appuntamento è fissato per il weekend dal 2 al 4 ottobre, nel Complesso dell’Ospedaletto in Barbaria de le Tole.

Il chilo come misura di un nuovo stile di vita

VinoKilo è un’idea di shopping eco-friendly che nasce in Germania.
È infatti un’azienda di Magonza a recuperare, da discariche tessili di tutto il mondo, vecchi abiti smantellati in disuso per dare loro nuova vita grazie a un processo di riqualificazione.
I vestiti vengono poi rimessi in vendita online o in speciali “mercatini-evento” come il prossimo di Venezia.
Gli eventi sono già arrivati a quota 316, in 12 Paesi.
«Finora – sottolinea Robin Balser, CEO e fondatore di VinoKilo – siamo riusciti a rimettere 219 tonnellate di vestiti negli armadi dei nostri clienti. Ma esiste un potenziale di circa 800 milioni di tonnellate di abbigliamento inutilizzabile in tutto il mondo».

8.000 pezzi vintage in vendita a Venezia

A Venezia saranno venduti a prezzo di chilo, esposti su cremagliere, oltre 8.000 pezzi, pari a circa 5 tonnellate. Si tratta di capi di abbigliamento e accessori rari o unici delle migliori marche degli anni ’60, ’70, ’80 e ’90. A causa del coronavirus, si potrà accedere (indossando la mascherina e dopo la misurazione della temperatura) con posti limitati a turni diversi. Si può già prenotare gratuitamente il proprio turno su bit.ly/3jaA3La. In loco, i biglietti saranno in vendita a 3 euro. Previsti sconti sugli acquisti, sempre in base ai kg, per chi porta i propri capi usati. Accettati vestiti in buono stato, lavati e senza buchi. Esclusi intimo e vestiti da bambini.

I rifiuti tessili: un problema da non sottovalutare

Al di là del business, l’iniziativa di VinoKilo è importante per fronteggiare i problemi ambientali derivanti dai rifiuti tessili. Che sono, precisa Balser, «la più grande fonte di inquinamento dopo l’industria petrolifera». Il riciclo consente in primo luogo di ridurre le emissioni di CO2.
Le 219 tonnellate di abbigliamento fin qui rivendute equivalgono a 3.262 tonnellate di anidride carbonica. Cioè quanti ne producono 44,5 milioni di km alla guida di un’automobile o 57 viaggi di andata e ritorno verso la luna. Ma è importante anche il risparmio energetico. Riciclare 219 tonnellate di rifiuti tessili significa risparmiare più di 5,1 milioni di cicli di lavatrice, pari all’acqua necessaria per riempire 3,3 milioni di vasche da bagno.

Anche la cucina può essere “circolare”

Un evento come VinoKilo prevede anche una serie di attività collaterali. Oltre ad esibizioni musicali e ad altre esposizioni collaterali di vinili, oggettistica e libri, durante tutto il weekend al Complesso dell’Ospedaletto saranno attivi un wine bar e un’area food con cibo etnico, cucina locale e sandwich gourmet. Anche da questo punto di vista, la parola d’ordine sarà in ogni caso il riciclo. È stata infatti coinvolta l’associazione culturale locale “EatArt” (con il supporto tecnico di “Tocia” per la strumentazione) con il progetto “R-Eat”.
Si tratta di un’iniziativa di cucina circolare, che mira a ridurre lo spreco alimentare a Venezia. Raccogliendo le eccedenze di agricoltori, commercianti e mercati rionali, viene realizzata una proposta gastronomica originale e al tempo stesso all’insegna della massima sostenibilità.

Bruschetta con crema di patate all’aglio bianco polesano dop e polipetti

EatArt: arte, musica e cibo

EatArt è una giovane associazione veneziana, costituita da ragazzi veneziani tra i 23 e i 29 anni, che organizza eventi all’insegna di arte, musica e cibo. Per quest’ultima sezione, presente a VinoKilo, ha avviato una collaborazione con lo chef Marco Bravetti, coinvolgendo anche due bartender e una ragazza laureata in agraria. “L’idea di fondo – conferma Tommaso Ferronato di EatArt – è proprio quella di recuperare gli scarti alimentari per ritrasformarli in nuovi prodotti. Ad esempio, durante un festival abbiamo proposto un cocktail a base di acqua fava, ovvero quella utilizzata per conservare i ceci, e salamoia. Ma il riciclo è alla base di ogni nostra attività. Basta pensare alla volta in cui abbiamo usato tetrapak destinato al macero come materiale di base per tutte le iniziative di comunicazione: dalla fanzine alla segnaletica”. Eventi che spesso sono a guadagno zero, ma che stanno facendo conoscere e apprezzare l’associazione e le sue iniziative. “La Mapei, un’azienda agricola abruzzese – conferma Ferronato – ci fornisce gratuitamente il vino perché crede fortemente nel nostro progetto”.

Salama da sugo ferrarese

Il progetto R-Eat

Il progetto R-Eat, dedicato specificamente al cibo, parte in occasione della manifestazione Fresch-in. “Lo spirito – prosegue Tommaso Ferronato – è quello di creare a Venezia un network tra associazioni all’interno del quale condividere specifiche competenze. Con lo chef Bravetti, che ha sposato il nostro progetto, siamo quindi riusciti a dare una svolta alla nostra cucina di recupero”.
Le proposte culinarie di EatArt sono diverse da evento a evento. A VinoKilo sarà proposta ad esempio un’infusione di té affumicato, a base di foglie già usate, e zuccherato. Con l’aggiunta di limone e Select, darà vita a un cocktail. “Per il cicchetto di accompagnamento – spiega il rappresentante di EatArt – stiamo ancora decidendo. Del resto, i nostri finger food sono legati alla stagionalità e a cosa viene scartato come esubero di mercato. Per l’evento di Thetis di questi giorni, così, abbiamo ad esempio pensato a una crema di fiori di aglio, parte della pianta che nessuno prende in considerazione, servita con acciuga e una spolverata di paprika dolce. E abbiamo previsto anche una versione vegetariana, con il formaggio”.

Un piatto realizzato da EatArt
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